venerdì 29 aprile 2016

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Lega e Fratelli d’Italia il futuro è «lepenista»


(G.p)La granitica coalizione di centro destra composta da Forza Italia, Lega Nord, Fratelli d'Italia Alleanza Nazionale che vedeva presenti anche partiti eredi del vecchio pentapartito come la Democrazia Cristiana per le autonomie di Gianfranco Rotondi, il Nuovo Psi dell'ex governatore della Campania Stefano Caldoro, il Partito Repubblicano Italiano di Giorgio La Malfa è un triste ricordo. Il vecchio centro destra non esiste più, è morto. A darne la triste notizie è stato Sivlio Berlusconi scegliendo, nella giornata di giovedì 28 aprile di convergere a Roma sul candidato civico Alfio Marchini, dopo aver mandato politicamente in pensione Guido Bertolaso, invece di sostenere Giorgia Meloni, leader indiscussa di Fratelli d'Italia Alleanza Nazionale.
Il collega Antonio Rapisarda, dalle colonne de Il Tempo, storico quotidiano romano, con un interessante articolo, che pubblichiamo per intero, prospetta per la Lega e per Fratelli d'Italia un futuro politico di stampo lepenista.


Lo ha annunciato Matteo Salvini a «Il Tempo» durante la presentazione della prima sede della Lega a Roma: «Il centrodestra, dopo le amministrative, come lo abbiamo conosciuto non ci sarà più: ci sarà una cosa diversa». Lo ha confermato anche Giorgia Meloni: «Il vecchio centrodestra non c’è più». E il fischio finale lo ha dato Silvio Berlusconi, scegliendo di convergere sul candidato «civico» Marchini invece che sostenere la leader di FdI. Da Roma a Roma, dal ’93 al 2016, dal sì a Fini al no a Meloni, una «cosa», i prodromi di un centrodestra, nacque e la stessa qui finisce. Al suo posto c’è chi, come Casini, auspica un rassemblement neocentrista, e chi – come i leader di Lega Nord e FdI – da tempo ha individuato nel perimetro dell’alternativa proprio a Renzi la stella polare dell’azione politica. Ma come potrebbe manifestarsi e cosa potrebbe dire questa nuova entità politica, una sorta di «Lega Nazionale» evocata da Matteo e Giorgia? Da una parte sembrerebbe essere il frutto del «posizionamento sondocratico» di gran parte delle forze politiche di opposizione rispetto ai problemi della sicurezza, dell’identità e della crisi del ceto medio europeo. Dall’altra però sembra esserci un’oggettiva capacità di dare un senso politico a questo posizionamento, non fosse altro perché in linea con il trend anti-establishment che i maggiori partiti sovranisti europei stanno determinando nei rispettivi Paesi.



DA SOLI? COERENTE CON I SOVRANISTI EUROPEI Sfatiamo un mito: in Europa non esiste il «centrodestra». In Francia il Fn di Marine Le Pen va da solo ed è apertamente un concorrente (ricambiato) dei Republicains di Sarkozy e della sinistra a cui ha sottratto la roccaforte nel Nord Pas de Calais. Stesso discorso in Austria dove il Fpo ha conquistato il 36% senza alleanze, in Inghilterra dove l’Ukip è avversario dei Conservatori di Cameron e in Germania dove Alternative fur Deutschland è altro rispetto alla Cdu. L’eventuale rottura dell’alleanza di centrodestra in Italia potrebbe manifestarsi, insomma, come un atto di coerenza dei «lepenisti» nostrani verso quei «servi della Merkel» e di avvicinamento, anche morfologico, a quell’internazionale populista che contende lo spazio ai partiti tradizionali.




IL NODO IMMIGRAZIONE Da una parte c’è il «non si scalfisca il sistema Schengen», rivendicato da Berlusconi. Dall’altra parte il «piano Orban» tradotto in Italia come un «Schengen? No grazie»: segno che sempre più distanti sono le posizioni in Europa tra chi sta nel Ppe e la galassia identitaria. La Lega da tempo cavalca la necessità di misure rigide e «nazionali» contro «l’invasione»; Fratelli d’Italia insiste sulla mancata solidarietà europea. La sostanza è la stessa: il modello Schengen, per loro, è finito.




NO ALLA NUOVA ANTROPOLOGIA Non sarà più il famoso e gaudente partito dell’«anarchia etica» ma Forza Italia resta poco incline ad avere una posizione ferma sui temi eticamente sensibili. Se questa inclinazione poteva coesistere con le altre nel momento in cui ci si divideva esclusivamente sulla natura «morale» e sull’opportunità politica di certi diritti, oggi la «nuova antropologia» (teoria gender) e i costi sociali di alcuni diritti (come il mariage pour tous in Francia) si pongono come elementi per nulla secondari nella definizione dell’asse destra-sinistra. Non a caso la piazza del «Family Day» – il più grande raduno anti-Renzi negli ultimi due anni- ha visto i due partiti sovranisti (Fdi e Lega Nord, ndr) come interlocutori privilegiati e interessati.





GIUSTIZIA: STOP (IPER)GARANTISMO
Meloni ha anticipato, dopo aver visto Raffale Cantone, che manderà gli eletti a «lezione di anti-corruzione». Salvini si è dichiarato disponibile a incontrare il presidente dell’Anm Davigo. C’è chi la chiama «svolta neo-giacobina» nel rapporto tra politica e giustizia: di certo è un passo di lato rispetto alla vulgata iper-garantista degli ultimi anni del berlusconismo. Un ritorno alle origini del trionfo, per due partiti (Lega ed Msi, poi An) che hanno visto all’alba della Seconda Repubblica – con la rottamazione giudiziaria della Prima – la grande occasione del governo; ma anche il tentativo di entrare in competizione su un argomento anticasta con il M5S.





IPOTESI DI UN «DESTRA-CENTRO
» Con la definizione di una entità sovranista a destra il quadro politico vedrebbe occupate tutte le posizioni: il Pd come partito della nazione, iI M5S come blocco giustizialista e un blocco lepenista come soggetto identitario. Meloni e Salvini, insomma, potrebbero posizionarsi su una richiesta di protezione molto sentita dall’opinione pubblica, nel momento in cui il cantiere dei moderati, come confermato da Casini, lavora per portare Renzi sempre più al «Centro». Fine del centrodestra? Non esattamente, rimane ancora un’incognita: ossia la capacità attrattiva dell’agenda di Meloni e Salvini nei confronti di personalità dell’area moderata (tra FI e i Conservatori di Fitto) che continuano a stimare possibile, seppure ammaccato, l’obiettivo di una coalizione. Da domani, rapporti di forza consolidati e con un ceto medio disilluso dalla rivoluzione liberale mancata, destinata comunque vada a essere un «destra-centro».

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