venerdì 1 luglio 2016

Le faide nella destra meneghina perdente. Fdi, Casa Pound: tutti contro tutti


(G.p)Michele, un nostro appassionato ed attento lettore meneghino, sul voto amministrativo milanese e la conseguente vittoria di Beppe Sala, candidato del centro sinistra ci segnala un interessante articolo della collega Alberta Mancini, pubblicato su Affari Italiani, il primo giornale digitale, dal 1996, dove si parla dello psico dramma che sta vivendo la destra meneghina, divisa in tanti, troppi rivoli. Come se non bastasse il dualismo in Fratelli d'Italia tra La Russa e De Corato, si aggiungo le accuse al candidato ex Unione di Centro Mardegan sostenuto anche da Casa Pound.
D'altronde la destra milanese, per la prima volta, dal 1948 non avrà alcun rappresentante in consiglio comunale.


Con la vittoria di Beppe Sala e del centrosinistra, nel consiglio comunale di Milano, per la prima volta, dal 1948, non siederà nessun rappresentante della destra missina. Fratelli d’Italia con poco più del 2% non riesce a rieleggere, a Palazzo Marino, nemmeno una figura storica come quella di Riccardo De Corato che, peraltro, avendo doppio incarico, rimane consigliere regionale. A destra è psicodramma e, sulle macerie elettorali, due gruppi rivali e agguerriti, entrambi perdenti, si contendono le spoglie di quello che fu un grande partito (prima il MSI al 6% e poi AN al 12%): da una parte quello che rimane del clan La Russa, dall’altra i sostenitori della coppia De Corato-Frassinetti. Marco Osnato è genero di Romano La Russa, quindi nipote di Ignazio,capogruppo uscente e secondo classificato dopo De Corato. Paola Frassinetti, ex deputata e assessore provinciale, arrivata terza per numero di preferenze, rappresenta l’ultimo avamposto della destra sociale, prima legata a Pino Rauti, poi a Gianni Alemanno, ed ora a Carlo Fidanza, eurodeputato non eletto alle scorse elezioni e assunto in regione Liguria dal presidente Toti, in quota Fratelli d’Italia. I due schieramenti si accusano reciprocamente di incapacità, tradimenti e scorrettezze, addossando l’uno all’altro la colpa del tracollo elettorale a Milano, oltre che degli errori nella presentazione formale della lista.

La convivenza fra i due schieramenti è diventata impossibile, a serio rischio scissione e qualcuno da già Osnato verso Forza Italia. Alle polemiche interne si aggiungono, quelle esterne, forse ancora più feroci, fra gli esponenti di FDI ed i rappresentanti della lista civica destrosa Noi per Milano di Nicolò Mardegan (primo dei non eletti in Regione, dietro a De Corato) che, con il suo 1%, è stata determinante nel far perdere Stefano Parisi al ballottaggio. Quelli della eterogenea lista civica, che raggruppava tutti gli esclusi dal centrodestra ufficiale, dai cattolici del Popolo della Famiglia ai neofascisti di Casa Pound, dal deputato Massimo Corsaro (ex fedelissimo di Ignazio La Russa, ora con il partito conservatore di Raffaele Fitto) all’estremista nero Tullio Trapasso, accusano FDI di avere assecondato l’antifascismo e le idee liberal pro matrimoni gay di Parisi, e di avere impedito l’apparentamento.

Quelli di FDI, sulle pagine Facebook, accusano Mardegan di essere solo “un rancoroso opportunista poltronaro”, circondato da “ingrati senza ritegno” (riferendosi soprattutto a Corsaro e alle due candidate di Sovranità, Roberta Capotosti e Angela Derosa, rispettivamente ex segretarie di Ignazio e Romano La Russa). Ma ad essere quasi soddisfatti della scomparsa di FDI sono anche altri ex AN, fratelli coltelli, come Benedetto Tusa e l’ex assessore comunale Roberto Predolin, che hanno sostenuto la lista civica di Parisi. La loro tesi era che Fratelli d’Italia, a Milano, dopo la trentennale gestione dei La Russa e De Corato, era destinata da tempo a questa misera fine.

“Basta polemiche e personalismi. Serve subito un congresso ricostituente della destra italiana, basato su rigorosi criteri di partecipazione, trasparenza, rinnovamento e meritocrazia”. A dirlo, peraltro in modo inaspettato, è Roberto Jonghi Lavarini, in arte “il Barone Nero”, che, con la benedizione di intellettuali d’area come Marco Valle e Marcello Veneziani, ha appena lanciato la sua opa sulla futura destra milanese, con il progetto unitario “Destra 2018” per le prossime elezioni politiche e regionali. Sempre che non debba trasformarsi in Destra 2017…

A Milano, gli unici destroidi a festeggiare sono i militanti del variegato gruppo dell’europarlamentare Mario Borghezio che hanno rieletto il consigliere comunale uscente Massimiliano Bastoni e sostenuto, nel Municipio di Zona 8, la trionfale elezione, con quasi 500 preferenze, del giovane Stefano Pavesi, militante del gruppo di ultra destra Lealtà e Azione. Infine, nel microcosmo della estrema destra lombarda, i duri di Lealtà e Azione affermano definitivamente la propria supremazia sugli altri gruppi, basta pensare che i candidati rivali di Casa Pound, presenti nella lista civica destroide di Nicolò Mardegan, ottengono, in tutta Milano, meno preferenze di quelle raccolte da Pavesi in uno solo dei nove consigli municipali. Scompaiono completamente dalla scena la Fiamma Tricolore (il suo segretario nazionale, milanese, Attilio Carelli, aveva dato indicazione di voto a sostegno di Mardegan), Forza Nuova (la lista Fuxia della loro amica consigliere regionale Maria Teresa Baldini, transfuga della Lista Maroni Presidente, ottiene un misero 0,2). Il Fronte Nazionale di Adriano Tilgher ed il Nuovo MSI di Gaetano Saya, invece, non sono nemmeno riusciti a raccogliere le firme per potere presentare la lista.

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