venerdì 14 ottobre 2016

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Unioni civili tra persone dello stesso sesso, dietrofront della Lega: i sindaci non saranno puniti


(G.p)La Lega Nord per l'indipendenza della Padania, secondo quanto stabilito dal felpato Matteo Salvini è contraria alle unioni gay ed ha dato ordine ai suoi sindaci di non celebrare i riti civili in municipio, pena l'espulsione dal partito. Poi succede che  Maria Scardellato, sindaco di Oderzo, in provincia di Treviso unisce civilmente una coppia gay ed anche la collega Silvia Sussanna sindaco di Musile faccia la stessa cosa. Teoricamente i due sindaci leghisti dovrebbero essere fuori dal partito, in virtù di quanto stabilito da Matteo Salvini. Invece non ci sarà, salvo sorprese, nessuna espulsione, nessun ammonimento, manco un richiamo ufficiale per i due sindaci ribelli che con la loro obiezione di coscienza hanno spaccato a metà il Carroccio tra favorevoli alla celebrazione di unioni civili tra persone dello stesso sesso nel pieno rispetto della legge ed ossequianti delle disposizioni di via Bellerio come ci racconta il Corriere della Sera, con un interessante articolo che riportiamo per interno.


Secondo Matteo Salvini, il lìder màximo, «se un sindaco si presta scientemente a questo giochino dei matrimoni gay, ha poco a che fare con la Lega». Il segretario nathional Gianantonio Da Re aveva subito avvertito tutti: «La Lega ha questo che la distingue dagli altri partiti, che ci sono dei principi chiari e una linea precisa ». E il segretario di Treviso, Dimitri Coin, aveva già pronunciato inappellabile sentenza di condanna: «Maria Scardellato (sindaca di Oderzo che con la collega di Musile Silvia Susanna nei giorni scorsi ha unito civilmente una coppia gay, ndr.) si pone fuori dal partito. Ci saranno sicuramente delle ripercussioni perché il partito è più importante del singolo sindaco». E invece. Non ci saranno espulsioni, ammonimenti, neppure un richiamo ufficiale per le due sindache ribelli che con la loro «obiezione di coscienza» nei confronti dei diktat del partito hanno spaccato a metà il Carroccio, tra favorevoli nel nome del rispetto di una legge dello Stato, contrari in ossequio all’ortodossia di via Bellerio, mezzi-e-mezzi che stanno col cuore vicino alle imputate ma con la testa al fianco di chi regge il bastone del comando.

Spiega proprio Da Re, che pure ha fama di segretario dal pugno di ferro: «Questa è una fase in cui è più importante costruire che distruggere. Stiamo rifondando la Lega dalle fondamenta dopo le note vicende (la diaspora di Tosi & co., ndr.) e questa è la mia prima preoccupazione. Dunque no, non ci saranno provvedimenti né nei confronti di Scardellato, né nei confronti di Susanna, anche se certo hanno fatto arrabbiare la segreteria e anche parecchi militanti. Sia chiaro: noi non ce l’abbiamo con gli omosessuali, rispettiamo tutti e difendiamo i diritti civili. Ma non possiamo appoggiare una legge che è il viatico alle adozioni gay, dell’utero in affitto, della messa in discussione della famiglia naturale e tradizionale. Per noi è inaccettabile. Le due sindache avrebbero fatto meglio a delegare qualcun altro». La strategia è quindi quella di lanciare forte e chiaro il messaggio a tutti i primi cittadini, così che nessuno in futuro possa dire «non sapevo», ma senza arrivare alle estreme conseguenze di una cacciata che nessuno vuole, perché è coinvolto un Comune storicamente importante nello scacchiere della Lega trevigiana (Oderzo, 20mila abitanti, il fu feudo di Bepi Covre) e perché tra le accusate c’è la Delfina del vice presidente della Regione Gianluca Forcolin, Silvia Susanna. «Io avrei esercitato l’obiezione di coscienza - aveva detto ieri Forcolin - ma non è obbligatorio e non c’è alcuna circolare che dica che chi celebra le unioni civili è fuori dal partito. Chi lo fa non va crocifisso, Susanna ha la mia piena fiducia». E lei, con buona pace di Salvini e di Da Re, tira dritto. Anzi, addirittura rilancia: «Unendo Lucia e Beatrice ri- tengo di aver fatto il mio dovere di sindaco, non ho niente di cui pentirmi. Anzi. La prossima unione civile è fissata per il 7 gennaio, se sarò disponibile la celebrerò io, altrimenti lo farà il vicesindaco. Un conto è avere un’idea politica - prosegue - altro è metterla in pratica: quando i cittadini vengono a chiedermi informazioni sulle unioni civili, come faccio a guardarli negli occhi e dire loro: “Guardate, l’unione la facciamo in un ufficetto dell’anagrafe e se ne occupa un funzionario perché il mio partito alla vostra unione non crede”? Le persone e la loro umanità vanno rispettate. Salvini parla di coscienza e io alla mia coscienza mi sono appellata, dopo aver consultato la sezione. La Lega fa dietrofont sulle sanzioni? Non lo so, nessuno dei segretari mi ha chiamato».

Con questi presupposti, si rischia uno tsunami, perché lontano dalle orecchie dei colonnelli sono molti gli amministratori del Carroccio sensibili all’argomento, un po’ per spirito liberal, un po’ per timore di ripercussioni rispetto agli obblighi previsti dalla legge. E mentre i Giovani Padani si fanno sentire al fianco di Salvini («I sindaci della Lega devono ribellarsi a questa folle imposizione dello Stato Centrale, tesa a distruggere la famiglia: giù le mani dai bambini») il vice segretario federale Lorenzo Fontana prova a suggerire una via d’uscita ecumenica: «Scardellato e Susanna hanno fatto la loro scelta politica, che io considero un errore. Ma possono rimediare, mettendo in campo con le loro amministrazioni qualche bella azione a sostegno delle famiglie numerose del loro territorio, che hanno bisogno di aiuto».

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