mercoledì 8 novembre 2017

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La magistratura toglie la maggioranza a Musumeci: arrestato il democristiano De Luca

(G.p)Una bufera politica si abbatte sulla nuova geografia politica siciliana venuta fuori dal voto di domenica scorsa perché a Messina, solo due giorni dopo lo spoglio, è finito agli arresti domiciliari uno dei 70 deputati appena eletti, Cateno De Luca, 5.418 voti conteggiati nelle file dell’Unione di Centro. Titolare di alcune aziende edili a Fiumedinisi, il paesino dove era sindaco e dove era stato già arrestato tre anni fa per appalti sospetti, De Luca è accusato stavolta per una storia di fatture false prodotte con un meccanismo di scatole cinesi finalizzato ad evadere le tasse per un milione e 750 mila euro. Il tutto insieme a un complice, Carmelo Satta, anch’egli ai domiciliari.
Gli uomini della Guardia di Finanza hanno notificato il nuovo provvedimento alle prime ore di giovedì 8 novembre su disposizione della Procura della Repubblica di Messina diretta dal procuratore Maurizio De Lucia. L'inchiesta era già definita nelle scorse settimane, quando De Luca era impegnato in campagna elettorale, per rientrare in consiglio regionale, dopo la delusione legata alla sua candidatura a Presidente della Regione del 2012 conclusasi amaramente.Stavolta era pronto per il grande ritorno all’Ars con il centrodestra ricompattato proprio da Miccichè, il leader azzurro bersagliato per settimane sulla presenza nelle liste di tanti «impresentabili». De Luca, pur con la richiesta di condanna a 5 anni per il primo processo, aveva comunque deciso di sfidare tutti, proponendosi addirittura come candidato per la prossima tornata elettorale sullo Stretto, deciso a sostituire l’uscente Renato Accorinti come sindaco di Messina. Progetti adesso ostacolati dalla nuova mazzata che blocca la sua carriera e ripropone ombre imbarazzanti su Palazzo dei Normanni.
Attraverso le indagini, dicono gli investigatori, è stato individuato un complesso reticolo societario facente capo alla Federazione nazionale autonoma piccoli imprenditori ed alla società Caf Fenapi s.r.l., riconducibile a De Luca e Satta utilizzato, nel corso del tempo, per un sofisticato sistema di fatturazioni fittizie finalizzate all'evasione delle imposte dirette ed indirette. ''Lo schema evasivo - dicono gli inquirenti - emerso prevedeva l'imputazione di costi inesistenti, da parte della Federazione Nazionale a vantaggio del Caf Fenapi s.r.l., individuato quale principale centro degli interessi economici del sodalizio criminale.





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