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mercoledì 13 giugno 2018

La lettera. Avellino, con il sindaco "demitiano"i Fratelli d'Italia fanno flop

Avellino, 55 mila abitanti, una dei cinque capoluogo in Campania, è uno dei quasi 800 comuni italiani chiamati al voto amministrativo di domenica 10 giugno. A contendersi la fascia tricolore c'erano ben 8 candidati alla carica di sindaco, sostenuti da ben 18 liste. 

Al primo turno nessun candidato è riuscito a conquistare la maggioranza dei consensi. Per cui domenica 24 giugno ci sarà il turno di ballottaggio tra il candidato del centrosinistra Nello Pizza e quello del Movimento 5 stelle Vincenzo Ciampi. Pizza, sostenuto da Pd e le liste civiche Davvero Avellino, Avellino è popolare, Insieme protagonisti, Avellino rinasce, Avellino libera è progressista e Ad Avellino democratica, è al 42,89% mentre Ciampi al 20,18%.il candidato della civica Mai più, Luca Morano è al 13,21%Il candidato sindaco della lista civica Mai più Luca Cipriano è al 13,21“Sabino Morano, sostenuto da Forza Italia, Lega, Libertas Democrazia cristiana- Udc, Lista civica Noi con Avellino è 10,37%; Dino Preziosi, lista civica La svolta inizia da te! e Fratelli d'Italia è al 6,40%; Nadia Arace della lista civica - Si Può è al 4,24%; il candidato della lista civica I cittadini in Movimento Massimo Passaro è al 2,09% e Giuliano Bello candidato di Casa Pound Italia è allo 0,57%. Il voto per il ballottaggio è previsto per domenica 24 giugno.

Incredibile, al di sotto di ogni più negativa aspettativa, è stato il risultato conseguito dalla lista di Fratelli d'Italia, nella quale ben 20 dei 29 candidati raccolgono meno di 10 preferenze, conquistando percentuali da prefisso telefonico.
Di questa debacle ci parla, con un interessante articolo, un nostro attento ed appassionato lettore, ex elettore di Fratelli d'Italia, che era intervenuto qualche settimana fa, denunciando l'assurda decisione del partito guidato da Giorgia Meloni di sostenere, quale candidato sindaco l'ex demitiano Preziosi rompendo di fatto l'unità del centro destra.


Come i più attenti lettori ricorderanno, prima delle elezioni comunali di Avellino avevo chiesto ospitalità per denunciare la assurda decisione di Fratelli d'Italia di sostenere, quale candidato sindaco, l'ex “demitiano" Dino Preziosi anziché il candidato del Centrodestra, Sabino Morano.

Il mio disagio nell'apprendere di questa decisione incredibile, illogica ed innaturale, naturalmente ed evidentemente, è stato parimenti patito da tanti altri elettori avellinesi Partito della Meloni, che non più tardi del 4 marzo avevano comunque espresso una adesione (nonostante la scelta incomprensibile e discutibile di candidare Massimiliano Carullo) pari ad oltre il 5%, mentre in queste ultime elezioni amministrative Fdi non ha superato l'1%.
Che il centrodestra, alle comunali, non sia in grado di ripetere le performance delle politiche, ad Avellino, è fatto noto, tuttavia c'è modo e modo di subire sconfitta: la Lega ad esempio, che in città aveva ottenuto il 5,14% alla Camera, adesso ha comunque raggiunto il 4,13% perdendo un solo punto al suo esordio elettorale. 
Quindi mentre Salvini perde un quinto dei suoi voti nel passaggio fra politiche e comunali, FDI ne perde quattro quinti nello stesso raffronto. Qualcosa pur significherà. Rimango convinto che ciò sia dovuto alla inadeguatezza della classe dirigente locale, ma è verosimile ritenere che parte della emorragia di voti sia attribuibile alla scelta di schierarsi con Preziosi, voluta e sostenuta dalla gerarchia regionale e nazionale. 
Aver consegnato alla Lega, oltre i voti, anche dirigenti come Maria Paola De Stefano, storica militante appassionata dai tempi del FdG, rappresenta plasticamente il suicidio di Fratelli d'Italia ad Avellino. Se la De Stefano si fosse candidata in Fdi e non nella Lega, ne sarebbe stata la più votata.
Resta gravissima questa scelta anche nel più generico quadro politico: se Fdi fosse stata nel Centrodestra, non solo, probabilmente, avrebbe preso qualche voto in più, ma forse avrebbe contribuito a dare la possibilità a Morano di essere il terzo e non il quarto in classifica, cosa che si sarebbe potuta verificare anche se Massimo Passaro, ex An, avesse scelto di candidarsi dentro e non fuori il centrodestra.
Insomma laddove prevalgono i capricci, i protagonismi, le astruse strategie prive di senso politico e di trasparenza, poi i risultati sono terribili, mortificanti e amarissimi da digerire. La Meloni non ha altra scelta che azzerare il Partito in Irpinia e bandire chiunque abbia avallato la scelta di sostenere Preziosi

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