lunedì 30 ottobre 2017

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Lega non più Nord


(G.p)Davvero lo snaturare il nome del movimento politico fondato nel 1989 a seguito dell'unione di sei movimenti autonomisti di carattere regionale attivi nel nord Italia porterebbe a disastri politici? Evidentemente no. Come ci spiega chiaramente il collega Fabrizio Fratus,  autore di un interessante saggio Oltre la destra e oltre la sinistra, sovranisti del nuovo millennio, in un interessante articolo pubblicato da Il Talebano.
Articolo che riportiamo per intero.




L’annuncio di Matteo Salvini di togliere la scritta NORD nel simbolo della Lega alle prossime elezioni ha riacceso alcune polemiche tra i militanti della partito e soprattutto ha innescato un’azione di delegittimazione dello stesso. Il dibattito si concentra su due punti accusatori:
togliere NORD significa diventare un partito nazionalista e quindi non in linea con lo statuto, la Lega è un partito fortemente radicato al Nord, togliere la scritta è un suicidio politico. I due punti hanno certamente qualcosa di vero, se analizzati in modo superficiale.


La questione del partito nazionalista.
La confederazione dei movimenti identitari che compongono il partito denominato Lega Nord è composto da: Lega Lombarda, Liga Veneta, Piemont Autonomista, Union Ligure, Lega Emiliano-Romagnola, Alleanza Toscana. I movimenti si sono confederati nel 1989 per promuovere un progetto specifico: l’Italia federale. In questi decenni, però, il partito non ha ottenuto nessun tipo di risultato e soprattutto ha dovuto “ingoiare” molte leggi non condivisibili. Nel nord, parte del paese in cui si produce la ricchezza dell’Italia, anche con il 30% e oltre dei voti non si è riusciti ad incidere La domanda, quindi, che tutti si dovrebbero fare è: come mai?

Matteo Salvini ha compreso la risposta e quindi ha iniziato ad agire di conseguenza: il paese si può cambiare e migliorare solo con una forza presente su tutto il territorio che dia maggiore personalità all’azione degli eletti e soprattutto possa candidare una figura come presidente del consiglio.

Parlandoci chiaro, la Lega Nord di Bossi aveva un limite insuperabile: essendo solo al nord non poteva certamente rappresentare la volontà dei cittadini di tutto il paese e questo ne limitava l’azione politica, ma grazie alla svolta di Matteo Salvini le prossime elezioni, se vinte, potranno portare a:
il primo governo con un Presidente del consiglio della Lega Nord
parlamentari eletti da Nord a Sud per promuovere il federalismo

Un federalista convinto e sincero dovrebbe essere assolutamente a fianco di Matteo Salvini e Giancarlo Giorgetti.

Togliere Nord è un suicidio politico?
Nel 2013 si svolsero le ultime elezioni politiche e la Lega Nord guidata da Roberto Maroni raggiusne il 4,08% alla camera e il 4,33% al senato; il partito era in grande difficolta a causa degli scandali per l’uso inappropriato del denaro del rimborso elettorale. Matteo Salvini prese la guida di una nave alla deriva, si rimboccò le maniche, si spese all’impossibile e alle elezioni europee dell’anno seguente ottenne il 6,2 %. Un successo inatteso da tutti. Ma, non soddisfatto del risultato, continuò a girare il paese anche dopo la vittoria delle elezioni europee, facendo crescere il partito oltre il 10% (i sondaggi danno la Lega intorno al 14,5%, in crescita).
Togliere NORD dal nome del partito non è certamente un suicidio politico, anzi, come dimostrano i sondaggi e i risultati delle ultime elezioni amministrative, la Lega Nord è decisamente in crescita, ma non ha la capacità di prendere i voti al Sud in quanto la parola NORD ne limita l’attrazione da parte dei cittadini meridionali.

La questione è:
la Lega deve essere un partito di “presenza”?
la Lega deve essere un partito del cambiamento?

Matteo Salvini ha certamente scelto la seconda impostazione e soprattutto ha compreso che per incidere politicamente si deve essere rappresentativi di tutto il territorio e non solo del Nord. Le idee del partito non sono cambiate, la sostanza è la stessa e il fine è lo stato federale. Cambia la forma con cui presentarsi ai cittadini e le modalità per arrivare all’obiettivo: non più partito esclusivamente del Nord, ma soggetto politico presente su tutto il territorio.

Un ricorso storico, in un certo senso, potrebbe essere la Lega Italia per combattere Roma.

PS: era il 1993, Bossi tentò il primo sbarco al sud. E l’ultimo tentativo di Bossi fu con Giovanni Fava nel 2009

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