domenica 12 marzo 2017

Il sacrificio di Storace: non mi candido

A poche settimane dalla nascita del Movimento Nazionale per la Sovranità, movimento politico nato dall'unione di Azione Nazionale, movimento fondato dai cosiddetti quarantenni sconfitti all'ultima assemblea della Fondazione Alleanza Nazionale guidati dall'ex sindaco di Roma Gianni Alemanno con la Destra, Francesco Storace, in un editoriale  diffuso da Il Giornale d'Italia, che riportiamo per intero, annuncia la sua intenzione di non candidarsi più alle prossime elezioni politiche ed alle prossime regionali, dedicando anima e corpo per la crescita del nuovo movimento politico.
 Un segnale forte lanciato da Storace al fine di far crescere il nuovo soggetto politico al di là delle legittime ambizioni personali



A poche settimane dalla nascita del Movimento Nazionale devo qualche riflessione a quel mondo che per circa dieci anni si è ritrovato sotto le insegne de La Destra.
Portiamo con noi, orgogliosamente, uno stile comunitario con cui dobbiamo "contagiare" anche la nuova creatura politica. Innamorarci del progetto più che dei destini personali. E non è un caso che io abbia maturato la decisione di non candidarmi alle prossime politiche come alle regionali. Per dare il segno di una volontà di far crescere il nuovo soggetto aldilà delle ambizioni personali, che certo non sono io a voler giudicare riprovevoli. Ma ci vuole qualcuno che si dedichi innanzitutto alla baracca.
Con questo spirito dico a quella comunità di riuscire ad esaltare il valore del sacrificio, di continuare ad anteporre la militanza alla carriera, il "noi" all'"io", l'Italia al partito.
Abbiamo una grande missione da compiere e il fatto che nel nuovo partito sia indicato sin dal nome l'obiettivo - la sovranità - deve renderci consapevoli che quelle idee che professavamo solitariamente fino a pochi anni addietro, oggi sono patrimonio di tutti. La Lega parlava solo di federalismo, altri sostenevano addirittura Monti mentre noi sfilavamo in piazza per la sovranità monetaria.
Ora, contribuiamo a costruire il Movimento Nazionale. So che in periferia avremmo potuto fare di meglio, io e Alemanno, nel nominare segretari regionali; abbiamo sacrificato alcune figure-simbolo per noi - cito Massimiliano Meloni in Lombardia come Ernesto Pezzetta in Friuli, oppure Giovancarmine Mancini in Molise e Vincenzo Mancusi in Basilicata - che avranno comunque soddisfazione nel loro impegno politico. Ma sarebbe stato ipocrita, come pure qualcuno suggeriva, nominare coppie di "cocordinatori" regionali: sarebbe stata una pessima partenza.
Più che incarichi, dobbiamo condividere un destino. Nessuno ci ha costretto a stare insieme, perché lo abbiamo scelto con le nostre teste, con un percorso che è stato deciso in modo unanime. I militanti de La Destra hanno saputo soffrire (molto) e gioire (poco), e solo per questo saranno rispettati nel prosieguo di questa avventura politica: del resto, abbiamo preteso di poter essere rappresentati col 50 per cento dei membri dell'assemblea nazionale e degli organi collegiali per avere garanzie sulla linea politica e non certo sulle seggiole.
Ecco perché siamo felici di aver fondato il Movimento nazionale: e fondamentale sarà l'appuntamento del 25 marzo contro questo modello europeo. Nel corteo di Roma non saremo più soli a urlare la nostra rabbia contro chi affama il nostro popolo; ma ci sarà tanta gente di destra a sfilare con noi, gente che prima militava altrove. Nel nome delle idee che professiamo ritroviamo tanti vecchi e nuovi amici con cui combattere la buona battaglia nel nome della Patria offesa da Bruxelles.
Finalmente arriva il nostro momento, quella rivoluzione - che è prima di tutto culturale, morale e poi politica - che sembrava un sogno impossibile da realizzare.

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