mercoledì 11 ottobre 2017

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Battisti la rabbia degli italiani a Rio

(G.p)Esplode la rabbia e l'indignazione dei tanti italiani che vivono in Brasile, come ci racconta il collega Antonio Rapisarda dalle colonne de Il Tempo, storico quotidiano romano, che in un interessante articolo, che pubblichiamo per intero,  ha ascoltato le ragioni di alcuni dei più importanti rappresentati degli italiani in Brasile.



Rabbia e indignazione. Più scorrono le immagini e le dichiarazioni di Cesare Battisti – vuoi con il brindisi-sfida, vuoi con le ultime provocazioni sul «non sono un rifugiato, sono un immigrato con un visto permanente» - e più la comunità italiana di stanza in Brasile chiede a gran voce che il terrorista dei Pac venga riportato in patria a scontare finalmente i delitti di cui si è macchiato. Il Tempo ha raggiunto e ascoltato le ragioni di alcuni dei più accreditati rappresentanti degli italiani in Brasile: proprio lì dove il terrorista da anni vive, coperto e coccolato dal «soccorso rosso» internazionale con la complicità di esponenti dell'ex governo di Lula.

È un incubo per gli italo-brasiliani

Battisti? «Ormai è diventato un incubo per gli italiani in Brasile». A parlare è Renata Bueno, deputata dei Civici e innovatori eletta nella circoscrizione dell'America Latina. Se il grande accusato è chi ha permesso la permanenza del terrorista («Qui si vive una sensazione di tristezza per tutto ciò che ha fatto Lula») adesso si spera nel nuovo presidente: «A Temer abbiamo chiesto da tempo quali possano essere le modalità per estradare Battisti». L'arresto al confine, paradossalmente, ha reso ancora più spinosa la situazione. «La decisione è presa: rimandarlo in Italia. Però esiste il lato giuridico: purtroppo lui ha dei bravi avvocati e ha coinvolto persone molto importanti a sostegno della sua permanenza in Brasile».

«Non è un ex, rimane un terrorista»
Se di solito gli ambienti diplomatici sono molto riservati, sul caso Battisti hanno fatto un'eccezione. «Non posso esprimere un giudizio particolare, le posso trasmettere però che gli italiani qui sono davvero esterefatti: mi fa impressione che la stampa lo definisca ex terrorista. Si tratta casomai di un terrorista in pensione», riflette con amarezza Stefano Ghiso Erba, viceconsole onorario di Sorocaba. Anche per il console, però, la nuova amministrazione potrebbe sbloccare la situazione. Anzi, Battisti avrebbe inscenato la fuga «proprio per scontare la pena in Brasile e poi vedere se mai lo manderanno in Italia dato che ha moglie e figlio brasiliani...».

Per Battisti? Fine pena: maiDai Comites arrivano parole durissime: «Penso - ma più che il mio questo è il pensiero di tutta la comunità italiana - che un bandito del genere debba morire all'ergastolo». Per Franco Perrotta, presidente del Comites di Rio de Janeiro «abbiamo assistito allo spettacolo inaccettabile di Lula che voleva proteggere il suo amico bandito, prima che venisse fuori che anche lui non era un bandito da poco». Finito Lula, tolto il problema? Non proprio: «Certo, c'è la speranza che il nuovo governo possa cambiare le cose ma non ci giurerei: un colpo di coda per accattivarsi qualche simpatia in quegli ambienti non si può escludere».

L'ipotesi: può farla franca

Per Silvia Alciati, membro del Consiglio generale degli italiani all'estero, è il Brasile stesso a subire un danno d'immagine dal caso Battisti: «Aver ricevuto, ospitato un personaggio del genere alla lunga è una vicenda destinata a dare l'idea di un paese che apre all'accoglienza dei delinquenti. Oltretutto è una presenza che noi italiani abbiamo sempre contestato in tutti i modi possibili». Anche l'ultima liberazione, poi, fa affiorare qualche sospetto sulla rete di protezione: «Siamo stupiti che il giudice abbia preso questa decisione: la probabilità che lasci il Paese aumenta di minuto su minuto. Dovete sapere che il Brasile ha dei confini immensi...».

Riformulare la pena per “afferrarlo”
Tra Brasile e il Parlamento italiano Fabio Porta, deputato del Pd eletto in America del Sud, crede che, con i giusti passi, l'estradizione è alle porte: «Non possiamo perdere quest'occasione di assicurare alla giustizia un assassino che non ha mai dimostrato rispetto per le vittime». Come superare il nodo giuridico che separa Italia e Brasile sull'ergastolo? «Con la pena “ridotta” a 30 anni. Si sta lavorando in questo senso, mi sembra una cosa ragionevole se consentità in tempi brevi di riportare Battisti in Itlaia. È quello che vogliono i famigliari delle vittime, il nostro governo e il nostro Paese».

«Speriamo nella Suprema corte e in Temer»
«Sapere quanta sofferenza ha provocato Battisti in Italia e poi vedere la bella vita che fa qui è una cosa che provoca turbamento». Non usa giri di parole Walter Petruzziello, presidente del Comites di Curitiba, che non ci sta a vedere Battisti sostenuto dai sindacati di estrema sinistra «animati, guarda caso, da gente che non lavora». La speranza adesso è che dopo Lula cambi anche il senso di giustizia: «La Suprema corte sicuramente dirà che la scelta finale è del presidente. L'Italia deve battere su questo, aiutando ad armonizzare i due sistemi: solo così potrà convincere Temer all'estradizione».

«Alfano deve darsi una mossa»

La vicenda Battista? «Inaccettabile. Il tutto “grazie” a Lula il quale, mentre la Suprema Corte aveva dato l'ok all'estradizione, come ultimo atto della sua presidenza ha consesso un aiuto vergognoso a un terrorista». A questo punto per Antonio Laspro, coordinatore del patronato Enasco di San Paolo, bisogna fare qualcosa di più che affidarsi al buon senso e alla lungimiranza della politica brasiliana: «In questa vicenda il governo italiano deve fare di più: dov'è il ministro Alfano? Deve darsi una mossa»

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