La battaglia di Valle Giulia/2. Scalzone: c'erano anche i fascisti? Il movimento non se ne accorse - <b>FascinAzione</b>

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giovedì 1 marzo 2018

La battaglia di Valle Giulia/2. Scalzone: c'erano anche i fascisti? Il movimento non se ne accorse


Dal volume Biennio rosso, scritto a 4 mani da Oreste Scalzone e me nel 1988, la ricostruzione della battaglia di Valle Giulia.  Qui puoi leggere la prima parte 


La composizione politica del corteo era assai eterogenea: ricordo Petruccioli, all'epoca segretario nazionale della Fgci che correva su e giù per le montagnole, nel mezzo degli scontri. C'era, mi pare, anche Alberto Asor Rosa.

Leggo su “L'Espresso” che l'allora giovane neofascista Mario Merlino afferma che anche gli extraparlamentari di destra parteciparono allo scontro. Può essere: nei tumulti, da che mondo è mondo, c'è un'enorme brassage. Quello che va detto è però che il movimento non se ne accorse nemmeno.


Il luogo si trasformo in un campo di battaglia. Ad un certo punto, un gruppo di persone, capeggiato da Fuksas e da me, riuscì a salire per il pendio erboso difronte alla facoltà e ad infilarsi in un ingresso. Qui, però, rimanemmo imbottigliati: eravamo in un androne stretto e lungo con una portaa vetri, dietro la quale erano asserragliati i poliziotti che occupavano la facoltà, mentre alle nostre spalle arrivavano i carabinieri.
Ci trovammo quindi circondati e ci furono momenti di panico. I carabinieri, infatti, sfondarono la porta che ci eravamo chiusi alle spalle, fecero due ali sulla scalinata che scendeva da questa porta e roteando giberne e bandoliere, picchiarono selvaggiamente tutti quelli che uscivano. Io fui fortunato: una ragazza, terrorizzata, mi si aggrappò al cappotto, scivolammo sulla schiuma degli idranti, rotolando per tutta la scalinata e ci trovammo fuori senza subire il pestaggio.
La riconquista di Architettura fallì. Alla fine ci ricomponemmo, dopo alcune ore di scontri, con sassaiole, corpo a corpo, getti di candelotti e inseguimenti e decidemmo di riformare il corteo. Avevamo ancora un atteggiamento molto battagliero, ma la polizia ci lasciò defluire. In loro prevaleva il disorientamento, erano impreparati a una reazione così violenta. Non avevano mai visto gli studenti all'attacco. Picchiarono selvaggiamente, ci furono molti fermi. Lo scenario complessivo sfuggiva loro di mano. Era chiaro che avevano perso il controllo. Il loro obiettivo, a quel punto, era mantenere la serrata della facoltà, perciò lasciarono sfogare il corteo su un percorso molto lungo: si passò per piazzale Flaminio, poi per piazza del Popolo e si arrivò a piazza Colonna. Ricordo ancora la sensazione di sofferenza fisica di quella mattina: la notte avevo dormito a casa di un compagno di Architettura, Rosario Gigli e uscendo avevo infilato un suo paio di scarponcini, che mi andavano stretti. Il corteo arrivò dunque finalmente sotto Palazzo Chigi. E li, come tante altre volte improvvisai un discorso che esprimeva un po' il senso di quelle giornate, anche se in termini che potevano sembrare avventuristici. Mi arrampico dunque, o , meglio, vengo issato sul basamento dell'obelisco e urlo: “Compagni, solo 4 file di poliziotti ci separano dai nostri nemici!”. Quelle quattro file di poliziotti schierati sotto palazzo Chigi però imbracciavano il mitra. Ci fu allora un impulso, quasi un fremito di andare allo scontro per invadere il palazzo del Governo, ma ovviamente non se ne fece nulla: la sproporzione delle forze era evidente. Subito dopo apparve il momento della mediazione politica. Scesero in piazza alcuni deputati comunisti, Ingrao, Marina Rodano e altri, che invitarono i compagni, tra cui Franco Russo, Piperno e me a salire al gruppo parlamentare comunista per discutere. L'atteggiamento del partito comunista nei nostri confronti era ambiguo. C'era attenzione critica ma l'umore di fondo era ancora abbastanza favorevole al movimento. In ogni caso, facevano buon viso a cattivo gioco. Quando uscimmo da palazzo Montecitorio, io, Piperno e Sergio Petruccioli comprammo i giornali del pomeriggio all'edicola di Piazza Colonna. Avevano dei grandi titoli, Battaglia a Valle Giulia. Noi provammo una sensazione di soddisfazione e di orgoglio. Il bilancio degli scontri fu pesante: 150 poliziotti feriti e 50 dimostranti medicati in ospedale. La polizia e i carabinieri fermarono più di 200 persone. Tra i feriti alcuni nomi che poi sono divenuti noti: per esempio Emilio Bagnoli, giovanissimo anarchico.

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