mercoledì 18 maggio 2016

Il saluto romano manda in tilt i giudici


(G.p)Non è necessario che sia accompagnato da comportamenti violenti. Per la Cassazione il saluto romano è sempre e comunque un reato, perché costituisce sempre una manifestazione che rimanda all'ideologia fascista e a valori politici di discriminazione razziale e di intolleranza. Ma nel passato ci sono state tante sentenze opposte, come ci racconta un interessante articolo, pubblicato da Il Tempo, storico quotidiano romano, che rilanciamo per intero.



Il saluto romano è reato. Anzi no. Se viene esibito allo stadio non può essere punito, non avendo connotazioni politiche. Anzi sì, perché rimanda comunque ai valori di discriminazione razziale e intolleranza. Da anni, ormai, la giurisprudenza italiana si confronta con l’applicazione della legge Scelba del 1952 che, attuando la XII disposizione transitoria della Costituzione, punisce «chiunque, partecipando a pubbliche riunioni, compie manifestazioni usuali del disciolto partito fascista». Nel corso degli anni le pene per questo reato (trasformato da contravvenzione a delitto nel 1975) sono state inasprite, prevedendo la reclusione fino a tre anni. Tutto chiaro? Non proprio, perché la stessa giurisprudenza nel corso degli anni ha interpretato in modo opposto il reato di apologia del fascismo. Punendo i trasgressori in alcuni casi, «perdonandoli» in altri talvolta completamente assimilabili.

L’ultimo caso risale a ieri. La Cassazione, infatti, ha stabilito che il «saluto fascista» allo stadio va considerato reato anche quando non accompagnato da valenze discriminatorie o da comportamenti violenti che possano essere ricondotti al Ventennio. Il caso in questione risale alla partita di calcio Italia-Georgia disputata allo stadio Friuli di Udine nel 2008 e riguarda un gruppo di ultras locali di estrema destra. Che, per inciso, non pagheranno la multa di 1.500 euro a cui erano stati condannati in precedenza essendo nel frattempo intervenuta la prescrizione. Tra le motivazioni della sentenza, anche la risonanza del gesto, esibito davanti a 20mila spettatori oltre a chi assisteva alla partita dalla tv.

Basta riavvolgere il nastro a poco più di un anno fa, però, per trovare un’interpretazione opposta. Nell’aprile 2015, infatti, il Tribunale di Livorno assolse gli imputati perché il braccio teso mostrato durante la gara di serie B tra il Livorno e il Verona «si è collocato all’interno di una manifestazione sportiva che non è il luogo deputato a fare opera di proselitismo e propaganda politica». Qual è il discrimine tra le due sentenze? Forse la quantità di persone che, dagli spalti o dalla tv, hanno assistito al gesto? E, se fosse così, perché nel 2013 la Cassazione condannò un tifoso che indossava una maglietta con il volto di Mussolini durante una - si presume assai meno seguita- partita di hockey su ghiaccio?

Ma il caso più eclatante di difformità di giudizi riguarda probabilmente le due commemorazioni per Sergio Ramelli - militante del Fronte della Gioventù morto nel 1975 per le sprangate di extraparlamentari di sinistra - tenutesi a Milano a un anno di distanza: il 29 aprile 2013 e il 29 aprile 2014. Nel primo caso, sedici militanti di estrema destra sono stati condannati - un mese di reclusione, 250 euro di multa e 16mila di risarcimento all’Anpi che si costituì parte civile - per il saluto romano esibito. Molti di loro erano presenti anche alla commemorazione dell’anno successivo e, nuovamente, sfoggiarono le braccia tese. Stavolta, però, lo stesso Tribunale di Milano li assolse. Per la Gup Donatella Banci Buonamici la manifestazione, «svoltasi in assoluto silenzio» con persone che «mai hanno accennato a comportamenti aggressivi (...) era esclusivamente rivolta ai defunti, in segno di omaggio e umana pietà, e non aveva alcuna finalità di restaurazione fascista».

Tra gli avvocati difensori che ottennero il successo anche Ignazio La Russa, parlamentare di Fratelli d’Italia, che ha più volte chiesto la cancellazione del reato di apologia del fascismo. Anche perché - è il ragionamento di chi chiede di superare quella norma - analoghi gesti che richiamano altri totalitarismi non sono puniti dalla legge. E il tentativo di difendersi dagli intolleranti rischia talvolta di sfociare nell’intolleranza stessa. Il dibattito è aperto, almeno fino alla prossima sentenza «creativa».

0 commenti:

Seguimi su Facebook

FOLLOWERS

Credits

Scrivi al Webmaster
Tuo Nome

Tua Email

Messaggio:

ad AC

Seguimi su Twitter

Ci seguono da...

Copyright © 2014 FascinAzione. Sito web: Antonio Cacace . Responsabile Sito web: Ugo Maria Tassinari . Contatti: umtfacetwitter@gmail.com
Il Blog sulla Fasciteria di Ugo Maria Tassinari.