16 marzo 1968. Oreste Scalzone racconta la battaglia della Sapienza - <b>FascinAzione</b>

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sabato 24 marzo 2018

16 marzo 1968. Oreste Scalzone racconta la battaglia della Sapienza

Il Dubbio ha pubblicato un paginone con una lunga intervista a Oreste Scalzone a partire dal 16 marzo 1978, il giorno del sequestro Moro. Nel suo blog Scalzone racconta che l'intervista dura 4 ore. Il collega è stato bravo... Ne estrapolo tre passaggi di tutto rilievo per i nostri lettori, che pubblicherò nel corso della mattinata:
1. fascisti e movimento studentesco
2. no all'antifascismo razziale
Cominciamo dal racconto del 16 marzo 1968, gli scontri alla Sapienza con gli attivisti missini, in cui una panca lanciata dall'alto gli spacca la schiena:

LA FAKE NEWS DI VALLE GIULIA
«Questa vicenda dei fascisti che avrebbero avuto contatti con il movimento studentesco per organizzare gli scontri di Valle Giulia è una totale fake-memory che si basa unicamente sulle dichiarazioni di Delle Chiaie Stefano, detto “caccola” [in realtà è Merlino che in occasione del Ventennale rivendica la partecipazione dei camerati nella prima linea degli scontri]. Delle Chiaie era odiato in primis dai fascisti per così dire “puri”, che lo vedevano come un uomo dei servizi segreti. Il movimento non aveva alcuna contezza di quelle dinamiche, è probabile che ci furono tentativi di infiltrazione che però non riuscirono. I fascisti erano arroccati nella facoltà di giurisprudenza e il comitato di agitazione dell’Ateneo aveva deciso semplicemente di ignorarli, come fossero un tumore morto, non li vedevamo e intorno a loro c’era una specie di cordone sanitario. Le cose cambiarono la notte tra 15 e il 16 marzo, quando delle squadre di picchiatori del Msi entrarono alla Sapienza attaccarono i loro extra- parlamentari sgomberandoli manu militari i e attaccarono il picchetto del movimento a Lettere ferendo alcuni compagni».

L'ASSALTO A GIURISPRUDENZA
Arrivai all’università di buon ora, quelli del Msi si erano già asserragliati dentro giurisprudenza con gli onorevoli Almirante e Caradonna. A quel punto noi lanciammo un attacco improvvido, generoso ma im- provvido, tanto che avanzando potevamo contare i feriti, dall’alto ci lanciavano di tutto, biglie di ferro, uno schianto, la panca lanciata dall’alto colpisce di sbiego una sedia con cui malamente mi coprivo…, il contraccolpo mi schiaccerà due vertebre, vengo trascinato via, mi portano in ospedale, intanto la battaglia continua. Alcuni compagni scovano una porta secondaria e riescono a entrare, sono una dozzina e si trovano soli davanti Almirante, avrebbero potuto linciarlo, ma comprensibilmente esitarono, e l’attimo passò, fortunatamente non si aveva la stoffa di linciatori… A quel punto entrò in forze la polizia. Ora, per chi sostiene che ci fosse ambiguità tra il movimento e l’estrema destra, cito il dottor Paolo Mieli e il professor Agostino Giovagnoli, cosa avremmo dovuto fare? Linciare Almirante per dimostrare il contrario?
NO AL PASOLINISMO DI RITORNO
Peraltro su quei giorni continuano a essere scritte e dette enormi sciocchezze. Molte ispirate da un misero “pasolinismo” di ritorno, questa divisione artificiosa tra i poliziotti figli del proletariato mandati nelle città a prendersi le botte dagli studenti figli della borghesia. Di sicuro Paolo Mieli era un figlio della borghesia, io ero un semplice pendolare di Terni, ma di cosa parliamo? Alla Sapienza c’era- no più di 70mila iscritti, l’università era già un luogo di massa e nel movimento c’era di tutto, compresi i figli dei “cafoni” del sud, i figli degli operai mandati a studiare nella grande città per diventare ingegneri. Certo, la maggioranza dei leader proveniva da famiglie istruite ma solo perché, come diceva Don Milani, possedevano le parole sufficienti per diventare i capi, nelle facoltà e nelle piazze però il protagonista era altro, no?

3 commenti:

  1. Ho visto, ma non riesco a ritrovarla su internet, una foto degli scontri di Valle Giulia, in cui, con delle frecce, sono indicati i molti leader fascisti presenti. Del resto è noto che, proprio per il loro posizionamento fra i manifestanti, i fascisti si trovarono proprio di fronte alle forze dell'ordine.
    Non ho ricordi così nitidi di quegli anni, ma so per certo che, prima del 1968, se c'era qualcuno che contestava il sistema questi erano i fascisti.
    La sinistra, in tutte le sue sfumature, o, meglio tutto l'antifascismo è sempre stato parte del sistema.
    Persino le BR non erano altro che partigiani comunisti, quindi parte del regime antifascista servo degli americani e dei russi.
    Se potete pubblicare quella foto con i riferimenti (con le frecce) alle presenze a Valle Giulia, contribuirete alla verità su quei giorni a Roma.

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  2. anche la sera prima di Valle Giulia ci fu un corteo comune che si concluse a Piazza Clonna. Scalzone deve aver avuto danni dalla panca....

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  3. Della presenza dei neofascisti a Valle Giulia c'è già traccia nel capitolo su Mario Merlino della "Strage di Stato". Quello che Scalzone contesta sono i contatti preparatori per una gestione unitaria degli scontri. La giornata del 29 febbraio è descritta minuziosamente nel libro "Biennio rosso", la sua biografia sul 68-69, da me curata come ghost writer. Il corto finì con gli scontri in centro.

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