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In morte di Giuliano Giuliani, il sindaco missino di San Severo

Si racconta che in uno dei 25 aprile da sindaco di San Severo, Giuliano Giuliani avesse ascoltato dalla sua stanza del Municipio le note di “Bella ciao”. La banda la stava suonando come ideale colonna sonora della giornata di festa. Almeno, lo stava facendo prima di essere ripresa “calorosamente” dal primo cittadino, che intimò un repentino cambio di motivo musicale. “L’inno di Mameli, quello devono suonare”, avrebbe ammonito con tono tutt’altro che conciliante il sindaco.
La vicenda potrebbe essere soltanto una specie di leggenda metropolitana. Ma descrive benissimo personalità e carisma del primo sindaco missino del centro dell’Alto Tavoliere, che questa notte si è spento dopo aver lottato come un leone contro il male che l’ha strappato via alla sua famiglia e alla sua comunità umana e politica. La destra, per Giuliano Giuliani, non era infatti una collocazione partitica né una lista in cui trovare posto in occasione delle elezioni. La destra era un luogo di cultura e di passione, di valori e di battaglie. La sua destra era appunto una comunità umana prima ancora che politica. Era una famiglia, e come tale l’ha vissuta fino alla fine.
Avvocato dalla mente finissima, fece della sua casa un monumento alla cultura politica. Guardare la sua libreria per monti “camerati” è stato un privilegio, per qualità e quantità dei testi collezionati. Circostanze in cui Giuliani sembrava essere come rapito da lunghe discussioni sulle idee, gli autori, i contenuti. Perché per lui la politica non era gestione dell’esistente né sterile amministrazione, ma visione del mondo. Una visione tutta dalla parte dei “vinti”, di coloro i quali l’arco costituzionale aveva confinato nell’angolo degli impresentabili dopo il crepuscolo della sconfitta del secondo conflitto mondiale. Un angolo che per Giuliani restò sempre motivo di orgoglio e mai di vergogna. 
Determinato e fiero partecipò a quella rivoluzione che portò alla guida di molte Amministrazioni comunali uomini del Movimento Sociale Italiano. Una classe dirigente che coincise con la stagione di governo del centrodestra in Capitanata, dopo la nascita di Alleanza Nazionale. I post missini seppero imporsi come avanguardia della coalizione di centrodestra, interpretando meglio e in modo più efficace il sentire delle loro comunità rispetto agli alleati di Forza Italia, per almeno un decennio spettatori dello strapotere della destra, politicamente ed elettoralmente. Paolo Agostinacchio a Foggia, Salvatore Tatarella a Cerignola, Giuseppe Moscarella ad Ortanova furono assieme a lui i protagonisti di un’ascesa inaspettata eppure travolgente. La rottura della conventio ad excludendum del pentapartito aveva liberato energie e competenze. I ragazzi del Fronte della Gioventù anche nelle realtà locali si imponevano, facendosi beffa proprio della discriminante antifascista che li aveva condannati a una lunghissima opposizione.
Giuliano Giuliani amministrò il Comune di San Severo per due mandati pienamente dentro la logica del passaggio dalla “protesta alla proposta” ed amando la sua comunità in modo viscerale. Anche dopo la fine della sua sindacatura continuò ad occuparsi delle vicende amministrative, con la stessa passione con la quale ricoprì l’incarico di primo cittadino. Si rammaricava di un’attenzione non all’altezza di ciò che la sua comunità meritava da parte di chi governava Palazzo Celestini. Una sofferenza che mostrava senza veli, senza reticenze. Lo spirito del militante, del combattente non lo ha mai abbandonato, neppure nelle ore più buie. 
Il suo spirito fermo ma sempre incline al dialogo gli valse la stima anche dei suoi avversari politici, che in un lungo andirivieni nel tempo della malattia hanno affollato la sua casa, in un tributo di gratitudine di quelli che si riservano a coloro i quali hanno saputo scrivere una pagina importante di storia. Giuliano Giuliani ha salutato la sua San Severo con accanto la sua famiglia, a cominciare da sua figlia Anna Paola, divenuta nel frattempo assessore comunale alla Cultura del Comune di Foggia, e dai suoi nipoti. 
Forse commise qualche errore nella sua esperienza amministrativa. Sbagliò come sbagliano coloro i quali lottano e credono. Ma seppe mantenere la sua intima coerenza ideale, non aderendo né al Popolo della Libertà né a Forza Italia dopo lo scioglimento di Alleanza Nazionale. Non lo ammise mai, ma probabilmente farlo avrebbe significato tradire le radici di una vita. Seppe allevare ed educare una generazione, facendone uomini e donne. E l’affetto trasversale ed incondizionato della sua San Severo dimostra oggi che quel lavoro non fu vano, che la sua bandiera continua e continuerà a sventolare. Perché i vessilli non sono ammainati mai quando si vince.
Paolo Ruotolo

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