sabato 17 settembre 2016

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Salvini carica la Lega: "L'alternativa siamo noi Parisi? No, meglio soli"


(G.p)L'alternativa al governo di centro sinistra di Renzi, secondo Matteo Salvini, è quella incarnata dal modello di governo regionale di Liguria, Lombardia e Veneto, che rappresentano un centro destra di lotta e di governo. Per questo motivo ha riunito a Pontida i tre governatori del Nord rimarcando evidenti differenze con il progetto politico di Parisi, come ci racconta, con un interessante articolo, il collega Paolo Bracalini, dalle colonne de Il Giornale.

Questa è l'alternativa unica e vera a Renzi», quelli di Parisi invece sono tentativi «di cui non si sono canora capite le idee né soprattutto i compagni di viaggio», e verso i quali il leader della Lega non nutre particolari «ansie», ma piuttosto molti sospetti di inciuci post-referendum con Renzi.

Tanto da riunire a Pontida i tre governatori del Nord (Maroni, Zaia, Toti), nella storica configurazione Lega-Forza Italia, proprio nel giorno della convention di Mr. Chili a Milano per rimarcare tutta la distanza e la diffidenza del centrodestra di governo (regionale) e di lotta (Salvini), verso il progetto di Parisi. Per l'occasione il leader leghista sfoggia la maglietta «Sono un populista», etichetta che sembra non dispiacere ai tre governatori, anche se in versione più soft («populismo moderato» dice Maroni, «populismo responsabile» è la variante di Toti).

E che va letta ancora in chiave anti-Parisi, il moderato che vuole «rigenerare il centrodestra». Il sostantivo fa inorridire il segretario del Carroccio: «La parola centrodestra mi fa venire l'orticaria, è una categoria vecchia, superata, stanca. E poi già il fatto che c'è un partito che si chiama Nuovo Centrodestra e ha dentro Alfano, ti toglie la voglia di usare quel termine». Ma anche il verbo provoca fastidio a Salvini. «Non c'è niente da ricostruire, il modello lombardo-veneto e ligure è qualcosa che già ha dimostrato di funzionare e che noi proponiamo a livello nazionale», altri propongono idee ma «non servono convegni, servono risposte rapide. Chiederemo agli ipotetici futuri alleati di questa alleanza identitaria, sovranista e orgogliosa uno sforzo di chiarezza: o con Merkel o senza la Merkel, o con l'euro o con una moneta più giusta in tasca, o servi delle direttive Ue o sovrani. Non si può tenere il piede in due scarpe, stare da una parte del marciapiede a Roma e dall'altra a Bruxelles, e siccome mi sembra che Parisi abbia scelto il lato del marciapiede, ed è quello sbagliato... Auguri».

L'apertura al contributo di «idee per il futuro» dalla convention milanese è solo un gesto di cortesia minima, la Lega guarda a Parisi con estrema circospezione. Rafforzata dall'identikit della platea di Milano: «Piuttosto che condividere la strada con gente come quella che c'era da Parisi, con Scajola, con Miccichè e Formigoni, o con i difensori dell'Europa come Tajani, è meglio essere soli e orgogliosi con una strada più in salita che con certi compagni di viaggi» dice Salvini ai microfoni di Radio Padania, chiamando il popolo leghista a raccolta per il raduno di domenica, ventennale della marcia sul Po del '96. E l'alleanza con Forza Italia, che non è solo Toti ma anche quella che guarda all'ex candidato sindaco di Milano? «Sono nodi che vedrò di sciogliere domenica, a Pontida: aspetto una marea di gente. Occorre essere in tanti, determinati e con le idee chiare. Di nemici e trappole siamo circondati. Io paura non ne ho, non devo dire grazie a nessun potere forte, nessun banchiere, nessun massone, nessun lobbista». Poteri che invece il segretario leghista vede agitarsi, anche nel centrodestra, in vista di un nuovo governo di coalizione. «Chiunque in futuro voglia stare con la Lega deve chiarire che dopo la vittoria del No al referendum si va immediatamente a votare. Basta con i governi marmellata».

Appelli e slogan che partiranno dal pratone di Pontida domani, attesi «ancora più pullman degli anni scorsi», qualche «ospite particolare». Non Marion Le Pen, impegnata in Francia, ma alcuni alleati azzurri (Toti, diversi sindaci), poi la mamma di Buonanno, «una signora piemontese attivissima, che ha perso un figlio, ma lascia una grossa eredità alla Lega»

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