28 maggio 1976, Dalla sparatoria di Sezze Romano alla vendetta contro i camerati - <b>FascinAzione</b>

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giovedì 28 maggio 2020

28 maggio 1976, Dalla sparatoria di Sezze Romano alla vendetta contro i camerati

Il 28 maggio 1976, al termine di un comizio contestato (è il secondo anniversario della strage di Brescia, ndb), Sandro Saccucci, l’unico ordinovista che ha partecipato al golpe Borghese ed è stato perciò premiato da Almirante con l’elezione al parlamento con il Msi nel 1972, si allontana dalla piazza di Sezze Romano, roccaforte rossa dell’agro pontino (il Pci supera il 50%) aprendo il fuoco contro la folla in­sieme al suo seguito (di cui faceva parte il mare­sciallo del Sid Troccia). Un mili­tante della Fgci è ucciso, uno di Lotta Continua è ferito. Le garanzie parlamentari gli evi­tano l’arresto. Si presenta in Questura la sera dopo per conse­gnare la sua pi­stola, di calibro diverso da quello che ha uc­ciso Luigi Di Rosa. La Camera concede su­bito l’auto­rizza­zione a procedere ma non l’arresto e il Msi lo dichiara decaduto dal par­tito. LEGGI TUTTO

UNA VERITA' GIUDIZIARIA IGNORATA DA TUTTI

Saccucci – ricorda 40 anni dopo Miro Renzaglia, che quel giorno faceva parte della carovana d'auto al seguito di Saccucci – fu il secondo deputato della repubblica, dalla sua costituzione, per il quale il parlamento concesse, con voto pressoché unanime (il solo contrario fu quello di Giulio Caradonna) la revoca dell’immunità. 
L’accusa di concorso morale in omicidio era ingiusta: la Cassazione infatti, nel 1985, lo assolse, annullando le sentenze di primo e secondo grado che lo condannavano prima a 12 e poi a 4 anni. L’arresto preventivo per quella accusa sarebbe stato perciò illegittimo. Ci sono voluti 9 anni per ristabilire verità e giustizia. Verità e giustizia che però si sono fermate dentro l’aula del tribunale. 
Nella memoria del Paese, invece, resta quella montagna di bugie che si è formata col tempo. Quante persone avranno letto la ricostruzione dei fatti che ho scritto io, da testimone, ne I rossi e i neri (Ed. Settimo Sigillo, 2002)? Poche migliaia, suppongo. Se fate un giro di ricerca su internet, troverete ricostruzioni che con l’attinenza a quel che veramente accadde a Sezze Romano e alla sentenza definitiva non hanno il benché minimo riscontro. 
In alcuni casi, si indica addirittura Saccucci come esecutore materiale dell’omicidio che, invece, fu chiaro da subito, ebbe altro responsabile. E dovrete faticare ancora di più per rintracciare la notizia della sua assoluzione dal principale reato contestatogli (concorso morale nell'omicidio).


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