giovedì 14 gennaio 2016

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L'apologia islamica della destra salottara


(G.p)La condizione di radical chic, purtroppo, non è tipica di una certa sinistra progressista. Anche parte della destra, è stata infettata da questo morbo. Secondo il collega Francesco Latiano, autore di un interessante articolo intitolato L'apologia islamica della destra salottara, pubblicato sul blog viaculturale, che pubblichiamo per intero, anche Massimo Fini e Pietrangelo Buttafuoco sarebbero stati infettati da questa "orrenda" malattia.


Contrariamente a quello che si è portati a pensare, il radicalchicchismo non è un fenomeno che caratterizza solo la sinistra progressista. Il radical chic stereotipato con il bavero alzato, la sciarpa in cachemere, gli occhialetti da hipster e la parlata altezzosa e arrogante è ormai solo una parte del quadro generale, che si è molto allargato nel tempo.
Infatti anche parte della destra, che ha sempre opposto una più che condivisibile critica a questa deriva culturale è stata infettata da questo morbo, e lentamente ma inesorabilmente si sta trasformando in un qualcosa di sempre più lontano dalla casacca popolare ostentata fino a poco tempo fa. Ne sono un esempio lampante due famosi portavoce di questo ambiente, ovvero Massimo Fini e Pietrangelo Buttafuoco.
Partiamo per esempio dal celeberrimo Buttafuoco. Attivista missino in gioventù, conduce poi una brillante carriera giornalistica che lo porta a scrivere su importanti testate quali il Foglio e il Fatto Quotidiano. Una parabola molto interessante, soprattutto ricordando i suoi tempi d'oro; tutti rammentiamo quando a Otto e Mezzo tenne gloriosamente testa all'attacco concatenato di due mostri sacri del politicamente corretto, ovvero Augias e Gruber, e di come ribadì con orgoglio il suo essere la nemesi vivente della sinistra salottiera.
Oppure quando tuonò contro i deliri occidentalisti della Meloni, in barba ai fallaciani 2.0 della destra italiana.Tutto questo sarebbe bellissimo, se poi lo stesso Buttafuoco non avesse percorso le orme degli snob che prima giustamente disprezzava.
La prima osservazione rilevante la si può fare riguardo alla spettacolarizzazione della sua conversione all'Islam, fatta passare per una "scelta di campo" più che per una lecita e più che rispettabile questione privata. Da lì è iniziato un elogio a perdifiato dell'Islam come unico baluardo contro la degenerazione dell'Occidente, in quanto portatore di valori sani e tradizionali. I valori della famiglia e della comunità sarebbero vivi nei paesi islamici, a differenza di quel che accade in quelli occidentali.
Insomma, l'unico modo per difendere un'idea di mondo tradizionale sembra proprio essere quello di abbandonare capre e cavoli e impugnare la scimitarra. Ironia a parte e al netto delle patetiche esternazioni della destraccia italiana, una domanda al signor Buttafuoco sarebbe più che lecita: cosa intende per "scelta di campo"? Abbiamo capito male noi o forse intende davvero quello che sembra lasciar trasparire,ovvero che l'Islam rappresenterebbe l'unico "bastione tradizionale" contro il degenero? Un cattolico o un agnostico ad esempio sarebbero troppo corrotti dai "valori occidentali" per tentare una qualsivoglia forma di ribellione al mondo moderno?
Il dubbio appare lecito qualora si ripensi a come sia stata spettacolarizzata questa conversione in chiave riformista rispetto alla vecchia destra. Un qualcosa che risultava molto simile allo stile di Renzi, una sorta di rottamazione della destra del passato. Già qui la faccenda inizia a puzzare, se si pensa appunto che questa visione dell'Islam come sola cultura salvifica appare quasi come l'altra faccia della litania sinistrata e destrorsa sui "valori" occidentali, rappresentati come caposaldo imprescindibile del solo mondo possibile.
Più di recente,queste prove tecniche di elitarismo intellettuale destrorso sono apparse in un suo articolo riguardante i fatti di Colonia in cui parte con una retorica degna dei soliti noti contro il "fragile maschio occidentale che non difende le donne".
Lasciando da parte l'incredibile somiglianza con la classica manfrina semicolta auto-denigratoria, è incredibile come si riesca a far passare una millantata cavalleria perduta come una sorta di debolezza intrinseca dei maschi europei. Dopo questo, ovviamente, l'ironia sull'ipotetico viril saraceno che difende lenostredonne™ dai pericoli del multiculturalismo a colpi di scimitarra appare quasi obbligatoria, perlomeno per rispondere a tono.
Passiamo a Massimo Fini, scrittore e altra autorevole firma giornalistica. A differenza di Buttafuoco nel suo caso l'hipsterismo filoislamico sembra esserci sempre stato, anche se spesso sapientemente usato e sfruttato in chiave provocatoria. Ricordiamo positivamente la sua ferma opposizione al neofallacianesimo della destra, e la sua criticità a livello sistemico della democrazia liberale.
Putroppo però anche in questo caso risulta subito evidente anche il lato negativo del personaggio: concentriamoci ad esempio su uno dei messaggi che Fini ha sempre voluto comunicare, ovvero l'orrore per il "vuoto culturale" dell'Occidente. In nome della lotta a questo vuoto valoriale (che indubbiamente esiste) Fini ha preso posizioni via via più controverse, dai discorsi sui ragazzi europei che scelgono di arruolarsi nell'Isis per "sfuggire ad una società marcia" al supporto verso il Mullah Omar. Come nel caso di Buttafuoco, anche Fini parte da opinioni anche condivisibili per poi sragionare, probabilmente accecato da questa nuova voglia di un'intellighenza pregiata "de destra".
Da questo quali conclusioni traiamo? Personalmente penso che questo humus culturale sia solo la reazione tardiva ad anni di complesso d'inferiorità della destra rispetto all'intellighenzia di sinistra; la destra ha deciso di reagire scegliendo però la strada sbagliata, ovvero cercando di emulare la sinistra e provando a costruirsi da zero un'aura intellettuale per darsi una credibilità.
Purtroppo sembra non si capisca che il lasciar perdere la casacca popolare per intraprendere una via elitista significa soltanto conformarsi alla sinistra progressista, nei modi e nei fatti. Lo stesso vale per il discorso del fare gli anti-sistema prendendo per di più come modello una cultura aliena rispetto al nostro immaginario, esattamente come fanno i progressisti con il modello americano.
La mia è una preghiera: cari Fini e Buttafuoco, non svilite la vostra indubbia preparazione trasformandovi in una sorta di Augias di destra.Tornate ad essere quei fieri avversari della mentalità salottiera che eravate un tempo. Con la vostra professionalità potreste ridurre a fettine qualunque radical chic o autoproclamato intellettuale della domenica. La mia speranza è che questa nuova moda passi presto,e che si torni il prima possibile a ragionare in modo serio.

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