venerdì 23 dicembre 2016

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La vittima Mattarella si scorda la strage mafiosa

(G.p) Era il 23 dicembre del 1984. Il rapido 904 proveniente da Napoli e diretto a Milano, strapieno di viaggiatori che andavano a trovare i loro cari per le feste di Natale, non giunse a destinazione. Nella galleria di San Benedetto Val di Sambro esplose una bomba a timer. Una strage di mafia, ma che a tutti i costi doveva essere fascista. Morirono diciassette persone innocenti.
Come tradizione vuole, ogni anno, in occasione del 23 dicembre nell'atrio della stazione centrale di Napoli Centrale vi è una partecipata cerimonia commemorativa della strage sul treno 904 e come  da costume, ogni anno viene letto un messaggio del Presidente della Repubblica che commemora le innocenti vittime di questa strage. Quest'anno, come ci racconta dalla sua pagina face book il blogger Norberto Gallo, con un post che pubblichiamo per intero, non ci è stato nessuno messaggio da parte del Presidente Mattarella.

Vengo or ora a sapere che Mattarella non ha mandato alcun messaggio per la commemorazione della strage del rapido 904, perché a dire della sua segreteria non era stato avvertito per tempo. Non male per una strage avvenuta appena poco più di trent'anni fa e commemorata tutti gli anni da allora..."



Una strage di mafia, quindi, ma che a tutti i costi doveva essere fascista. A lungo infatti gli investigatori tentarono di incastrare un attivista missino napoletano come fornitore dell'esplosivo Il 1984 è senza dubbio l’anno che ha segnato la vita di Massimo Abbatangelo l’unico deputato effettivamente arrestato dopo l’autorizzazione concessa dalla Camera ma la sua resta, nell’essenza, una vicenda kafkiana piuttosto che orwelliana. Perché nel corso del 1984 diventa definitiva la condanna per un antico attentato notturno (datato 1971) alla sezione del Pci di Fuorigrotta, uno dei quartieri napoletani in cui più aspra era la contesa per il controllo delle piazze: lui, consigliere comunale, era il proprietario dell’auto usata. Almirante lo accompagna alla porta del carcere in cui resterà chiuso per nove mesi per poi essere affidato ai servizi sociali. Intanto alla fine dell’anno, la notte tra il 23 e il 24 dicembre, nella stessa galleria in cui era esplosa una bomba a bordo del treno Italicus dieci anni prima, si è consumata quella che passerà alla storia come la strage di Natale. Una strage organizzata dalla mafia. Il “cassiere” Pippo Calò è stato condannato all’ergastolo (nella sua villa di campagna furono trovati congegni a tempo simili a quelli usati per l’innesco dell’ordigno usato), un paio di mesi fa Totò Riina ha ricevuto un ordine di custodia cautelare come mandante della strage. L’ipotesi accusatoria iniziale del pm PierLuigi Vigna è che per organizzare l’attentato Cosa nostra si fosse appoggiata a un clan camorristico (il treno partiva da Napoli) per la fabbricazione e il collocamento dell’ordigno. E’ così è arrestato, insieme a un paio di sodali, Peppe Misso, un bandito dalle dichiarate simpatie fasciste, grande rapinatore (suo, in collaborazione con il nipote di Gerlando Alberti, il colpo al Monte di pietà del Banco di Napoli). Il ragazzino accusato di aver piazzato la bomba sul treno, un pupillo di Misso, era invece morto ammazzato in quel lasso di tempo. Le indagini arrivano ad Abbatangelo: nel corso di una perquisizione della sua villetta di Marechiaro, in sua assenza, la Digos trova un borsone con armi ed esplosivo su un terrazzo di libero accesso. Un borsone che alcuni vicini confermano di non aver visto in precedenza.

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