martedì 18 luglio 2017

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I rimasugli di Lotta Continua vogliono piazzale Loreto per Pansa

(G.p)Su Facebook la figlia del partigiano Pesce attacca il giornalista Giampaolo Pansa per il suo libro intitolato Bella Ciao, contro storia della resistenza edito da Rizzoli. La pagina degli eredi del settimanale Lotta Continua si riempie di minacce di morte del tipo fucilatelo, appeso a testa in giù e via discorrendo, come ci racconta il collega Alessandro Da Rold pubblicato sulle pagine del quotidiano La Verità.
Articolo che riportiamo per intero.

Certa gente va solo fucilata, scrive Stefano. Un biglietto del tram per Piazzale Loreto a questo individuo, glielo pago io, ribatte Franco. Il giorno che creperà, sbronza proletaria aggiunge Luciano. 
Andrebbe gambizzato come monito per le altre penne prostituite, conclude Riccardo.
C'è persino il comico Bebo Storti, candidato di Sel alle europee del 2009, a dire la sua. Venduto al miglior offerente, annusata l'aria di fogna della destra tornata al potere cambia bandiera e, dopo aver mangiato con la sinistra pasteggia al greppio da suini della destra che omino. Omen nomen Pansa, ben riempita.
Sono alcuni dei centinaia di commenti e insulti, molti dei quali meglio evitare di riportarli, a un post su Facebook di Redazione Lotta Continua, quasi 40 mila iscritti, contro Giampaolo Pansa, storico della resistenza, editorialista della Verità.
In un'anonima domenica pomeriggio di luglio capita che sulla pagina social del gruppo che si rifà esplicitamente al settimanale che fu di Adriano Sofri negli anni settanta vada in scena il linciaggio delirante ( e senza filtri) di un uomo che ha dedicato gran parte della vita a scrivere libri sulla parentesi più buia della storia italiana, ovvero quella legata alle responsabilità dei partigiani durante la fine della Seconda guerra mondiale, un totem di cui si fa ancora fatica a discutere a distanza di 70 anni.
Sono opere analitiche, documentate, su cui gli storici di destra e di sinistra continuano a confrontarsi, spesso in modo civile, ma che ancora oggi scatenano polemiche infinite, toccando il ventre molle di una certa Italia nostalgica di quegli anni.
Questa volta è un post su Facebook di Tiziana Pesce, figlia del comandante partigiano Giovanni Pesce, ex Gap, medaglia d'oro alla resistenza, a scatenare e risvegliare i brigatisti da tastiera.  Nel libro Bella Ciao, contro storia della resistenza, uscito nel 2014, Pansa paragona l'agire di Pesce, freddo e lucido esecutore, a quello delle Brigate Rosse.
Il dibattito è noto. Tocca pure l'attentato di via Rasella, 23 marzo 1944, che una parte degli storici considera atto di guerra, un'altra atto terroristico.
La figlia del comandante non ci sta e dà al giornalista del verme.
Giampaolo Pansa, nel suo ultimo libro( peccato ne abbia scritti altri cinque prima di questo) Bella Ciao, contro storia della resistenza, ha deciso di citare mio padre, parlando esplicitamente di terrorismo dei Gap, di cui mio padre sarebbe stato freddo e lucido esecutore e paragonando la sua azione a Torino contro Ather Capelli all'esecuzione di Casalegno da parte delle Brigate Rosse: "Gap, veterani di Spagna gelidi come il noto Pesce, che ne era il principale capo italiano insieme a Barontini.
Da li parte il linciaggio, con la pubblicazione di un post di un libro scritto proprio da Pesce, senza tregua, la guerra dei Gap.
A sorprendere nei commenti è che chi scriva non conosca neppure la storia di Pansa. Stiamo parlando di un giornalista che negli anni settanta era stato già preso di mira proprio dalle Brigate Ross, che uccisero il suo amico e collega del Corriere della Sera, Walter Tobagi, il 28 maggio 1980.
Fu Marco Barbone, il capo della 28 marzo, autore materiale del delitto, a raccontarlo ai magistrati: nella sua lista c'erano Pansa, Marco Nozza e Tobagi. 
Che poi gli attacchi arrivano dai figliocci di quella Lotta Continua che scatenò una campagna di fuoco contro il commissario Calabresi non fa che gettare un alone sinistro su tutta la vicenda.
Come scritto, la polemica sulla resistenza non è nuova dal momento che Pansa è ormai da anni accusato di revisionismo tanto da essere stato messo all'indice dell'Anpi, associazione nazionale partigiani d'Italia. Ma fa comunque una certa impressione notare come in tempi in cui si discute del rischio fascista di Casa Pound in pochi si accorgano che anche nell'estrema sinistra la brutalità nei commenti su Facebook non manca.
Forse in pochi se ne sono accorti in questi anni, ma Lotta Continua è rinata nel 2011 sulle ceneri dell'esperienza degli anni 70, quando il giornale si schierò con una feroce campagna contro il commissario di Milano, Luigi Calabresi, poi assassinato, accusato di essere il responsabile della morte dell'anarchico Giuseppe Pinelli.
Sono passati quasi 50 anni, ma l'indole del settimanale che si può trovare on line e fino al 2016 anche in versione pdf, non è cambiata. Dobbiamo riappropriarci di una tradizione di lotta, riallacciare il filo spezzato dalla sconfitta epocale dell'autunno 1980.
Un'Italia rimasta agli anni settanta.


1 commento:

  1. La verità scritta dagli Storici ha dato sempre fastidio all'ANPI e a tutta la sinistra partendo dalla più moderata, che all'estrema, quelloa del terrorismo Rosso. Purtroppo, credo che non sarà mai debellato.

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