lunedì 19 settembre 2016

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“L’alternativa ad Angela Merkel per la Germania siamo noi”

(G.p)All'indomani della nuova sconfitta elettorale della CDU-CSU di Angel Markel e della nuova ottima affermazione del movimento patriottico ed euro scettico di Alternative fur Deutschland il collega Alessandro Sansoni, in esclusiva per Limes rivista italiana di geopolitica intervista Frauke Petry, novella Marine Le Pen in salsa tedesca, giovane leader di AFD.
Intervista che riportiamo fedelmente.



Frauke Petry è la giovane leader di Alternative fur Deutschland, la nuova formazione politica di destra che sta dando filo da torcere alla CDU-CSU di Angela Merkel, scompaginando il quadro politico tedesco, tradizionalmente piuttosto stabile, e che si propone come la Marine Lepen in salsa tedesca dei prossimi anni. In esclusiva per Limes ci ha concesso un’ampia intervista, dopo il sorpasso del partito della Cancelliera realizzato alle recenti elezioni del Land Mecklenburg-Vorpommern.



Dottoressa Petry, innanzitutto complimenti. I risultati conseguiti quest’anno da Alternative fur Deutschland hanno il sapore di una svolta storica per la Germania: non era mai accaduto, infatti, che emergesse alla destra della Cdu un soggetto politico dotato di un così largo seguito elettorale. E’ cambiato qualcosa in profondità nella politica e nel popolo tedesco o si tratta soltanto di un fuoco di paglia?

Sin dall’inizio la curva dei successi elettorali del nostro partito è corsa parallelamente a quella dell’innalzamento della temperatura della società tedesca. La nostra Repubblica sta vivendo la più grave crisi dai tempi della sua fondazione. Questa crisi può essere descritta come una sorta di presa a tenaglia. Da una parte abbiamo un’immigrazione di massa fuori controllo, composta prevalentemente da giovani uomini, scarsamente istruiti, provenienti dai paesi medio-orientali, che portano con sé il retaggio dei loro arcaici costumi e una visione del mondo di matrice islamica. Dall’altra abbiamo la crisi dell’Euro, che in realtà è una crisi dell’Unione Europea. L’UE è, di fatto, un vero e proprio regime centralistico ed autoritario, privo di qualunque legittimazione democratica, che prende decisioni sulla testa dei cittadini europei, senza alcun interesse nei confronti delle varie culture nazionali e che si propone di trasformare l’Europa in un continente multietnico e multiculturale. Ecco, i popoli Europei sono stretti in mezzo a questa tenaglia. Più passa il tempo, più questa crisi assume i contorni di una crisi epocale. Pertanto il successo di AfD è destinato ad aumentare.



Molti analisti, in Italia e in Europa, definiscono AfD come un partito populista e xenofobo: è una definizione esatta? Quali sono i capisaldi della vostra piattaforma programmatica? Qual è il vostro rapporto con il movimento Pegida? Siete gli eredi della Npd o dei liberali?

Queste insinuazioni sono frutto dei tentativi dei partiti dell’establishment di indurre nella gente un sentimento di paura nei nostri confronti. Ma funzionano sempre meno, perché sempre più persone stanno comprendendo sulla propria pelle che ormai la situazione non è più sostenibile. Certamente noi siamo populisti, in quanto aspiriamo a rappresentare gli interessi di queste persone. E sicuramente noi non abbiamo nulla contro quegli immigrati che giungono qui per arricchire il nostro paese con la loro intelligenze e le loro competenze, che desiderano integrarsi e che accettano di pagare le proprie bollette.

Noi siamo un partito patriottico, conservatore e liberale. Noi siamo fondamentalisti dello Stato di diritto. Noi siamo un baluardo che si erge a difesa della civiltà e della giustizia. Noi vogliamo che il popolo tedesco preservi la propria sovranità per poter scegliere liberamente il suo destino.

Per quanto riguarda il movimento Pegida (una sorta di “maggioranza silenziosa” anti-Islam n.d.r.), nei loro confronti noi manteniamo un’amichevole distanza. Non c’è alcuna collaborazione. Con l’NDP, invece, noi non abbiamo niente a che fare. In quanto eredi del liberalismo classico ce ne guardiamo bene.



Ci parli di lei: chi è Frauke Petry, la donna che sta mettendo in crisi la leadership di Angela Merkel? Sui giornali si parla molto della sua rottura con il fondatore di AfD, Bernd Lucke, che la accusa di aver spostato “a destra” l’identità del partito: cos’è accaduto veramente fra voi due?

Bernd Lucke ha dato un contributo importante alla fondazione del nostro partito ed gli ha consentito di muovere i primi passi. Con lui, però, saremmo rimasti un partito monotematico, esclusivamente anti-Euro. E così si è dovuti giungere ad una rottura. Quanto alla Merkel, non è Frauke Petry che ne sta minando la leadership, ma AfD nel suo complesso.



Il risultato da voi conseguito in occasione delle elezioni nel Land Mecklenburg-Vorpommern ha creato diffusi malumori nella Cdu-Csu. In particolare il leader della Csu Edmund Stoiber ha chiesto alla Merkel “una seria analisi del voto”. Dopo 15 anni è a rischio la leadership di Angela Merkel? Secondo lei perché la Cancelliera ha assunto all’improvviso una posizione così “aperturista” nei confronti degli immigrati, suscitando perplessità così forti tanto nel suo partito quanto nel suo elettorato?
Questa è una domanda dalle mille risposte. Il comportamento della Merkel non è soltanto dannoso per il nostro paese, ma è anche avvolto da un fitto mistero. Si può provare a darne un’interpretazione partendo da varie prospettive diverse. Ad esempio lo si potrebbe intendere come l’effetto di un’improvvisa furia umanitaria. Oppure come una mossa tattica di politiche interna, tesa a favorire il proprio partito: di fatto lei ha in questo modo reso impraticabile qualunque opposizione di sinistra – a destra già non ce n’era alcuna – e ha al tempo stesso enormemente indebolito la SPD. Ancora, può darsi che lei ambisca effettivamente a diventare Segretario Generale dell’ONU e abbia voluto daris un profilo adatto a quella carica. Magari, invece, ha una sua particolare riserva mentale contro la Germania Ovest - d’altronde lei proviene da una famiglia comunista che fu tra le massime beneficiarie del sistema della DDR e che nel 1989 avrebbe volentieri continuato a mantenere i due stati. Chissà, magari la sua è una vendetta tardiva. O ancora è possibile che abbia sviluppato sentimenti materni nei confronti dei migranti, per compensare la sua mancanza di figli. Oppure, più semplicemente, lei vuole soltanto rimanere al vertice. Costi quel che costi. E quanto più a lungo vi resterà, tanto peggio sarà; almeno per la Germania e per l’Europa.



Alla sua nascita AfD si è caratterizzato immediatamente come “partito euroscettico”. In Europa però è la Germania a dettare la linea della politica economica e non solo e, secondo molti analisti, a trarne i maggiori vantaggi. Quali sono le maggiori perplessità dei cittadini tedeschi rispetto all’UE? Condividete le politiche monetarie “espansive” della Bce di Mario Draghi?


Noi siamo e rimaniamo “euroscettici”, perché non crediamo che i vari popoli del nostro continente possano essere soggetti ad un unico governo. Anche la moneta unica è stato un errore. Noi riteniamo che il fascino e la grandezza dell’Europa stiano proprio nelle sue diversità. Non è affatto vero che “i tedeschi beneficiano dell’Euro”: la verità è che ne beneficiano le grandi imprese esportatrici e, indirettamente, coloro che vi lavorano. Le attività private dei tedeschi vengono gradualmente annientate dall’inflazione e dalla politica dei tassi d’interesse di Draghi.



Il Brexit può rappresentare l’inizio della fine dell’UE? E la Germania potrebbe decidere di uscire dall’Euro e perché?


Il Brexit è l’inizio della fine dell’UE. Quanto all’Euro, gli stati europei si erano armonizzati tra loro assai meglio prima che cominciasse questo esperimento; la moneta unica ha evidentemente soltanto creato problemi. Tuttavia, noi non pensiamo affatto che la Germania debba seguire immediatamente l’esempio inglese: lo sfascio sarebbe troppo grande. L’UE deve essere smantellata gradualmente.



Come giudica la politica di sanzioni nei confronti della Russia di Putin?

Le sanzioni contro la Russia fanno male all’economia tedesca. Noi siamo convinti che debbano essere sospese. Gli stessi americani, d’altra parte, non le applicano.





C’è un’affinità tra Alternative fur Deutschland ed altri partiti “euroscettici” di altri paesi europei? Esiste una forma di coordinamento con essi? Come giudica il Front National di Marine Lepin? Vedrebbe con favore una sua vittoria alle prossime elezioni presidenziali francesi?


Al Parlamento Europeo, noi già lavoriamo in coalizione con alcuni di questi partiti. Attraverso il Front National, noi possiamo comprendere in qualche misura quale potrebbe essere il nostro futuro. Il successo del Front, per esempio, ha prodotto un’assurda coalizione composta da tutto il vecchio establishment. Essere il partito più forte, non è sufficiente per governare. Naturalmente giudichiamo positivamente l’ascesa di Madame Lepen.



Nel 2017 si terranno le elezioni politiche in Germania. Attualmente i sondaggi accreditano AfD al 10-12%. Una percentuale di tutto rispetto. Voi sareste disponibili, eventualmente, ad entrare in un governo di coalizione?


Non siamo disponibili ad essere il partner minore di una coalizione, a chiuderci in un recinto e a farci compromettere. Le nostre istanze fondamentali – chiusura delle frontiere, respingimento degli immigrati clandestini, smantellamento graduale dell’UE – non sono negoziabili

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