venerdì 20 ottobre 2017

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Fuck Isis. 30 anni dopo gli ultras della Lazio sono sempre più avanti


I laziali, prima di vincere sul campo contro il Nizza, ieri hanno vinto in termini di civiltà: si sono recati tutti a rendere omaggio alle vittime del terrorismo islamista che tanto dolore e sgomento ha provocato in questa bellissima "patria nizzarda" a cui sono molto legato da ricordi e amicizie. Fuck Isis. Sì, le magliette degli ultrà hanno sempre ragione.
Ce lo ricorda dalla sua pagina facebook Antonio Rapisarda, il notista politico del Tempo che è diventato un riferimento internazionale per quanti vogliono conoscere le agitate acque dell'indipendentismo nostrano (è dell'altro ieri la sua intervista al New York Times sul tema del referendum lombardo-veneto). Fascinazione riprende spesso le sue cose, mai banali, e così cogliamo l'occasione per fargli gli auguri di compleanno sia pure con un giorno di ritardo.
E trovandoci a parlare di Lazio e ultras è il caso di riprendere anche la bellissima intervista di Maurizio Martucci a Sportpeople.net sul trentennale degli Irriducibili:
In età adulta s’è spinto sin nella tana del lupo: “a Trigoria con Baldini per concordare la promozione della Fondazione Gabriele Sandri sulle maglie della Roma”. Ha organizzato una mostra su Di Bartolomei: “col figlio Luca, in Piazza della Libertà, ripresa dalla Rai”. Ha incontrato la mamma di Antonio De Falchi: “le sue lacrime sono nel libro Cuori Tifosi”. Alla fiera letteraria dell’Eur s’è presentato con l’ex leader del disciolto Commando Ultrà Curva Sud: “per una Pax romana col figlio di Vincenzo Paparelli, a chiudere simbolicamente gli oltraggi sul razzo omicida”. E nell’ultima fatica, ha pure sciolto l’enigma della fusione capitolina del 1927 di Italo Foschi: “ricostruisco gli intrighi dell’operazione fascista prima di Campo Testaccio, ho colmato una grave lacuna storiografica sulla nascita della Roma”. Giornalista, storico, scrittore, autore di numerose inchieste sulle pagine scure del calcio italiano, Maurizio Martucci da oltre 20 anni racconta il fenomeno ultras da un’ottica insolita, con piglio non conformista e “revisionismo documentato”. Ricollocata la verità sul sangue della Lazio versato da Gabriele Sandri, Vincenzo Paparelli e Luciano Re Cecconi (“tre morti assurde, infangate da odio e menzogne”). Da giovanissimo Martucci frequentò la Curva Nord, seguendo i primi passi del gruppo degli Irriducibili. E oggi, a 30 anni dalla fondazione, ne ricorda la nascita “senza egoismi né personalismi – premette in quest’intervista esclusiva – ma solo per testimoniare uno spaccato della mia generazione”. Lo scrittore racconta a Sportpeople.net.  LEGGI TUTTO

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