venerdì 7 ottobre 2016

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Almirante e non solo Se torna di moda il Movimento Sociale


(G.p)Cosa spingeva un ragazzo a scegliere di entrare nel Movimento Sociale Italiano? Cosa spingeva un giovane a rifiutare il voto clientelare, l'ideologia dominante ed avvicinarsi alla fiamma tricolore, non avendo vantaggi personali o politici in cambio? A queste domande, con il nobile obiettivo di definire chi era il missino, a settanta anni dalla nascita del Movimento Sociale Italiano cerca di dare risposte il collega Marcello Veneziani, con un interessante articolo, pubblicato sul quotidiano romano Il Tempo.
Articolo che proponiamo per intero.



Ma cosa spingeva un ragazzo a voltare le spalle al proprio tempo e ai suoi tabù e scegliere di entrare nel Movimento Sociale Italiano? Cosa spingeva un giovane o un anziano - nel dopoguerra e fino a vent'anni fa - a rifiutare il voto clientelare e ribellarsi al potere, alla retorica e all'ideologia dominante e avvicinarsi alla fiamma tricolore pur sapendo di scottarsi? Non aveva vantaggi personali o politici né riconoscimenti, lo facevano sentire un esule in patria, un alieno o perlomeno uno che aveva sbagliato epoca. Il missino doveva destreggiarsi tra divieti mentali e a volte persino legali, marchiato d'infamia in una cittadella assediata, emarginato, dalla parte del torto... 
A settant'anni dalla nascita del MSI quella ci pare la vera domanda da porsi, e la ragione più significativa per raccontare la storia di un partito differente, fuori dal coro del politicamente corretto. Il cuore di quell'attenzione speciale per l'MSI non si esaurisce alla storia di un partito e un movimento; ma riguarda loro, i ragazzi, il popolo missino, quella comunità di amanti dell'Italia non ricambiati, quella minoranza in disparte, coi loro ideali, i loro sentimenti, la loro rabbia. Non è facile immaginare oggi cosa spingesse quei ragazzi, di più generazioni, non solo combattenti o militanti della repubblica sociale o del passato fascista, ma anche ragazzi che non fecero in tempo a combattere o che nacquero dopo, a babbo morto, a scegliere la strada più ardua, a volte pericolosa, sapendo di essere considerati "dalla parte sbagliata". Eppure furono tanti, nell'arco di tre generazioni - mezzo secolo d'Italia - che transitarono da quell'esperienza o che vi restarono legati tutta la vita; e tanti tra i ragazzi di oggi hanno avuto i loro padri, i loro nonni, i loro famigliari che votarono la fiamma, frequentarono le sezioni, parteciparono a cortei e comizi di piazza, affissero manifesti, diffusero giornali e volantini, condivisero quei canti e quei simboli, rischiarono la vita per la loro oscena passione ideale. 
A loro, a lui, militante ignoto, è dedicata la mostra e il suo catalogo, i video, i convegni. A lui al suo fiero sentimento politico, a loro e a quella fiammeggiante passione ideale. Al suo candore solare, al loro ardore nazionale e sociale, rivoluzionario e conservatore. Non furono i migliori d'Italia, lasciamo stare i toni celebrativi, ma ebbero tre pregi che li resero diversi: scelsero a viso aperto la parte più scomoda, nel nome di una ribelle fedeltà; tennero accesa la passione d'Italia anche quando era spenta, svilita e negata, sventolando nelle piazze il tricolore; considerarono la politica non come carriera ma come testimonianza d'onore. Di quel popolo e della sua dignità vogliamo salvare il ricordo. E nutrire qualche nostalgia per l'avvenire...

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