mercoledì 4 aprile 2018

Strage di Bologna: al processo contro Cavallini non si parlerà di pista palestinese

La 'pista palestinese' non entrerà nel processo a Gilberto Cavallini, l'ex Nar di 65 anni accusato a 38 anni di distanza di concorso nella Strage del 2 agosto 1980. I giudici della Corte di assise di Bologna hanno escluso dai testimoni nomi indicati dai difensori dell'imputato, a sostegno di questa ipotesi alternativa alla verita' giudiziaria, tra tutti Ilich Ramirez Sanchez alias 'Carlos', il terrorista detenuto in Francia. Secondo la Corte, l'indagine bis archiviata nel 2015 è stata esaustiva e non ha trascurato nulla. No anche all'ex senatore Carlo Giovanardi.
Ammessi invece Giusva Fioravanti, Francesca Mambro e Luigi Ciavardini, i tre condannati definitivi, di cui per l'accusa Cavallini fu complice: erano negli elenchi di tutte le parti. Cavallini fu già processato e condannato per banda armata nel primo processo per la strage, quello che vide la condanna di Mambro e Fioravanti come esecutori, l'assoluzione dei quadri ordinovisti individuati come organizzatori e snodo con il vertice dei servizi segreti deviati (il cosiddetto Supersismi), i cui principali esponenti furono condannati insieme a Licio Gelli e al faccendiere Francesco pazienza per dipistaggio. Una conclusione decisamente sghemba.
Si' anche alla testimonianza di Carlo Maria Maggi, ex leader di Ordine Nuovo Veneto condannato recentemente all'ergastolo come mandante della strage di brescia.. No invece a Roberto Fiore, indicato dalle parti civili, cosi come non sono ammessi neppure i feriti o i parenti dei morti, perché, in sostanza, l'oggetto delle loro testimonianze è agli atti. Il presidente dell'Associazione, Paolo Bolognesi, ex deputato dem, ha commentato: "La Corte non vuole perdere tempo". Il leader forzanovista Roberto è a sua volta una delle "vittime" riconosciute nella sentenza del processo principale: colpito da ordine di cattura nel primo blitz giudiziario per la strage e fuggitivo, fu bersaglio del depistaggio del Supersismi. 

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