martedì 3 ottobre 2017

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Autonomisti contro sovranisti. La Catalogna divide la Lega Nord


(G.p)Come sono lontani i tempi in cui la Lega Nord per l'indipendenza della Padana sosteneva, senza se e senza ma, le ragioni di tutti quei popoli che reclamavano il diritto all'indipendenza dallo stato accentratore ed oppressore. Ora la Lega 3,0, a guida Matteo Salvini, è schierata dalla parte degli indipendentisti catalani ma non troppo.
Certo c'è l'ovvia condanna al governo spagnolo che manda a manganellare cittadini inermi che liberamente e democraticamente vogliono andare a votare, una cosa che neanche in Unione Sovietica o nella peggiore Turchia si sarebbe mai vista afferma Matteo Salvini.
Che aggiunge però una serie di distinguo. Si può essere d'accordo o meno con un referendum convocato senza rispettare le regole. Noi abbiamo fatto una scelta diversa il 22 ottobre in Lombardia ed in Veneto il nostro è un referendum  legittimo, riconosciuto dallo Stato, non come quello catalano, non riconosciuto da Madrid, dunque illegittimo.
E poi si tratta di votare per gestire meglio scuole, strade, treni, ospedali, non per la secessione. Una parola, per fortuna tabù, anche nella Lega.
C'è quindi grande prudenza, su un tema, quello dell'autonomismo, tanto caro alla Lega. Un tema che dovrebbe incendiare gli animi dei leghisti doc, quelli che hanno sempre sostenuto le ragioni degli altri indipendentisti europei, dagli scozzesi ai catalani.
Tutto ciò si può spiegare con tre motivi.
Il primo è dato dal timore che le immagini della Guardia Civil che carica donne e persone anziani possa spaventare gli elettori lombardo veneti inducendoli a trascorrere una domenica al lago o in montagna invece che recarsi al seggio.
Per questo motivo il governatore Zaia rimarca la differenza tra la consultazione veneta e quella catalana.
La prima è rispettosa della legge ed in linea con la costituzione, la seconda no. Per cui i cittadini veneti possono recarsi al seggio tranquillamente senza alcun rischio di cariche da parte della polizia.
Il secondo motivo è di natura squisitamente politica. La linea sovranista-nazionalista, voluta da Salvini e sposata nell'ultimo congresso federale dal popolo leghista, manda in soffitta il partito del nord, ed apre  nuovi orizzonti geografici alla Lega, con conseguenti aspirazioni di leadership del  centro destra da parte del leader Salvini.
Il terzo motivo riguarda il salvaguardare l'asse  con Giorgia Meloni, leader indiscussa di Fratelli d'Italia Alleanza Nazionale che sulla vicenda catalana, con un post pubblicato su Facebook, si è schierata con la polizia spagnola affermando: "non mi appassionano le spinte indipendentiste, la Patria è l'ultima argine rimasto alla deriva mondialista".
Un post che non poteva non scatenare le ira di molti leghisti( si allei con i franchisti spagnoli non con la Lega tuona l'assessore lombardo Giovanni Fava) segno evidente che nel Carroccio convivono due differenti linee politiche.
D'altronde cavalcare l'onda catalana potrebbe portare acqua al mulino del referendum lombardo veneto del 22 ottobre. Un successo del voto sull'autonomia sarebbe una vittoria dei due governatori Zaia e Maroni, più che di Salvini.
 




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