venerdì 29 aprile 2016

Verità Capitale di Alemanno "Giorgia troppo arrogante"


(G.p) Nella mattinata di giovedì 28 aprile l'ex sindaco di Roma ed ex leader della destra sociale di Alleanza Nazionale, Gianni Alemanno ha presentato il suo libro intitolato Verità Capitale Caste e segreti edito da Koinè nuove edizioni. All'evento erano presenti in sala l'ex presidente della camera dei deputati nonché ultimo segretario nazionale di Alleanza Nazionale, Gianfranco Fini e Francesco Storace aspirante primo cittadino di Roma per la Destra ed Azione Nazionale.
Il collega Antonio Angeli, dalle colonne de il Tempo, storico quotidiano romano, con un interessante articolo, che pubblichiamo per intero, ci racconta la prima presentazione del libro di Alemanno, occasione anche per fare il punto sulle prossime elezioni amministrative dell'urbe previste per domenica 5 giugno.



Gianni Alemanno, ex sindaco di Roma, ha dato alle stampe la sua verità sul tifone Mafia Capitale raccontando in un libro la sua esperienza da primo cittadino. E ha tenuto a battesimo il volume togliendosi parecchi sassolini dalle scarpe, soprattutto con la presidente del suo (ex) partito: Giorgia Meloni. Ieri mattina Alemanno ha presentato «Verità Capitale. Caste e segreti di Roma», edito da Koinè Nuove edizioni. All’evento una platea di visi conosciuti: erano presenti anche Gianfranco Fini e il candidato sindaco de La Destra, Francesco Storace che, dopo aver letto la dedica scritta da Alemanno sulla sua copia del libro, ha commentato: «Mi è scesa una lacrimuccia». All’evento interventi di Franco Bechis, vicedirettore di Libero, Gian Marco Chiocci, direttore de Il Tempo, Antonio Padellaro, presidente della società editoriale Il Fatto e Gaetano Pedullà, direttore de La Notizia e curatore della prefazione del libro. «La mia verità capitale? - ha esordito Alemanno - Innanzitutto che Roma ha problemi antichi cominciati nel 1870 e che si sono aggravati con la crisi economica, e poi che la sinistra dopo 30 anni di governo ha lasciato una pesante eredità che non soltanto ha causato il debito di bilancio, ma ci ha fatto trovare un Campidoglio veramente difficile da governare anche dal punto di vista organizzativo».

Il libro, tra retroscena, denunce e intrighi, Alemanno corregge il titolo de L’Espresso da «Capitale corrotta, nazione infetta» a «Nazione depressa, Capitale schiacciata», demolendo il «teorema fascio-mafioso dell’esistenza di un legame strutturale tra la destra romana e la criminalità organizzata dai tempi della banda della Magliana, che i media hanno cercato di sovrapporre all’inchiesta di Mafia Capitale e che l’inchiesta stessa ha smentito, portando sul banco degli imputati un 70% di imputati di sinistra a fronte di un 30% di destra». Ecco allora l’appello dell’ex sindaco: «Chiedo a chi ha lavorato con me l’onore delle armi, perché in cinque anni di amministrazione abbiamo fatto uno sforzo immane con un compito quasi impossibile. «A fronte di questo - ha continuato l’ex sindaco - il centrodestra non si è dimostrato all’altezza, non è stato unito né compatto: io ovviamente ho fatto i miei errori, ma il dato di fondo è che il centrodestra ha affrontato male questa sfida».

E a chi gli chiedeva un commento sui numerosi esponenti della sua amministrazione che si ricandideranno con Giorgia Meloni ha risposto: «Erano con me e sono tutti bravissimi e non toccati dall’inchiesta, quindi è inutile demonizzare queste persone. Quello che però deve far riflettere Giorgia Meloni è questo: se quelle persone che hanno fatto gli assessori e hanno avuto ruoli importanti nella mia amministrazione vengono ricandidati con lei, lei non se ne può uscire semplicemente dicendo: "Io Alemanno non lo conosco e con la sua amministrazione non ho nulla a che fare". Deve prendersi anche le sue responsabilità per costruire una discontinuità su un ragionamento serio e non semplicemente sulla rimozione».

E in una successiva intervista su Radio Cusano Campus Alemanno ha detto di sperare «che la Lega si sia evoluta e che la gestione di Salvini l’abbia portata ad una dimensione più nazionale. Anche se non c’è traccia di un vero e proprio salto di livello. La Lega una vera autocritica rispetto al passato non l’ha mai fatta. Nel primo articolo del suo statuto c’è ancora l’indipendenza della Padania. Salvini si vuole aprire al Centro-Sud ma non si riesce a liberare dai condizionamenti che arrivano dal Nord. Questo sicuramente è un problema per Giorgia Meloni». E ancora: «Ma il problema più grosso è che la discontinuità che Fratelli d'Italia vuole giustamente creare con il passato - ha aggiunto Alemanno - non si definisce con la cancellazione di un’analisi attenta del passato. Ognuno si deve assumere le sue responsabilità e fare gli interventi correttivi. Come ha detto Storace, da parte della Meloni non c’è stata alcuna volontà di riunire il centrodestra. Storace le ha dato la disponibilità ad appoggiarla e lei neanche gli ha risposto. È convinta di fare tutto da sola. È un atteggiamento di un’arroganza incalcolabile. Se è lepenista? La Le Pen in Francia ha come primo punto programmatico l’unità della nazione e Parigi è considerata il più grande volano per lo sviluppo. Tutto questo in Italia non avviene».

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