martedì 3 luglio 2018

CasaPound fa breccia tra le tute blu. E la Fiom apre la scuola antirazzista

Che molti operai non votino più né il Partito Democratico, né le altre forze della sinistra  come Liberi e Uguali o Potere al Popolo è ormai un dato assodato, basta per esempio ricordare quanto è successo alle ultime politiche di domenica 4 marzo, con buona parte del voto "operaio" transitato o verso il Movimento Cinque Stelle, oppure verso il centro destra, in particolar modo sulla Lega 3,0 di Matteo Salvini, ma che possano militare o simpatizzare per movimento di carattere sovranista o addirittura fascisti, magari del terzo millennio, non è andato giù ai vertici della Federazione Impiegati Operai Metallurgici, il sindacato dei lavoratori operanti nelle imprese metalmeccaniche che fa capo alla Confederazione Generale Italiana del lavoro.
Infatti i rappresentanti della Fiom non hanno gradito che diversi loro iscritti, del nord, del centro, del sud Italia, simpatizzino per Casa Pound Italia.
Infatti, nei giorni scorsi, i vertici regionali lombardi del sindacato hanno espulso una delegata che in fabbrica agiva sotto il simbolo della Fiom e fuori dai cancelli faceva campagna elettorale per il movimento politico guidato da Simone Di Stefano.
Un'altro caso, di cui abbiamo avuto notizia, è avvenuto a Vercelli. Alla protesta degli operai un'azienda per i ritardi nei pagamenti degli stipendi, è arrivato il sostegno di Casa Pound.
Sostegno che si è materializzato sotto forma di uno striscione, che ha imbarazzato molto visto che la rappresentazione sindacale interna è targata Fiom.
«Abbiamo un problema», riconoscono i vertici del sindacato, perché al di là dei pochi casi clamorosi, preoccupa la perdita di vista di alcuni punti fondamentali del «pensiero Fiom» tra i propri rappresentanti nelle fabbriche. E la cartina di tornasole, anche in questo ambito, è la questione dei migranti. «È capitato, per esempio, che durante un’assemblea ci siamo sentiti dire che non è una priorità, che il sindacato non deve occuparsene — racconta Alessandro Pagano, segretario regionale delle tute blu Cgil —. 
Anche tra i nostri delegati si stanno facendo strada letture della realtà preconfezionate e semplificatorie, atteggiamenti di difesa preventiva che non hanno mai fatto parte della nostra cultura. E qui in Lombardia notiamo che, sebbene non del tutto nuovi, certi atteggiamenti nel mondo dei lavoratori, si stanno allargando velocemente».

Poiché «per la Fiom antirazzismo e antifascismo rappresentano l’insuperabile linea di confine valoriale», il sindacato prova a reagire con un progetto nazionale di formazione (anzi ri-formazione) sui temi d’attualità rivolto a delegati e iscritti. «Non è un indottrinamento — tiene a sottolineare Pagano — l’obiettivo è fornire gli strumenti per conoscere la realtà e poterla affrontare. Infatti oltre ad ascoltare gli stessi lavoratori, a farci raccontare anche le loro paure, offriamo loro incontri con esperti di diverse materie per fare in modo che se, per esempio, alla macchinetta del caffè si parla di barconi nel Mediterraneo i nostri delegati sappiano cosa è vero e cosa è falso».
Si parte proprio da Milano, martedì mattina, con un incontro intitolato «Ricominciamo dall’uguaglianza» all’auditorium «Enzo Baldoni», al Gallaratese. Presenti, oltre ai vertici Fiom e Cgil, la portavoce dell’Unhcr Carlotta Sami, il magistrato e docente di filosofia Luigi Ferrajoli, lo scrittore Pap Khouma, don Virginio Colmegna. E il calendario prevede tappe in tutta la regione.

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