mercoledì 16 marzo 2016

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Marion Le Pen: «Tifo per Salvini Insieme cambieremo l’Europa»


(G.p) Marion Marèchal Le Pen, ex candidata alla guida della regione Provenza Costa Azzurra e nipote dello storico fondatore del Front National Jean Marie Le Pen è stata l'ospite d'onore al convegno romano organizzato da 100 Patrie Riva destra e Noi Con Salvini.
Il collega Antonio Rapisarda dalle colonne de Il Tempo, storico quotidiano romano, intervista in esclusiva, Marion Marèchal Le Pen.

«Abbiamo recuperato le bandiere delle nostre nazioni, quelle che qualcuno pensava di poter gettare nelle fogne, e le abbiamo rimesse al centro dell’interesse e del dibattito politico di tutta Europa». Marion Maréchal-Le Pen, la star del sovranismo e dello spirito profondo del Front National, spiega così il senso e l’obiettivo della cordata identitaria che sta scuotendo - dalla Francia all’Ungheria passando per l’Italia - l’Europa di Bruxelles. Ospite d’onore al convegno di 1000 Patrie-Riva destra e Noi con Salvini, la più giovane della dinastia Le Pen rilancia al Tempo l’asse privilegiato con la Lega («Mi ha sostenuto molto nella mia campagna elettorale in Provenza. Reputo interessante il suo modello politico che si sviluppa dal territorio») e invita i popoli europei a recuperare «l’eredità dei padri» per non passare dallo stato «di cittadini di una nazione a quello di stranieri in ogni posto».

Che idea di Europa porta qui a Roma?

«Un’Europa alternativa all’Unione europea, un’Europa delle Nazioni. Un’Europa che rispetta la democrazia e la sovranità popolare, che rifiuta il dogma della libera circolazione dei beni, degli uomini e dei capitali. L’Europa dell’Ue, infatti, a sua volta favorisce un flusso di migranti assolutamente insostenibile che determina una concorrenza sleale tra i diversi Paesi dell’Europa: ciò distrugge una moltitudine di posti di lavoro, in particolare nel settore vitale dell’agricoltura».

Anche in Germania avanzano le forze eurocritiche, come Alternative fur Deutschland. La Merkel inizia a perdere colpi?

«Angela Merkel, riavvicinandosi al centro, ha tradito la destra conservatrice. E soprattutto ha costretto l’Europa intera a subire la sua decisione di accogliere un milione di migranti che si è dimostrata una scelta assolutamente intollerabile. Merkel paga a caro prezzo, poi, i fatti di Colonia che hanno reso evidente come i migranti non sono tutti gentili rifugiati che vengono a cercare una protezione. Questo processo è diventato una filiera di migranti economici che non solo porta come conseguenza maggiore disoccupazione ma ha generato una filiera di migranti terroristi, come si è visto il 13 novembre al Bataclan».

Sulla crisi dei migranti la Turchia detta le regole e chiede una quantità impressionante di fondi all’Ue. Che ne pensa di un ingresso in Europa?

«La Turchia semplicemente ricatta con il tema dei migranti. Se non versiamo i miliardi di euro che sono già previsti e se non si accelera l’adesione all’Ue loro minacciano di svuotare i campi dei rifugiati. Penso, dunque, che sia arrivato il momento di sanzionare questo Paese che oltretutto fa il doppiogioco particolare con l’Is: è attraverso il traffico di petrolio che si finanzia lo Stato islamico e su questo la Turchia ha la tendenza a chiudere gli occhi. Occorre un controllo severo delle frontiere turche e uno stop al versamento degli aiuti di preadesione. Per il resto la posizione è chiara: la Turchia non è un Paese europeo».

Lei è stata impegnata nella battaglia contro il «mariage pour tous». In Italia stiamo assistendo allo stesso tentativo di introdurre i matrimoni gay.

«Ho visto. Dobbiamo continuare a difendere la famiglia, la cellula fondamentale, dagli attacchi che arrivano dai governi e dall’Ue, dove le pressioni di minoranze organizzate hanno come obiettivo quello di introdurre misure inaccettabili come l’utero in affitto».

Lei oggi a Milano incontra il leader della Lega Matteo Salvini. Si augura che sia lui lo sfidante di Renzi?


«Non soltanto mi auguro che sia lui lo sfidante ma che vinca. Come mi auguro che Marine Le Pen vinca in Francia. Come mi auguro, infine, che il referendum in Inghilterra per l’uscita dall’Ue si vinca per fare emergere questa Europa delle Nazioni libere che rimangono Paesi aperti e fraterni ma nel rispetto delle identità e degli interessi nazionali».

Dopo la strage del Bataclan lei ha detto ai giovani francesi sotto choc: «Ci hanno venduto il paradiso multiculturale e ora ci svegliamo all’inferno». Riaffermare l’identità è la sfida del terzo millennio?

«La battaglia per l’identità sarà quella decisiva dei prossimi anni in gran parte dei Paesi europei. In particolare in Paesi come la Francia e l’Italia che sono stati “sottomessi” a un’immigrazione di massa e che oggi si trovano ad affrontare difficoltà crescenti a livello sociale, economico e della sicurezza. Tutto ciò ha dimostrato come il modello di sogno multiculturale che vendevano le nostre élite è un sogno che si è totalmente frantumato: perché in Francia non è la ricchezza delle culture a essere emersa ma la frattura tra le culture. E l’emergenza del radicalismo criminale è uno dei sintomi»

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