lunedì 7 marzo 2016

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Salvini corteggia Grillo e fa tremare Bertolaso



di Antonio Rapisarda

Se il centrodestra a Roma in questi giorni dimostra di andare in ordine sparso e di essere più disunito che mai, su una cosa una parte di questo sembra aver trovato un minim comun denominatore. O meglio, un bersaglio comune: Guido Bertolaso. Non passa giorno, infatti, che l’ex capo della Protezione civile non sia oggetto di frecciate da parte dei candidati alternativi e degli stessi sodali (la Lega Nord).
Se Matteo Salvini - sulla carta alleato di Forza Italia e Fratelli d’Italia anche a Roma - ha risparmiato ieri il suo ormai classico «no» a Bertolaso, è da interpretare come una stoccata indiretta al candidato di Berlusconi e Meloni il commento di apprezzamento de leader leghista ai nuovi profili del Movimento 5 Stelle, sia nella Capitale che a Torino: «Un dialogo con chi è opposizione a Renzi io lo voglio fare assolutamente su tutti i temi - ha spiegato -. Anche su Roma». Intanto sarebbe ormai sempre più probabile l’anticipo delle «gazebarie» di sette giorni: si voterebbe il 12 e il 13 marzo.
Scatenato, invece, Alfio Marchini che continua a premere polemicamente sulla presunta mancata autonomia dell’ex sottosegretario. «Guido Bertolaso è un signore che a 66 anni si fa difendere da un signore che ne ha 80 (Silvio Berlusconi, ndr) - ha ironizzato l’ingegnere a capo del suo movimento civico appoggiato da spezzoni del centrodestra - Provo una profonda tenerezza, ma lì c’è un problema serio: con Bertolaso in Campidoglio immagino che per ogni Consiglio comunale si dovrebbe fare una teleconferenza con Arcore...».
A loro due si aggiunge Francesco Storace che ieri ha ufficializzato la sua candidatura al Campidoglio scippando così allo sfidante indicato da FI e FdI la sua parola d’ordine: «Tolleranza zero, noi possiamo dirlo, e non come Bertolaso che è incriminato per corruzione e non può parlare di legalità. Spero nella sua assoluzione finale ma non avrebbe dovuto esporre il suo popolo con una campagna elettorale». Un attacco forte - che mette in mezzo la questione morale - accompagnato dall’altro grande j’accuse mosso a Bertolaso e ai suoi sponsor: le mancate primarie di coalizione sostituite dalle «gazebarie», ribattezzate da Storace come «cazzarie». «I giochi di palazzo li lasciamo ad altri - ha spiegato - le primarie finte non fanno per la città di Roma», tanto «Bertolaso sarà capace di perdere anche contro sé stesso».
Chiusa questa fase con il mancato accordo («Proposi le primarie a gennaio, invitai gli alleati a fidarsi della nostra gente e invece l’egoismo ha avuto la meglio»), il leader de La Destra ha dato il via alla sua corsa assicurando di «non voler costruire un altro Colosseo» ma che con lui «Roma invasa tornerà sicura e italiana».
Ad ascoltarlo al Teatro Quirino in prima fila c’è Donna Assunta Almirante («Sta qui dove si colloca la destra coerente»), gli alleati di Azione Nazionale, i comitati e nei ricordi del candidato ci sono Tony Augello e Teodoro Buontempo «uomini che hanno incarnato la nostra storia e che avrebbero potuto essere sindaci di Roma». Sta qui, nella cifra di quella destra di popolo che intende ridestare, la chiave della sua discesa in campo: «Dobbiamo ridare vita a una destra di contrasto» che si batta «per il diritto alla proprietà della casa con il Mutuo sociale», per la «meritocrazia nell’Amministrazione» e per esperimenti sociali come «la moneta romana contro il carovita». Roma, nelle intenzioni di Storace, deve rappresentare una contrafforte sovranista, recuperare la guida politica del Paese. Lo farà, a suo avviso, anche con gesti simbolici e provocatori: «Se dovessi diventare sindaco tra le prime cose convocherei l'ambasciatore indiano e gli direi: "Se tra dieci giorni i nostri marò non rientrano in Italia chiuderemo tutti i ristoranti indiani a Roma"». E con una costante: prima gli italiani, «perché non ci è mai passato per la testa di dire che i rom sono vessati» (altra stoccata a Bertolaso).
Ad appoggiarlo in questa impresa già due liste: una di profilo civico («Allargata anche a persone che non provengono dalla mia area politica») e un’altra che rappresenta l’esperimento pilota di «quella "Destra Nazionale" che è la nostra aspirazione» e per la fondazione della quale ha dato appuntamento ad Assisi per il 9 e 10 aprile. Insomma, per Storace Roma non ha bisogno di ulteriori esperimenti: «Un sindaco proto-grillino ce l’abbiamo già avuto, Ignazio Marino, adesso ne vogliamo uno al collare di Casaleggio?» ha spiegato riferendosi a Virginia Raggi. Per questo - nonostante quella che ha ribattezzato la «controdestra» e tolto anche «il grillino ricco» (Marchini, ndr) - «credo che tanto popolo sceglierà, col voto disgiunto, il candidato più serio che c’è». E nell’elenco, a suo avviso, rimane solo Storace.

Fonte Il Tempo

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