lunedì 26 giugno 2017

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La Costituzione, questa sconosciuta. L' Hobbit 40 di Daniele Martignetti

Daniele Martignetti è un giovane collaboratore della rivista Ordine Futuro, laboratorio di cultura e politica vicino a Forza Nuova,  ed era sabato a Montesarchio, in provincia di Benevento, in qualità di relatore di un convegno intitolato Immigrazione ed identità, insieme a Massimo Pacilio, professore di storia e filosofia, Fabrizio Fiorini, direttore de L'Uomo libero, Nicola Cospito, professore di lettere e filosofia, Adriano Tilgher, segretario del Fronte nazionale.
Su questo interessante convegno, tenuto nella seconda giornata di Campo Hobbit, in quel di Montesarchio,  ci manda un personale contributo che pubblichiamo.



È ora di costituirmi alla autorità. Sono colpevole, maledettamente colpevole di presunzione. Tuttavia, prima di consegnarmi alle vostre condanne, vi racconto una storia.
In qualità di redattore di Ordine Futuro, partecipo al quarantennale del Campo Hobbit organizzato, come tradizione comandò salvo successive modifiche, in quel di Montesarchio, nel beneventano.
Marina Simeone, figlia del celeberrimo Generoso, riesce a riunire i principali fautori di quel mondo metapolitico che fu definito, volgarmente, “neo-fascista” ma, razionalmente, indecifrabile.
Buona gestione dell'evento: stand, tavolate, gazebo delle conferenze, e birra, tanta sacra birra. Anzi, a ben pensarci l'unica dimostrazione della esistenza di divinità, in quell'ambiente, era proprio la birra, così fresca, così ricca di bollicine che ti solleticavano lingua e palato combattendo le volontà di qualche divinità un po' malandrina che illuminò un po' troppo le giornate con un mix di raggi UVA e UVB che hanno messo a dura prova la purezza della candida pelle bianca delle giovincelle ivi presenti.
Beh, non tante: considerando anche l'altra specie umana, i ragazzi non erano moltissimi, tutt'altro. Chi si aspettava un Campo Hobbit in stile 1977 con tanti giovani e pochi anziani, o saggi, sarà rimasto fortemente deluso; prevedibile? Non so.
La seconda giornata ha visto il susseguirsi di talune tavole tematiche, erroneamente definite “rotonde” sebbene palesemente rettangolari, ma fa niente, dicono che la consecutio temporum nelle congetture mentali non debba aver riscontro nella realtà. Va' a capirli, questi saggi.
Viene sollevata la classica, e tediosa, questione putiniana, analizzando il buon Vladimir come salvatore della Sacra Europa e possibile modello da cui attingere. Peccato che l'Europa non sia più sacra e che il simpaticone palestrato russo non sia interessato a noi né alla destra italiana. Destra? E vabbé, sono nostalgici, mica come me dichiaratamente “Non nostalgico poiché ho un quarto di secolo sulle spalle. Probabilmente, nel Ventennio, sarei stato il primo oppositore”. È risaputo -  e chi non lo sapesse, lo sappia (cit.) - che sono un semplicissimo osservatore politico, un po' presuntuoso ma tra l'altro sono povero e non mi rimane che perdermi nei sofismi per poi condannarli. Ipocrisia e coerenza ipocrita.
                    Prego, la parola al ragazzo. Nome e cognome.
                    Daniele Martignetti. Sicuri che la soluzione sia attingere e aspettare un salvatore? Non sarebbe forse meglio esser forti e presuntuosi ed esser noi il modello? Vedete, tra l'altro, Putin non mi sta nemmeno molto simpatico, e non credo sia un forte: basti vedere che Erdogan, molto meno sponsorizzato, non ha esitato ad abbattergli un aereo.
                    Grazie dell'intervento, però non usciamo fuori tema.
Peccato, tuttavia, che la questione putiniana non fosse stata posta da me ma da loro stessi, i saggi, che incalzano, togliendosi qualche sassolino dalla scarpa:
                    Bisogna sempre attingere dal vecchio e dalla tradizione. Apprezziamo le idee di Martignetti ma non il suo attacco – ho evitato di scriverlo, meglio la prosa così il lettore si annoierà di più – alle radici della tradizione. E poi sei ateo, ateismo e destra sono un paradosso.
Ripeto, non hanno ben capito che io non sia tesserato con nessuno. Me ne farò una ragione, in fondo  sono un bastardo. Avrei voluto citare Nietzsche, che tanto religioso non era, però, spesso, “basta osservare il nostro interlocutore per saperci vendicati”, e il buon nichilista non meritava di morire ancora.
Rincalzo:
                    Scusate, si fa per dire, ma quale sarebbe la destra di cui parlate? Non esiste alcun contenitore di idee.
                    È qui che ti sbagli. I principi ci sono, occorre solo organizzarsi.
                    Ma se, dopo Alleanza Nazionale, non è esistito alcun elettore!
                    Sbagli, perché noi (bla bla bla).
In sostanza, i savi sostengono che dopo quel famoso 13,5% finiano sia esistita una destra altrettanto forte; chissà, magari a me era staccata la televisione o la Rai mi forniva notizie false – il che potrebbe anche essere – però di alternative a una idea – bislacca, modificata, deturpata, ma paradossalmente forte nella società ipocrita – non ne ricordo a differenza di gente come Meloni, Salvini et similia.
Salvini... stendo una coperta pietosa in piena estate.
Ma il bello deve ancora venire. Conscio che il fulcro della mia conferenza pomeridiana sarebbero stati due esperimenti sociali ovvero la Teoria della Identità sociale e il Modello Zimbardo, il mio genio partorisce una Idea: l'esperimento ve lo faccio io. Inizio a parlare con molte persone nella maniera più libera possibile. Sono dieci, tra cui tre ragazzi e sette anzianotti (o saggi, conta l'età cerebrale), e ripeto a tutti la stessa frase: “L'articolo due della nostra Costituzione sancisce l'eguaglianza formale e sostanziale. L'articolo due recita 'Tutti i cittadini eccetera eccetera'”.
Sì, l'articolo due. Lo ripetevo così insistentemente che mi sarei aspettato un clamoroso “No, fermo! L'articolo tre! Il due parla dei diritti inviolabili dell'uomo...”. E credetemi, curavo bene la cadenza tonica sì da accentuare il mio errore nei neuroni dell'interlocutore.
Quali i risultati?
I tre ragazzi mi hanno corretto sul colpo, i sette savi si sono limitati a controbattere con sofismi evoliani, hitleriani e biologici.
Non pago, e dopo aver pagato diverse birre, ripeto la stessa cosa in conferenza.
                    Beh – dico tra me e me – dinanzi a una cinquantina di persone qualcuno se ne accorgerà e mi contesterà.
Nulla cosmico. Nessuno conosce la nostra Costituzione, però tutti vogliono combattere il sistema adoperando i suoi mezzi – Facebook, smartphone, internet... - ma nessuno adopera il suo aratro più laborioso, la carta costituzionale.
Visto che il pollo è cotto, essendo notoriamente provocatore come un enzima che inserito in un corpo estraneo scatena una determinata reazione, rincalzo.
                    L'Isis agisce come molti gruppi extraparlamentari e vi dimostro come.
Sorvolo sulla dimostrazione, nessuno mi dice: “Insomma, io ho letto i manuali dello Stato Islamico”. No, nessuno ha letto, però l'immigrato è terrorista e il terrorista è immigrato.
Inizio a scoraggiarmi, Eolo abbatte la sua ira contro il cavo che alimentava l'elettricità nel microfono per ben due volte. Avrei voluto ringraziarlo, ma metti che avesse desiderato qualche sacrificio...
E fu così che non immolai nessuno a Eolo, sebbene il desiderio poco recondito.
Durante la mia conferenza, ho esplicato due miei postulati, ovvero:
1)                 “Uno Stato che si rispetti deve riconoscere le differenze razziali ed etniche”;
2)                 “Uno Stato che vuol mantenere la legittimazione a esistere deve AMMETTERE per iscritto che occorra salvaguardare le razze”.
Ho anche sottolineato che “Mongoloide non è una offesa così come non lo è mogolo. Una è una razza, l'altra una nazionalità”, ma niente, loro vogliono esser liberi di dirlo.
Ma esiste un terzo postulato che dichiaro oggi, il più importante, dopo accurata analisi sociale della categorizzazione poco identitaria neofascista: “Per fare la guerra, occorrono le armi. Per fare l'amore, occorrono due membri. Per cambiare il sistema, occorre conoscere il sistema”.

Salvo che qualcuno non sia in mala fede, ma non credo, erano tutti così devoti.

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