lunedì 18 gennaio 2016

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Ulderico Nisticò :voglio andare in carcere camerati.

(G.p)Il busto del duce, le foto di Benito Mussolini, t shirt e felpe raffiguranti il fascio littorio, continuano ad essere venduti, con discreto successo, nonostante siano prodotti vietati dalla normativa vigente, sui banchetti dei mercatini delle pulci, in alcune catene di supermercati, in alcuni negozi specializzati.
Per questo motivo l'onorevole Emanuele Fiano, eletto nelle file del Partito Democratico, ha pensato bene di proporre un disegno di legge per equiparare la vendita di questi oggetti all'apologia del fascismo, includendo nel codice penale la Legge Scelba. A quasi 70 anni dalla promulgazione della Costituzione, afferma il parlamentare democratico, mi sembra opportuno che un'indicazione antifascista cosi chiara ed esplicita dei padri costituenti, debba diventare disposizione specifica, ossia un articolo del codice penale, in quanto il reato di apologia del fascismo, in questa società è attuale.
Se osserviamo, conclude Fiano, quanto sta succedendo in Europa, possiamo notare come soltanto dei simboli, possono contribuire a dare spazio e forza a movimenti xenofobi, sempre più sottovalutati.

La proposta dell'onorevole Fiano ha trovato diverse contrarietà. Il giornalista Piero Ostellino con un articolo, pubblicato su Il Giornale, ha ricordato come solo dei fascisti possano vietare i gadget ed anche il direttore del Giornale, Vittorio Feltri, in un articolo pubblicato sabato 18 gennaio ha dichiarato: invitiamo  Fiano a farci visita in redazione. Gli mostreremo una scultura del duce. Ci arresti pure. Noi possiamo essere incarcerati : la stupidità è fluida e sfugge ai carabinieri.
La più simpatica e provocatoria delle contrarietà alla proposta politica dell'onorevole Fiano è quella scritta sulla pagina facebook  del professore Ulderico Nisticò, finissimo intellettuale calabrese, esperto di storia meridionale, politicamente orfano della destra missina, intitolata : Voglio andare in carcere, camerati.
Lettera che pubblichiamo per intero.

Era ora che si attuasse almeno un articolo della vigente costituzione, quello che vieta “sotto qualsiasi forma la ricostituzione del disciolto partito fascista”; che data dal 1948, ma intanto l’Italia è stata zeppa di partiti neofascisti, nessuno dei quali si è mai sognato di negare la sua natura fascista; e perciò tutti dotati di quantitativi industriali gagliardetti, camice nere, foto del Duce e inni littori. La sola dichiarazione di antifascismo la fece Fini a Fiuggi, e un migliaio di marpioni aspiranti deputati piansero e fotterono alla napoletana maniera.
Per quanto mi riguarda, io possiedo un fascio mancante di bastone; un pugnale della GIL; un distintivo autentico del PNF; e un’infinità di libri… e ho scritto tantissime pagine di apologia del fascismo vietata dalla legge Scelba: cito solo “Abele e Caino” e “Storia delle Italie”.
Dovunque vada, trovo stemmi e scritte e simboli fascisti che stanno sempre lì. Del resto, il nuovo reato di vendita di cimeli fascisti andrebbe ad aggiungersi a quelli previsti dal Codice Penale, che, essendo del 1930 e questi ciuchi di oggi non sono stati capaci di scriverne un altro, porta la firma di Benito Mussolini.
A proposito, anche i Patti Lateranensi furono firmati da Mussolini nel 1929, però, grazie all’art. 7, fanno parte dei principi fondamentali della costituzione. Li abroghiamo?
O, estendendo il principio, riportiamo le zanzare nell’Agro Pontino, a Lamezia eccetera? Chiudiamo l’EUR? Riportiamo l’Aviazione a un corpo di cavalleria dell’Esercito? Cancelliamo il detto Codice Penale, poi il Civile, poi le leggi fallimentare, urbanistica, ambientale… tutta roba fascista, fascistona.
O buttiamo giù il muro che ho fotografato oggi a S. Andrea Ionio, con “libro e moschetto”, sottinteso “Balilla perfetto”? Gustatevi lo spettacolo allegato.
Ora sapete cosa propongo, ai camerati (superstiti)? Se passa il divieto, ci denunziamo tutti per possesso di fasci e roba del genere, e intasiamo tutti i già otturatissimi tribunali d’Italia; poi denunziamo i giudici se non procedono…
Ma sì, facciamoci due risate.
Ulderico Nisticò, futuro detenuto

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