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giovedì 7 giugno 2018

Giugno 1979: il blitz giudiziario contro Costruiamo l'Azione e l'arresto di Signorelli

Il 7 Giugno 1979, il sostituto procuratore Mario Amato, che conduce un'indagine su Costruiamo l'Azione, firma l’ordine di arresto di Paolo Signorelli per ricostituzione del disciolto Partito Fascista. Il 21 Agosto si accorgono di non avere nulla in mano. E il professore viene assolto in istruttoria.
In Naufraghi così avevo ricostruito la vicenda che segna l'implosione della galassia che ruota intorno al giornale e alla rete organizzativa che esprime l'ultima rigenerazione della corrente ordinovista
Il 7 maggio 1979 un meeting contro la repressione è promosso da Calore e Signorelli con l’obiettivo (fallito) di interloquire con l’AUTONOMIA decapitata nella retata del 7 aprile. È l’ultima iniziativa unitaria. Consapevole della deriva militarista che spinge tante bande giovanili romane sulla “via breve”della lotta armata, Signorelli cerca di far innestare marcia indietro. Il suo nuovo progetto, le COMUNITÀ ORGANICHE DI POPOLO, punta sui tempi lunghi di un’alternativa rivoluzionaria che parta dalle persone, dal duro lavoro dei campi, dal vissuto del piccolo gruppo che prefigura e al tempo stesso costruisce l’uomo nuovo.La fuga dalla metropoli tentacolare è però vissuta dall’ambiente come una resa.Molti che lo deridono per la ritirata prematura finiranno per consegnarsi armi,bagagli e coscienza a poliziotti e magistrati. Trent’anni dopo il “professore”è sempre lì, a perseguire il culto dell’eresia,la schiena fisicamente piegata da nove anni di carcere duro, ma lui è ancora in piedi,tra le rovine dei progetti politici che continua ad animare con fanciullesco entusiasmo [il volume è del 2007, il professore è scomparso nel dicmbre 2010, ndb]
(...) La campagna per le elezioni politiche anticipate è scandita dai terribili “botti”del MOVIMENTO RIVOLUZIONARIO POPOLARE. Il piccolo nucleo operativo (alla fine saranno condannati in quattro: Lele Macchi, Marcello Iannilli, Bruno Mariani, Alberto Piccari) è ormai fuori dal controllo dei vari capi e decide di alzare il tiro. La capacità di colpire con chirurgica precisione accredita il sospetto che gli “artificieri”siano andati a scuola dal professor Dantini, leader di LOTTA DI POPOLO, perito di parte di Freda, per imparare a colpire duro senza far male alle persone. Di certo il materiale esplosivo non manca nelle cave di Tivoli… La notte del 14 maggio un potente ordigno demolisce l’ingresso del carcere di Regina Coeli ma neanche un secondino resta ferito. Il 20 maggio, in circostanze controverse, fallisce un attentato a piazza Indipendenza, contro il Consiglio superiore della magistratura, mentre è in programma un raduno degli alpini. I “bombaroli”rivendicheranno la scelta di aver lanciato un segnale non mettendo proprio il timer, i periti di accusa sosterranno che un difetto tecnico ha scongiurato una strage immane. L’esito degli attentati successivi conferma che non cercavano il bagno di sangue. Il 24 maggio tocca alla Farnesina. A fine mese,alla vigilia del voto che rimanderà il PCI all’opposizione per 14 anni, un blitz giudiziario contro COSTRUIAMO L’AZIONE (sono arrestati tra gli altri Signorelli, Calore e Maurizio Neri, pupillo reatino di De Felice), segna la fine del gruppo. I “militari” vanno avanti in proprio; Aleandri torna al paesello natio dopo un incidente nella gestione di un arsenale comune con la malavita (aveva mandato armi “romane”a un clan camorristico). È sequestrato dalla banda della Magliana e liberato dopo che i camerati, per risarcimento, consegnano pistole e fucili (tra cui il MAB che sarà usato per il principale depistaggio sulla strage di Bologna). Questi ultimi, inferociti per il suo comportamento pericoloso e scorretto, decidono di trattenerlo per farsi chiarire i rapporti ambigui con malavita organizzata e ambienti di Palazzo. Alla fine dei conti la sanzione è assai blanda per quei tempi cupi (in un ambiente violento e paranoico dove «due botte alle gambe non si negano a nessuno»):l’ostracismo, il confino. Due anni dopo, da “pentito”,non esiterà ad accusare i suoi “salvatori”.

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