giovedì 13 luglio 2017

Caso Monza, la sfida di Murelli a Berizzi

(G.p)In un post, pubblicato sulla sua pagina Facebook, l'editore Maurizio Murelli pubblicamente sfida il collega Paolo Berizzi, inviato di Repubblica ad un confronto.
Tale invito al confronto viene scambiato dalla stragrande maggioranza dei media,quotidiano La Repubblica in testa come una minaccia come dimostra l'articolo pubblicato oggi dal quotidiano diretto da Mario Calabresi che rilanciamo per intero.

Caso Monza, minacce al cronista di Repubblica.
Ancora minacce neofasciste per Paolo Berizzi, inviato di Repubblica, da mesi preso di mira con insulti e atti intimidatori da gruppi di estrema destra, e per il quale già a marzo il Viminale ha disposto misure di prevenzione. Il giornalista questa volta è oggetto di intimidazioni da parte di Maurizio Murelli, militante neofascista degli anni '70, condannato a 18 anni per l'omicidio dell'agente di polizia Antonio Marino, ucciso durante una manifestazione neofascista contro le forze dell'ordine il 12 aprile del 1973, il giovedì nero di Milano.
Per commentare un articolo di Berizzi sull'ingresso in consiglio comunale a Monza delle formazione neonazista Lealtà Azione, per i cui appartenenti rappresenta un ispiratore ed un ideologo, Murelli ha pubblicato un post intimidatorio su Facebook.
"Paolo Berizzi, io penso che tu sia un vigliacco che scrive menzogne a pagamento. Anzi, più che un vigliaccio tu sia un "tragicatore" che cerca di suscitare rancori e odio. Stai da tempo inanellando una serie di articoli spazzatura forte della tua impunità e della possibilità di intingere la penna stando nell'ombra. Accetta un confronto pubblico con me, dove ti pare e come ti pare e smentisci il fatto di essere un vile "tragicatore".
P. s presso la "coatteria" tragicatore se è possibile è peggio che infame, perché un infame sostanzialmente è una spia, un tragicatore è colui che crea tragedie.
Berizzi, che si occupa da anni di estrema destra e rigurgiti neonazifascisti, e di recente ha raccontato della spiaggia fascista a Chioggia, nei mesi scorsi ha subito una lunga serie di azioni intimidatorie, in particolare da due formazioni neonaziste, la Comunità militante dei dodici raggi di Varese ed il Manipolo d'Avanguardia di Bergamo.
Prima le minacce di morte sul web poi gli striscioni affissi a Varese, i volantinaggi notturni a Bergamo.Fino al danneggiamento dell'auto sotto casa, con incise sulla carrozzeria una svastica, un crocefisso, e il simbolo delle SS naziste.
Già a febbraio il Viminale, attraverso la questura di Bergamo, aveva disposto una misura di protezione per il cronista rafforzata a marzo.
Dalla parte di Berizzi si schierano i giornalisti di Repubblica: non è la prima volta che Paolo Berizzi viene fatto oggetto di minacce fasciste e criminali. Che non sono mai servite a fermare il suo lavoro, come dimostrano le cronache di questi ultimi giorni. E sarà così anche queste volta. Paolo, al quale va la solidarietà del cdr e dell’intera redazione, come tutti i giornalisti di Repubblica non si lascerà certo intimidire da chi non gradisce e anzi teme le sue inchieste.
Al collega anche la solidarietà della Direzione di Repubblica: "l’ennesimo tentativo di delegittimazione non ci intimorisce né condizionerà il lavoro del nostro collega che da anni è bersaglio di intimidazioni e minacce da parte di gruppi neonazifascisti. Berizzi continuerà a fare il suo mestiere di cronista in piena libertà e avrà “Repubblica” al suo fianco.
Con Berizzi anche la Fnsi: Paolo Berizzi è da tempo nel mirino di militanti di formazioni neofasciste e di estrema destra. Ci chiediamo che altro debba ancora accedere prima che le autorità preposte intervengano per permettere al collega di svolgere liberamente la professione di giornalista.


P.s  Peccato che in questo slancio di solidarietà di redazione, cdr e sindacato nessuno abbia ricordato che giusto un anno fa il consiglio di disciplina dell'Ordine dei giornalisti della Lombardia aveva censurato Paolo Berizzi per aver scritto un articolo sul bambino di quattro anni che faceva il saluto romano all'asilo senza produrre nessun riscontro ma soltanto una non identificata fonte anonima.
Siamo quindi del tutto d'accordo con il commento di Andrea Colombo, il notista politico del Manifesto:
Mi dispiace per i colleghi della Fnsi, però "Murelli ha insultato Berizzi sfidandolo a un confronto pubblico" in un comunicato ufficiale della Fnsi proprio non si può leggere... Mo' ci manca solo che la "sfida a un confronto pubblico" diventi un insulto...Sarà il caldo....

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