martedì 15 dicembre 2015

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Nel nome di un Dio uccidono: Ugo Maria Tassinari presenta il suo ultimo libro


La strada per il Paradiso può passare per l’Inferno. È la conclusione a cui arriva Ugo Maria Tassinari nel suo ultimo libro Nel nome di un Dio uccidono (Edigrafema Edizioni, collana DietroFont) dopo aver analizzato l’esperienza comune a numerosi movimenti religiosi che, nel corso dell’ultimo decennio del secolo scorso, a diverse latitudini hanno avuto come esito della loro visione apocalittica suicidi collettivi (il Tempio Solare, Heaven’s Gate), stragi (metropolitana di Tokyo, Oklahoma City), ecatombi (Waco, Uganda).
Nell'introduzione, Tassinari scrive “Sono passati più di trent'anni da quando, con gli attacchi suicidi alle ambasciate occidentali a Beirut, ha fatto irruzione questa nuova modalità di guerra asimmetrica, ma il fenomeno non può essere circoscritto ai devoti del Profeta. E nel?ultimo decennio del secolo scorso, con gli attentati spettacolari alla metropolitana di Tokyo e all'edificio federale di Oklahoma City, si è manifestata la luciferina potenza di miliziani ispirati da una profonda fede religiosa. Fenomeni straordinari che hanno coinvolto quattro continenti, dal cuore dell’Impero all'Africa Nera, dal centro dell’Europa calvinista al Paese, il Giappone, che meglio di ogni altro esprime una sintesi complicata tra permanenza nella Tradizione e proiezione nel futuro”. E ancora “In alcuni casi la violenza ha vestito i panni di antichi rituali, nel'illusione di proiettarsi in un altro piano dell’esistenza. È stato il caso dei seguaci dell’Ordine del Tempio Solare, un’esperienza che affondava le radici in una tradizione esoterica cristiana spazzata via nel Trecento dalla cupidigia convergente del Papa e del Re di Francia, ma che ha tratto linfa e potenza dalle più avanzate tendenze neo spiritualistiche”.
 Nicola Rao, responsabile della redazione Tgr Lazio della Rai, nella postfazione all’opera spiega come “l’imprinting culturale del terrorismo messianico raccontato magistralmente da Tassinari era in qualche maniera sempre collegato al cristianesimo. Il terrorismo islamico, a partire dall' undici settembre 2001, costituirà una novità senza precedenti, anche per diffusione e durata”. Poi aggiunge “Il 2015 si è aperto con la strage di Charlie Hebdo a Parigi. È proseguito con l’attentato di Copenaghen. Ha aumentato di intensità con la strage del museo Bardo di Tunisi, fino agli assalti stragisti alle spiagge di turisti, sempre in Tunisia. La rivendicazione degli attacchi di novembre a Parigi conferma che in nome della Fede si vuole colpire al cuore la civiltà occidentale. Un anno terribile, questo. Che coincide con l’espansione e l’estensione di un nuovo soggetto politico che a oggi, nel mondo arabo, sembra egemone: l’Isis, Islamic State of Iraq and Syria”. Un saggio che ha acquistato strettissima attualità per le terribili vicende dell’insorgenza islamista che hanno insanguinato la Francia (e non solo), dunque, ma che aspira a una fruibilità più ampia e più profonda e travalica le contingenze. Una riflessione sulla violenza di matrice religiosa, nonché politica ed economica, può condurre con più ampio sguardo all'analisi di quel?urgenza umana e spirituale che se da un lato porta oggi il capo della Chiesa Cattolica alla proclamazione di uno speciale anno giubilare dall'altro dovrebbe spingere l’umanità intera a un’inevitabile inversione di rotta.

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