mercoledì 2 dicembre 2015

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La svolta di Le Pen seduce la Francia

(G.p) Mancano pochi giorni alle elezioni regionali in Francia. Secondo i principali sondaggisti d'oltralpe il Front National di Marine Le Pen potrebbe conquistare il governo di ben 4 regioni. In tanti si chiedono,quali siano gli elementi che stanno contribuendo a tenere così su nei sondaggi il Front National? Il collega Antonio Rapisarda, dalle colonne de il Tempo, storico quotidiano romano, con un interessante articolo, che pubblichiamo per intero, ci spiega perché la svolta di Marine Le Pen piace cosi tanto ai francesi.


La svolta di Le Pen seduce la Francia



Alla fine l’onda «bleu Marine» potrebbe colorare non due ma addirittura quattro regioni di Francia domenica prossima. Sondaggi alla mano, infatti, il Front National è avanti non solo nel Nord-Pas de Calais-Picardie e in Provenza, con le candidature rispettivamente di Marine Le Pen e della giovanissima nipote Marion, ma è seriamente candidato a contendere altre due regioni (la Borgogna e Alsazia-Champagne-Ardenne) agli avversari gollisti e socialisti. A pochi giorni dalle «Régionales» in tanti si chiedono, allora, quali nuovi e vecchi elementi stiano contribuendo a tenere così su nei sondaggi il partito di Le Pen, nonostante la risalita nel gradimento di François Hollande - versione «capo di Stato in guerra» - e il ritorno in grande stile mesi fa di Nicolas Sarkozy: per caso la paura, ieri rappresentata da Bruxelles, oggi scatenata dagli attacchi dell’Isis? L’immigrazione, tra le cui maglie si cela uno dei laboratori del jihadismo «di casa»? O il fatto che la cosiddetta Francia periferica, quella abbandonata dalla sinistra, abbia trovato nella Le Pen l’ago della bussola?


MARINE, IL 13 NOVEMBRE  E IL PROFILO «REPUBBLICANO» 
Lo sostengono tutti gli analisti: il partito che ha ottenuto maggiore consenso dopo gli attacchi terroristici di Parigi del 13 novembre è il Front National. Se il presidente Hollande, il più impopolare della storia di Francia, ha recuperato credito con una reazione «di destra» alla vicenda (chiusura delle frontiere, convocazione dello stato di emergenza, dichiarazione di guerra a Daesh unilaterale), il partito socialista arranca ovunque tanto da rischiare la débacle nelle regioni. A stupire di più, però, è stata la reazione a caldo di Marine: nessun attacco diretto alle enormi responsabilità del governo, nessuna facile speculazione sull’emotività. Anzi, interruzione per diversi giorni della campagna elettorale e sostegno all’unità nazionale. Un profilo «repubblicano» che ha pagato in termini di responsabilità tanto che Hollande non ha potuto fare altro che convocare, per la prima volta, Marine Le Pen all’Eliseo per illustrare il piano straordinario di sicurezza. Una conquista, questo invito-riconoscimento, destinato a depotenziare ulteriormente, anche dal punto di vista dell’immaginario, quel «Umps» – ossia l’alleanza «di emergenza» tra socialisti e gollisti – utilizzato da decenni ogniqualvolta ci sia stato da arginare lo spauracchio lepenista.


LE CONTRADDIZIONI DI HOLLANDE E SARKO
Marine Le Pen ha continuato, con fare certosino, l’occupazione egemonica dell’agenda politica francese riuscendo a insinuarsi nelle contraddizioni dei suoi avversari. Se è sotto gli occhi di tutti il fallimento dell’apparato di sicurezza interna, dopo i fatti di Charlie Hebdo, non sono solo Hollande e il suo premier Valls a pagare dazio dell’imperizia. Anche Nicolas Sarkozy – osso duro e leader dei Republicains – è in ombra in questi giorni: se da un lato l’ex capo dell’Eliseo non può che sostenere Hollande nella chiamata agli alleati contro l’Isis, dall'altro sa bene che parte del problema destabilizzazione nasce proprio dall’intervento scomposto in Libia ai danni di Gheddafi voluto fortemente da lui. Davanti alle prove disastrose di Hollande e del suo governo e ai risultati della politica estera fai-da-te di Sarko, nell’opinione pubblica francese inizia a cadere anche il tabù dell’«impreparazione» degli esponenti lepenisti nell’ottica del governo. Importante, in questa prospettiva, la conquista del Fn di una rappresentanza associativa all'interno di Science Po, una delle università più prestigiose di Francia, conosciuta per aver formato buona parte della classe dirigente che negli anni ha poi governato il Paese.


IMMIGRAZIONE SEPARATA DALLA RELIGIONE
Una delle intuizioni di Marine Le Pen – e dello scatto in avanti dal punto di vista dell’elaborazione – è stata la capacità, nell’immediata emergenza Isis, di separare il tema immigrazione da quello della religione. Per un partito che inizia a essere sostenuto da settori non marginali degli immigrati di seconda e terza generazione un segnale importante infatti è quello lanciato dal Front: «Noi diciamo ai musulmani: voi siete francesi come gli altri e dovete rispettare le regole della laicità, e se farete così tutto andrà meglio - ha spiegato un esponente frontista di primo piano - Ma non dobbiamo fare alcuna confusione tra l'Islam radicale dei terroristi e la maggioranza dei musulmani». Tutto questo senza annacquare di una virgola, però, il tema del contrasto all’islamismo. Le Pen è stata durissima sull’argomento, con la richiesta di vietare le organizzazioni e di chiudere le moschee radicalizzate, fino alla misura estrema: togliere la cittadinanza ai francesi con doppia nazionalità sodali degli islamisti.


SOVRANISTA A 360°
La ricetta di Marine ai francesi? Sovranità. Rispetto ai balbettii euristi dei suoi avversari il leader del Fn ha un’idea forte: lo Stato a tutela dei francesi vittime dell’attacco esterno (il terrorismo; l’immigrazione) e comunitario (le misure di Bruxelles, l’euro). Non è un caso che nel Nord della Francia i suoi comizi ai piccoli proprietari ma anche agli operai disoccupati siano rivolti ad assicurare «che la Francia resterà un paese agricolo» e che di fronte alla de-industrializzazione non saranno i francesi a dover cedere il posto agli immigrati arrivati in massa. Una risposta che si connette a quella esigenza di rappresentanza della «Francia periferica» – portata alla luce da Christophe Guilly – abbandonata dalla sinistra cosmopolita di stanza quasi esclusivamente ormai nelle grandi città.


NON SOLO MARINE
La dinastia Le Pen funziona. Assieme a Marine, a rappresentare già la nuova generazione della destra francese c'è Marion Maréchal-Le Pen, che sta conducendo una campagna per le Regionali pancia a terra in Provenza, nel Sud della Francia, dove sta staccando nettamente gli avversari. Già con l’effige di parlamentare più giovane di Francia ed esponente dell’ala tradizionalista del partito, Marion da parte sua ha sviluppato un’interlocuzione con la generazione identitaria francese alla quale ha suonato così la sveglia: «Ci hanno venduto il paradiso multiculturale e ora ci svegliamo all’inferno». Davanti a un talento così il vecchio leone Jean-Marie Le Pen (in rotta con la figlia e legatissimo a Marion) ha fatto la sua scelta di cuore: non ha presentato liste alternative e ha dato indicazione ai suoi di sostenere a spada tratta la giovane nipote. Ha scelto a chi passare il testimone della staffetta.

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