sabato 7 ottobre 2017

Sono 8 i candidati governatori in Sicilia. Alla fine spunta anche Casa Pound

Sono soltanto otto i candidati alla presidenza della Regione Sicilia che il 5 novembre si contenderanno la poltrona più importante di Palazzo d’Orléans: Nello Musumeci (centrodestra), Giancarlo Cancelleri (Movimento 5 Stelle), Roberto La Rosa (Siciliani Liberi), Maria Rita Lojacono (Lista civica per il Lavoro), Claudio Fava (Cento passi per la Sicilia); Fabrizio Micari, (Micari presidente); Francesco Busalacchi (Noi siciliani con Busalacchi), Pier Luigi Reale (Casa Pound Italia).
Secondo alcuni sondaggi la sfida sarebbe tra il candidato di centro destra lo storico esponente missino Nello Musumeci ed il grillino Giancarlo Cancelleri con il candidato del centro sinistra Fabrizio Micari nel ruolo di terzo incomodo.
Claudio Fava, candidato alla carica di governatore dell'isola per il centro sinistra alternativo vestirebbe il ruolo di outsider cercando di conquistare consensi per lo più a sinistra.
Gli altri candidati alla presidenza della regione, non hanno grosse speranze di entrare in consiglio regionale.
La sorpresa di questa tornata elettorale è la presenza di Casa Pound con un proprio candidato alla carica di governatore individuato in Pier Luigi Reale, mentre non sarà presente nella scheda elettorale il Fronte dei Siciliani, raggruppamento politico nato dalla alleanza elettorale tra Forza Nuova e Fiamma Tricolore che candidava alla carica di governatore Giuseppe Provenzale, vice segretario nazionale di Forza Nuova.
Ora tocca agli uffici elettorali centrali presso i Tribunali dei capoluoghi di provincia, a loro volta, avranno un bel da fare per “sanare” l’errore commesso dall’Ufficio elettorale della Regione che non ha previsto nel modulo di accettazione della candidatura, alcun riferimento alla “legge Severino”, cioè quella norma che impedisce la possibilità di candidarsi per coloro che abbiano commesso reati contro la pubblica amministrazione. Nel modulo sono state previste le cause di incandidabilità previsti dalla legge del 1951, senza tenere conto dell’evoluzione - secondo alcuni involuzione - della legislazione che regola la materia elettorale. La “legge Severino”, come è noto, comporta la decadenza dalla carica elettiva se condannati in primo grado, per la durata di 18 mesi. Se nel frattempo si è assolti in appello, si rientra nel ruolo di deputato regionale o di parlamentare nazionale o di sindaco; nel caso di condanna anche in appello, si decade definitivamente dalla carica.
Secondo indiscrezioni, sembrerebbe   che parecchi candidati abbiano dichiarato la loro posizione su eventuali condanne o carichi pendenti. Per chi non lo ha fatto, sarà la commissione elettorale di verifica a chiedere ai singoli candidati di mettersi in regola. Se lo sono, altrimenti saranno esclusi dalla lista. Insomma, nessun rischio che le elezioni del 5 novembre saltino per l’errore nella scheda di accettazione della candidatura.
Anche la commissione parlamentare Antimafia passerà le liste ai “raggi x”, ma il verdetto rischia di arrivare ad elezioni già avvenute.

1 commento:

  1. Voto agli italiani urne agli ebrei e' sempre stato cosi.Votare e' inutile non conta niente i nostri padroni circoncisi padroni di tutta l'informazione e di tutte le banche esibiscono solo I loro fantocci I ciarlatani le Dive e voi rimanete sempre fregati,come degli zebu

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