martedì 7 marzo 2017

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Salvini torna a Napoli e sfida Bossi

Sabato il comizio di Noi con Salvini a Napoli nonostante gli attacchi del sindaco Luigi De Magistris e le minacce degli antagonisti dei centri sociali. Le perplessità del fondatore Umberto Bossi, ma per i fedelissimi del felpato Salvini è solo un invidioso che ha fallito.
Il collega Antonio Rapisarda, dalle colonne de Il Tempo, con un interessante articolo che proponiamo per intero, grazie alla segnalazione di Emanuele, nostro affezionato lettore romano, ci descrive cosa cova sotto la prima ufficiale di Noi con Salvini all'ombra del Vesuvio, dove tra scena e retroscena c'è di mezzo un parricidio.


Se l'incidente di percorso – i cori goliardici da stadio immortalati nell'ormai celebre video alla festa leghista di Bergamo – è stato già superato politicamente, con la formazione di un nucleo salviniano rigorosamente made in Napoli, l'obiettivo dei dirigenti di Noi con Salvini adesso è assicurare al “capitano” il pienone al Palacongressi della Mostra d'Oltremare per la prima manifestazione ufficiale di NcS sabato prossimo. Il motivo? Perché proprio la capitale dell'ex Regno delle due Sicilie rappresenta per i dirigenti leghisti, che da un mese lavorano all'evento, una delle tappe più significative per la definizione del ruolo di Matteo Salvini rispetto alla coalizione che vogliono di destra-centro. «Per l'esattezza è il contrappunto rispetto a quelli che pensano che non ci possa essere una leadership nazionale semplicemente perché uno è nato segretario della Lega Nord – spiega un big di via Bellerio a Il Tempo -. Mentre ormai sono due anni che si sta lavorando sul territorio come ormai non fa più nessuno, da Trento a Siracusa». La prova di piazza a Napoli, insomma, è qualcosa di più di un discorso di agibilità politica: diritto messo in dubbio dal primo cittadino Luigi De Magistris (che ha ingaggiato un durissimo scontro con il leader della Lega ma che ha dovuto sottostare alla decisione del prefetto di accordare la piazza) e letteralmente minacciato dai centri sociali napoletani che con la mobilitazione “Mai con Salvini” intendono consegnare fisicamente «il foglio di via» al segretario del Carroccio. Dal capoluogo campano si capirà oltretutto l'entità della costola meridionale con cui il leader della Lega due anni fa ha lanciato la propria proiezione come leader identitario dei “popoli italiani”. Un'esperienza con alti e bassi, a guardare i risultati, tanto che c'è chi ha messo in discussione la prosecuzione stessa di NcS.
 Elemento, questo, non condiviso dagli insider: «Non solo con questa manifestazione rilanciamo Noi con Salvini – continua la fonte – ma da qui, come ha annunciato ieri Salvini dalla Russia, inizia una partita politica con cui si deciderà qual è il perimetro della coalizione». Anche per i leghisti, insomma, e nonostante proprio i governatori del Nord insistano sui referendum autonomisti, non esiste alternativa a Renzi e 5 Stelle che non comprenda il Meridione: «Noi siamo rimasti in attesa di capire che cosa succedeva alle forze politiche tradizionali del Mezzogiorno: vorrei ricordare, ad esempio, che in Basilicata il cosiddetto centrodestra non riesce ad ottenere nemmeno un consigliere provinciale né a Matera né a Potenza. Da parte nostra proviamo a metterci a discussione con personalità – da Angelo Attaguile ai giovani Gianluca Cantalamessa, Rossano Sasso e Domenico Furgiele – che stanno dimostrando tutta la vivacità del nostro progetto». Ma c'è anche un terzo livello di lettura del perché l'altro Matteo ha scelto di puntare su Napoli.
 Un motivo tutto interno a “casa Lega” dove non si fermano i brontolii sull'apertura in chiave nazionale del progetto di Alberto da Giussano. «Ormai il fatto che stiamo facendo una cosa al Sud, che per la Lega non rappresenta alcun costo né richiede altro onere è un fatto metabolizzato, se non da quelli che tentano di utilizzare i cosiddetti “residuali”...». Ossia? «Quelli che non hanno capito che quando mettiamo sui social un post di Noi con Salvini l'80% dei “mi piace” proviene dalle sezioni di Bergamo o del Veneto...». La critica all'apertura al Meridione, insomma, «è il problema di “uno” che viene strumentalizzato in alcuni casi e basta...». Quell'uno, però, non è uno qualsiasi: è Umberto Bossi, il fondatore. Non importa, secondo i salviniani di stretta osservanza. Del resto è colui che «non è riuscito a fare, provandoci, la stessa cosa che Noi con Salvini ha fatto in due anni nel Sud

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