Giuliano Castellino (Forza Nuova) sciopero della fame ad oltranza per i diritti sociali degli Italiani - <b>FascinAzione</b>

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domenica 14 gennaio 2018

Giuliano Castellino (Forza Nuova) sciopero della fame ad oltranza per i diritti sociali degli Italiani


(G.p) Giuliano Castellino, leader del movimento identitario Roma ai Romani e  dirigente nazionale di Forza Nuova, agli arresti dal 27 settembre scorso è giunto al ventesimo giorno di sciopero della fame.
In una nota, diffusa alla stampa,  lancia il suo grido di rabbia contro il silenzio dei media sulle battaglie che lo hanno portato insieme ad altri militanti,  a questa condizione e per dimostrare che non siamo disposti a fare un passo indietro in questa lotta di resistenza nazionale e giustizia sociale.









Roma, 14 gennaio 2018 - Ieri l'altro è volata in cielo Rosaleen Sands, madre di Bobby Sands, soldato della lotta di liberazione irlandese, morto il 5 maggio 1981 nel carcere di Maze, a Long Kesh, dopo 66 giorni di sciopero della fame.
Protesta portata avanti fino all'estremo sacrificio per ottenere lo stato di prigioniero politico.
La vita, la prigionia e la morte di Robert Gerard Sands sono diventati una bandiera per tutti i militanti politici che a causa della lotta hanno subito repressione e oppressione.
Lungi da me paragonare la mia e nostra condizione con quella dei combattenti irlandesi rinchiusi nei lager britannici, ma sicuramente per chi oggi si ritrova agli arresti - colpevole (con orgoglio e fierezza) di aver difeso una famiglia di connazionali da uno sfratto, essersi opposti all'assegnazione della casa stessa ad una famiglia di stranieri e nella mobilitazione si è schierato, con schiena dritta e sguardo puntato al sole, contro la polizia e la celere di regime che difende l'invasione e scorta la sostituzione - ricevere la notizia della morte della mamma di Sands ci ha colpito in maniera particolare.
Insieme alle nostre preghiere per la signora Sands e per Bobby, nel loro esempio troviamo ancor più forza per gridare il nostro "me ne frego" contro un sistema che intendeva piegarci a suon di manganellate, processi e detenzione.
Sono agli arresti dal 27 settembre scorso ed il 26 dicembre ho inizato uno sciopero della fame (non della sete) per lanciare il mio grido di rabbia contro il silenzio mediatico sulle battaglie che ci hanno portato a questa condizione e per dimostrare che non siamo disposti a fare un passo indietro in questa lotta di resistenza nazionale e giustizia sociale.
(Ribadisco non pietisco libertà e sconti a questo sistema! Chiedo solo che gli italiani sappiano perché siamo prigionieri. Chiedo che i media diano il doveroso spazio alla nostra lotta).
Sono disposto ad andare fino in fondo, l'ho ripetuto più volte in questi giorni, il silenzio e l'indifferenza dei pennivendoli di regime non fa che rafforzare la mia tenacia, perchè mi conferma di stare dalla parte giusta della barricata.
Noi siamo per i diritti sociali e la Patria, mentre giornalisti, toghe militanti e sbirrame vario sono al soldo di Soros, Renzi e difensori della sostituzione etnica.
Dopo 19 giorni di alimentazione solo liquida la forza fisica inizia a diminuire (persi 10 kg), ma non quella mentale e quella morale.
Anzi. Cresce in me la convinzione che combattere è un destino, che la mia condizione non mi deve impedire di lottare, anche se oggi l'unica arma che ho a disposizione è il mio corpo e questa devo utilizzare.
La canaglia antifascista sta svendendo l'Italia e gli italiani a Bruxelles, alle sue scellerate leggi finanziarie, alla dittatura della BCE e alle folli politiche immigrazioniste.
Io, Consuelo e gli altri camerati - che in questi mesi hanno subito denunce, daspo e sorveglianze speciali - sappiamo bene cosa paghiamo.
L'aver risvegliato la ribellione del popolo romano, difendendo il diritto alla casa ed esserci opposti all'apertura di centri per clandestini e campi rom.
L'aver mobilitato le periferie ci ha messo al primo posto nella "lista nera" dei nemici dei poteri forti, delle cooperative e di chi su emergenza abiativa ed immigrazione ci specula.
Con le nostre rivolte abbiamo messo alla berlina la grande mangiatoia romana ed italiana, che vede coinvolti Istituzioni (partiti e funzionari vari), palazzinari e mala-affaristi.
Il sistema, il suo braccio repressivo e le sue strutture organiche e periferiche hanno risposto con ferocia ed infamità alla nostra avanzata ed hanno tentato - inutilmente - con ogni mezzo di fermare la nostra marcia.


I lor signori, tiranni della democrazia, non hanno fatto i conti con i fascisti.

Le bandiere nere non si piegano sotto la violenza di questo regime, traditore della nazione e affamatore del popolo, ma sventolano fiere in ogni quartiere, in ogni picchetto antisfratto ed in ogni mobilitazione contro l'invasione.

Oggi la bandiera nera la innalzo anche io, dagli arresti domiciliari, dal mio mio ventesimo giorno di sciopero della fame.

Mentre io continuo la lotta dalla prigionia i camerati stanno aprendo avamposti a Primavalle, al terzo municipio, a Roma Est e a Tor Bella Monaca. Mentre io combatto con il mio corpo, i militanti di Forza Nuova stanno raccogliendo le firme per essere presenti alle elezioni di marzo. Mentre sono in sciopero della fame, i fascisti sono in mobilitazione per urlare "Fuori dall'Ue e dall'euro, diritti sociali, resistenza nazionale e rivoluzione demografica!"

Non un programma elettorale, ma una dichiarazione di guerra.

Perchè Roma ai romani ed Italia agli italiani non sono semplici slogan, ma sono il grido di battaglia.

Nessuna resa. Giuliano Castellino

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