giovedì 4 agosto 2016

Che errore rottamare la Fiamma


(G.p)Dopo la provocazione lanciata da Giovanni Donzelli, membro dell'esecutivo di Fratelli d'Italia Alleanza Nazionale sulla necessità e l'urgenza di superare il totem chiamato Alleanza Nazionale spingendosi fino ad affermare il via la Fiamma dal simbolo del partito guidato da Giorgia Meloni, diverse sono state le risposte ricevute da esponenti di quella che fu An, segno evidente di come la storia di Alleanza Nazionale non è una storia chiusa, come ci dimostra il collega Antonio Rapisarda, con un interessante articolo, che pubblichiamo per intero, pubblicato da Il Tempo, storico quotidiano romano.



Quelli che… quella di An non è una storia chiusa. Dopo la provocazione di Giovanni Donzelli, membro dell’esecutivo di Fratelli d’Italia, sulla necessità di superare il totem chiamato An la risposta articolata delle anime del movimento, ufficialmente – a parte un lapidario «Niente è tabù» - non è arrivata una replica sull’argomento da parte di Giorgia Meloni. «Segno che c’è imbarazzo». È questa la spiegazione che dà a Il Tempo Francesco Storace, leader de La Destra e uno di coloro i quali chiede da anni che si possa ripartire proprio nel nome dell’esperienza politica nata nel congresso di Fiuggi. Se nel suo Giornale d’Italia ha scritto a Meloni che «riesce difficile immaginare come conciliare il fuoco senza la fiamma», Storace si aspetta adesso una posizione dai vertici: «Sarebbe utile sapere che cosa vogliono fare», non fosse altro perché «hanno fatto ben due assemblee della Fondazione An su questo». Il riferimento dell’ex ministro è alle decisioni stabilite dal voto delle assemblee di Fondazione che hanno concesso e riconfermato l’utilizzo del simbolo a FdI: «Ricordo che quel simbolo venne definito una “minestra riscaldata” quando lanciammo noi questa idea». Che cosa è avvenuto dopo? «La minestra riscaldata invece è diventata buona perché se lo sono presi loro il simbolo da una fondazione di cui non faccio parte, perché per me i partiti nascono dalla società. Poi adesso si dice che questo simbolo potrebbe non attrarre più, con Marcello Veneziani che fa da mallevadore spiegando che occorre evitare che qualcun altro lo possa utilizzare. Tu non credi più in Dio e non ci dovrei credere nemmeno io?». Davanti a questo Storace non rivendica però il simbolo per sé. «Quello che succederà si vedrà. Se la Meloni fosse stata saggia e avesse fatto un percorso di grande destra inclusiva probabilmente il problema non me lo sarei nemmeno posto. Tant’è vero che ho scritto “non pensate a togliere i simboli ma togliete i rancori”». Tra coloro i quali tre anni fa chiedevano di riattivare politicamente An c’era Antonio Buonfiglio, ex parlamentare di An secondo cui «l’utilità di An si vede dal fatto che da quando è stata sciolta c’è stata l’irrilevanza politica di un’intera classe dirigente». Proprio per questo motivo «prima delle Europee del 2014 dicevamo che l’unica possibilità per una forza di destra di riaggregarsi senza essere subordinata alla Lega era quella di “scongelare” il simbolo di An che era stata la migliore espressione della destra, indipendentemente da ciò che dicono alcuni commentatori». Secondo Buonfiglio questa opzione all’inizio era osteggiata da tutti, poi – dopo uno scontro in Fondazione – «è stata appannaggio di FdI che però non ha valorizzato questo simbolo, tant’è che oggi i suoi dirigenti sembrano volersene disfare». Eppure, rispetto a ciò che sostengono alcuni dirigenti meloniani, «non penso che An non abbia lasciato segno. Se di tricolore e di interesse nazionale oggi si parla in tutti i partiti mentre prima i comunisti lo disegnavano al contrario come la bandiera ungherese il merito è che c’è stato un partito che senza estremismi e con serietà alcune tesi le ha portate avanti». Per l’ex sottosegretario, insomma, volersi riconoscere eredi di una tradizione significa assumerne anche i simboli: «Che senso ha cambiare i simboli se non si cambiano le classi dirigenti dei partiti?». Se gli ex An restano in attesa di capire la posizione ufficiale di FdI c’è invece chi brinda comunque: il nuovo Msi di Saya e Cannizzaro. «Dopo anni di battaglie giudiziarie, udienze, appelli e lotte legali finalmente Meloni annuncia la rinuncia al simbolo di An, utilizzato illecitamente in questi anni – si legge in un comunicato -. Siamo tornati, con tutte le carte in regola, col riconoscimento assodato e ufficiale
che l'unica vera Destra siamo noi».

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