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mercoledì 1 agosto 2018

I due messaggi che Storace vuole consegnare a Salvini e Meloni

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Il collega Francesco Storace, già governatore della regione Lazio, intervistato dal collega dell'Agenzia Giornalistica Italia Mauro Bazzucchi invia due messaggi: il primo al ministro dell'Interno nonchè leader della Lega Matteo Salvini mettendolo in guardia dal Presidente della Repubblica Mattarella, sostenitore dei grillini e più pericoloso di Napolitano. Il secondo messaggio è inviato a Giorgia Meloni, leader indiscussa di Fratelli d'Italia alla quale chiede un cambio di veste del partito al fine di puntare a diventare, in tempi brevi, il partito della nazione italiana.

Intervista che riportiamo per intero.

Francesco Storace è stato uno dei protagonisti del primo approdo della destra italiana nell'area di governo, alla metà degli anni Novanta. Negli ultimi anni, ha lavorato per raccogliere sotto un'unica insegna i sovranisti italiani, constatando che per il momento l'obiettivo non è a portata di mano. Seppure da una posizione defilata, l'ex governatore del Lazio ed ex ministro della Salute non rinuncia all'analisi e al commento sulle vicende della destra e del governo gialloverde, intervenendo quotidianamente dal suo blog.


Onorevole, l'avevamo lasciata in dissenso con Gianni Alemanno sull'appoggio al sindaco di Amatrice Pirozzi come candidato a governatore del Lazio e dimissionario dal Movimento Sovranista. Come sta proseguendo il suo impegno politico da cane sciolto della destra italiana? C'è la possibilità di una ricomposizione o continuerà cosi'?
"Più uomo libero che cane sciolto. Diciamo che mi sono sentito ferito da un atteggiamento che speravo molto diverso. Proprio oggi - 11 anni fa - nasceva La Destra. E certo non l'abbiamo sciolta per farci inglobare in un movimento settario".

Ma questo è un po' il limite di tutta la destra politica italiana: ognuno si crede più furbo di tutti gli altri. Ma l'Italia?
"Credo che l'Italia sia qualcosa di più importante di un pezzo di politica: ecco perché mi tengo la libertà di pensare, scrivere, decidere per me".

Come giudica questa prima fase dell'attività del governo gialloverde? È rimasto filoleghista o ha fatto nuove valutazioni? Salvini si sta comportando da sovranista? 
"In cima a tutto c'è una grande aspettativa di sovranità. E spero che il governo - a cui guardo con simpatia e speranza - non tradisca la fiducia che in tanti abbiamo. Anche se certe uscite come quella del premier sull'inchino alla moneta unica non aiutano".

Facciamo un passo indietro: il ruolo giocato durante la crisi dal capo dello Stato, soprattutto per ciò che riguarda la questione Savona, è stato decisamente attivo. Anche i rilievi inviati nei giorni scorsi a Conte sul dl terremoto sembrano preludere a un atteggiamento "vigile" nei confronti del governo. Che ne pensa?
"Penso che Mattarella stia giocando un ruolo molto più attivo e pericoloso di Napolitano. Finge di stare sopra le parti ma nel governo spinge l'ala grillina nonostante le tante gaffe; perché non rinuncia all'idea di riportare il Pd al governo del paese. Salvini non si fidi".

Parlando di destra, che ne pensa della posizione assunta da Fdi, "né col governo nè contro"? La ritiene redditizia a livello politico?
"No, perché rischia di non essere compresa. Avrei preferito un impegno diretto nel governo, il fronte sovranista sarebbe stato ancora più forte. Credo che Fratelli d'Italia debba coltivare più ambizione".
Come?
"Ad esempio puntando a rappresentare il vero partito della Nazione italiana. L'Italia prima di tutto è una politica e non semplicemente uno slogan da applausi. La Lega è votata da tante persone di destra, se vogliamo "fascisti", che non si pongono più il problema della presenza della fiamma nel simbolo. Ragionino se presentarsi ancora con questa veste non impedisca a tanti italiani di impegnarsi in un progetto autenticamente nazionale. La fiamma è nostra storia e guai a rinnegare le radici. Ma le radici non sono solo un simbolo elettorale".

Da presidente della Vigilanza Rai si guadagnò il soprannome di "epurator". Dopo le polemiche sul vertice a Palazzo Chigi per le nomine del servizio pubblico e la levata di scudi del neopresidente Barachini, secondo lei quanti epurator si annidano nella nuova maggioranza?
"Sbadiglio di fronte alle polemiche. Tante anime candide fanno ohibò dopo aver fatto carne da porco della Rai. Chi vince comanda, semplice. Lo hanno fatto tutti, ora che cosa e' successo per dover far comandare ancora chi ha perso?"

Concludiamo con una delle sue grandi passioni: la Roma. Lei lo vuole lo stadio a Capannelle o a questo punto, dopo lo scoppio dell'inchiesta, meglio lasciar perdere e tenersi l'Olimpico di Malagò?
"Prima dello stadio sogno lo scudetto. Ma finché la città è travolta dalle polemiche, quello che era uno strumento straordinario per la società giallorossa rischia di andare in fumo definitivamente per questa maledetta inchiesta. Se vinciamo a me va bene anche campo Testaccio".

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