domenica 3 settembre 2017

Vittorio Feltri: la sinistra a caccia di fascisti. Ahimè, non ci sono

(G.p)Il collega Vittorio Feltri, direttore del quotidiano nazionale Libero, in un editoriale pubblicato sul suo giornale, evidenzia la nuova moda dell'estate, lanciata dal Partito Democratico, principale partito della coalizione di centro sinistra che governa il nostro paese, la caccia al fascista.
Una caccia che ha fatto diverse vittime, tra cui il più clamoroso è il pubblico linciaggio di un bagnino di Chioggia che nel proprio stabilimento aveva esposto alcuni cartelli politicamente scorretti.
Una caccia che potrebbe fare ancora più prigionieri grazie alla proposta di legge Fiano che vorrebbe l'introduzione dell'articolo 293 bis del codice di procedura penale. Un articolo che   prevederebbe una condanna  fino a due anni di carcere per chiunque esibisca gadget di ispirazione fascista.
Una caccia inutile secondo il direttore Feltri vista l'assenza di fascista.



La sinistra è molto impegnata in questo periodo nella caccia ai fascisti, ma non ne trova uno neanche se lo cerca col lanternino, per un semplice motivo: non ce ne sono più, morti tutti. Poveri progressisti, sono talmente fuori dal mondo e dalla logica da illudersi di rintracciare ancora delle camicie nere contro cui scagliarsi per sfogare le proprie frustrazioni. Fanno quasi tenerezza. Ha ragione Paolo Bracalini a metterli alla berlina sul Giornale, anche se non è il caso di esagerare.
 Non sono cattivi, probabilmente si limitano a essere cretini. Non avendo avversari credibili da contrastare e da battere, se la prendono con chi è sparito da decenni: i tifosi del Duce, assassinato dai democratici la bellezza di 72 anni orsono.
È passata una vita dalla elegante esposizione in piazzale Loreto delle vilipese salme di Mussolini e della signora Petacci, finalizzata a consentire al popolo, convertitosi all’antifascismo tre giorni prima della liberazione, di sputare sui cadaveri degli ex capi di un regime a cui aveva a lungo inneggiato, ottenendone favori e prebende.
 Già, cose di un’altra epoca storica, i protagonisti della quale sono defunti, se si escludono alcuni centenari ovviamente rimbambiti. Nonostante ciò esistono parecchi stolti vogliosi di inondare di saliva marcia i resti dei trapassati.
 Gentucola convinta che la destra odierna sia erede dei famigerati manipoli manganellatori e pronta a rimettere in piedi il partito nero.
L’estate in corso e declinante ci ha fornito esempi mirabili di imbecillità. Il più clamoroso, il linciaggio di un bagnino di Chioggia che nel proprio stabilimento aveva esposto vari cartelli recanti scritte di elogio della gnocca, organo indubbiamente attraente ma trasversale e non esclusivamente fascista, come si evince dal fatto che non dispiace nemmeno ai rossi. Sorvoliamo sugli omosessuali, una minoranza irrilevante dal punto di vista statistico. Un’altra storia esilarante è quella partorita dalla mente eccelsa di Fiano, parlamentare del Pd, il quale ha proposto di sbattere in galera chiunque esibisca gadget di ispirazione fascista. Ottima idea.
Il clima che si è andato creando grazie a queste bischerate ha contagiato molti politici, i quali, se ti viene in mente di dire che l’immigrazione incontrollata è una iattura, immediatamente ti linciano al grido di sporco squadrista. Un mezzuccio meschino per eliminare dal confronto politico chi la pensa diversamente rispetto al conformismo dilagante.
 È la prova incontestabile che Ennio Flaiano aveva capito tutto, cioè che i fascisti si dividono in due categorie: i fascisti e gli antifascisti. Infatti il pensiero unico è ancora dominante, quello del politicamente corretto, quello dei saputelli indottrinati e privi di senso critico, quello degli ex comunisti orfani di Botteghe Oscure e del Comitato centrale che dettava legge e veniva ubbidito dai compagni, quasi tutti ex fascisti di merda.

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