domenica 3 dicembre 2017

Alessandra Mussolini: mi sento perseguitata dai nuovi antifascisti per il mio cognome

(G.p) Alessandra Mussolini, europarlamentare di Forza Italia, intervistata dal collega Fabrizio Boschi sulle colonne de Il Giornale, storico quotidiano milanese, si mostra preoccupata per la brutta piega che perso questo finto antifascismo di ritorno, ricordando le ultime "disgustose aggressioni" subite in televisione. Intervista che riportiamo per intero.



Burlesca, a volte, è la vita. Mentre Alessandra Mussolini va a Cesena alla partita del figlio, e pernotterà in un hotel in piazzale Karl Marx, riflette sulla brutta piega che ha preso questo finto antifascismo di ritorno e pensa oggi di fermarsi a Predappio per un saluto sulla tomba del padre e del nonno.
Quadretto perfetto.

Onorevole Mussolini, si sente perseguitata dai nuovi antifascisti?

«Dato che faccio politica da un po', la percezione che ho non è certamente di un odio tra la gente. Alla gente fondamentalmente non gliene frega niente di tutto questo. Vorrebbero parlassimo dei loro problemi piuttosto. L'ossessione è a livello politico, di struttura, di apparato, tra storici e certi giornalisti, sindacati e organizzazioni».
Questa percezione si è acuita con la legge Fiano?
«Certo che sì. Anzi, ho capito solo adesso il significato di quella legge. Ha dato il supporto giuridico al loro disegno diabolico di creare un presupposto per la campagna elettorale. Non era mai successo prima che venissi aggredita per quello che sono e che rappresento, per la mia storia, per le mie radici».
Meglio parlare di fascismo che affrontare i problemi veri del Paese.
«È ovvio. Con tante priorità che ci sono pensano ad una legge così cretina. Invece di parlare di temi reali continuano a tirare fuori il mio cognome. Ma se parliamo di conti pubblici, di banche e di tasse per loro è finita. Meglio dibattere sul fascismo».
E poi è tornato di moda.
«È come quando in un locale la gente non balla e allora il deejay suona un evergreen. Il fascismo è questo per loro. Un antifascismo elettorale è l'unica cosa che possa veramente unire questo fallito di Renzi che aveva detto di ritirarsi e invece è sempre tra i piedi. Questi riescono a raggiungere un accordo solo se parlano della storia di 95 anni fa. Non hanno un nemico comune, non sono d'accordo su niente. L'unico loro collante è il fascismo. La cosa più svilente che esiste».
Hanno scoperto solo adesso il suo cognome?
«Macché, lo conoscono bene. Ma stanno, come al solito, manipolando la realtà. È tutta una finzione, una recita creata ad arte così come i loro attacchi politici in tv, pianificati a tavolino. A me non era mai capitato prima d'ora di essere oggetto di un'aggressione preventiva. Loro non mi vedono come Forza Italia o come nemica in quanto promotrice di proposte antitetiche alle loro, mi identificano semplicemente come Mussolini ed è questo che io non accetto».

Come l'altra mattina all'Aria che tira con Mauro Corona?
«Una scena disgustosa. Quella è gente piena di pregiudizi ma io non taccio di fronte a loro. Perché ammetto che tu mi possa attaccare per un'idea che non condividi, ma costretta a tacere per il cognome che porto, quello mai! Domani (stasera, ndr) sarò da Giletti, con Fiano in collegamento, speriamo bene...».

E ad Agorà?

«Lì è stato ancora più grave perché si tratta della tv pubblica. Un attacco blitzarolo. Mi avevano invitata per parlare di immigrazione e, invece, sono stata accerchiata da sette persone sul caso dei naziskin a Como. Un'aggressione studiata a tavolino, una vera trappola. Ciò dimostra che sono loro a strumentalizzare l'antifascismo e il fascismo. Secondo me la gente lo sa, la gente ha superato e ha altri pensieri, vuole parlare dei temi attuali che loro rigettano».

E del blitz degli skinheads a Como che ne pensa?
«Che le violenze sono quelle che fanno i centri sociali non 10 persone che leggono un foglio. I violenti sono quelli che hanno messo a ferro e fuoco le nostre città».

Dei blitz dei centri sociali non si scandalizzano però.
«Per forza. Non dimentichiamoci che hanno intitolato un'aula a Carlo Giuliani al Senato».

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