mercoledì 1 giugno 2016

Di Stefano: Io impresentabile? Quella condanna è una medaglia

(G.p) La commissione Antimafia, guidata dalla presidentessa Rosy Bindi ha stilato una lunga relazione tra politica e malaffare, mettendo dietro la lavagna 14 politici. Come al solito, anche in questo caso, l'ipocrisia regna sovrana e tra candidati condannati per tentata estorsione, porto abusivo d'armi, detenzione di armi, spunta anche chi ha nella fedina penale solo reati "politici" e di natura prettamente simbolica, come Simone Di Stefano, candidato a sindaco alle comunali di Roma, previste per domenica 5 giugno nelle file di Casa Pound.
Il Corriere della Sera, con un interessante articolo, che pubblichiamo per intero, sugli impresentabili di Roma.


Il più titolato fra gli «impresentabili» è lui. Antonio Carone, VI municipio, lista «Viva l’Italia». La commissione antimafia ha ricostruito il suo (sorprendente) profilo ed è venuto fuori che Carone ha riportato «tra le ben 8 condanne definitive, una per il delitto di ricettazione con pena a due anni e 6 mesi di carcere». Non è il solo nel municipio di Tor Bella Monaca, dove gli incandidabili sarebbero cinque, tutti significativamente in possesso dei requisiti di incompatibilità con la pubblica amministrazione prevista dalla legge Severino. Si tratta di Domenico Schioppa «arrestato in flagranza e condannato con rito abbreviato a 2 anni e 4 mesi», di Antonio Giugliano con una condanna per tentata estorsione, Fernando Vendetti, che, a sua volta, ha scontato una tentata estorsione e Mattia Marchetti nei confronti del quale «è stato emesso il decreto che dispone il giudizio immediato per tentata estorsione, porto d’armi abusivo, detenzione di armi».
Il caso Di Stefano
Il record però spetta a Simone Di Stefano, candidato da Casapound a primo cittadino. É lui il candidato «tratto in arresto in flagranza per il delitto di furto aggravato a dicembre 2013». Il furto? Era nei confronti della bandiera europea che sventolava su un edificio istituzionale. Un’iniziativa che Di Stefano rivendica: «Il mio arresto è come una medaglia appuntata sul petto. Quella bandiera ha per me il valore di uno straccio». Impresentabile? Di Stefano si difende accreditando quei reati come «politici», dunque in qualche modo legittimi. Una sorta di rivisitazione di categorie risalenti agli anni Settanta. «Non credo di rientrare fra questi - aggiunge Di Stefano - ovviamente c’è la condanna e reati legati alla politica, i canonici e i soliti, ma niente di passato in giudicato».

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