lunedì 14 settembre 2015

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Ma che tengo a che vedere con tutte queste fascisterie? Prima studiate Gentile ...

(umt) Giacinto Reale è un antico quadro missino barese che non ha mai avuto paura di contaminarsi né voglia di sottrarsi al confronto. Stamattina nel nostro gruppo facebook sugli anni '70 se la prende con me, come "inventore" della categoria, ma il suo bersaglio polemico sono le tante anime della fascisteria, dal razzista da tastiera all'ultranazionalista slavo, che nulla hanno a che vedere con il suo "fascismo" di matrice gentiliana. La sua provocazione mi sembra interessante.

“FASCISTERIA”: MANNAGGIA A TASSINARI

Da qualche giorno –sarà un caso ?- scorrendo la mia home, incappo in un serie di post nei quali ricorre la parola “fascisteria” (felicissimo neologismo by Ugo Maria Tassinari) con riferimento a fenomeni diversi tra loro: l’italianissimo razzista da tastiera pronto a mitragliare i barconi, il leader francese che si separa dalla figlia, i tedeschi all’assalto delle case per stranieri, gli slavi di varie etnie in lotta fra loro ai confini della Russia, lo studente americano massacratore di coetanei, e via dicendo
La cosa mi infastidisce molto perché offende il mio modestissimo background, che inizia quando, diciassettenne, acquistai, a breve distanza di tempo, e sacrificando qualche film alla domenica, “Una rivoluzione mancata” di Camillo Pellizzi e “Genesi e struttura della società” di Giovanni Gentile, che Longanesi e Sansoni avevano appena rieditato
Lo feci perché, l’ambiente che frequentavo (e non era l’Accademia della Crusca o il Circolo dei Filosofi, ma una modesta sezione della Giovane Italia di un capoluogo periferico) era allora diviso da aspre polemiche, alle quali “dovevo” e volevo partecipare
Argomento del contendere era, da un lato l’alternativa tra la Corporazione (fascista ca va san dire) “proprietaria” di Ugo Spirito e quella “classica” di Giuseppe Bottai e dall’altro la (anche astiosa) polemica tra “gentiliani” ed evoliani”
Contemporaneamente, prendeva corpo la mia passione per le cose di storia con la lettura delle dispense settimanali di Biagi e Pisanò. Poi “a rinforzo” del primo sarebbero venuti De Felice, Tasca, Salvatorelli e in controcanto al secondo Battaglia, Bocca e Deakin. E poi gli “analisti”, i modelli “esportati”, gli epigoni sparsi nel globo (che non mi hanno mai convinto)…..
Anche se il mondo mi voleva confinare nel cattiverio della storia e fare di me una guardia al campo di Birkenau (come mi pare abbia detto una volta Veneziani), avevo chiaro la “storicizzazione” del fenomeno fascismo e ne venivo via via conoscendo, per quello spirito critico che non mi è mai mancato, magagne, debolezze ed errori
Rimaneva, ad indicarmi la strada, la frase (Maccari o Longanesi ? li confondo sempre questi due) che avevo letto da qualche parte: “Il fascismo non è bello in sé, ma per quello che promette di essere”. Ecco, appunto, una grande potenzialità solo parzialmente espressa, ma che sul piano dei valori, dei comportamenti e anche della politica (quella dell’antica Grecia) poteva ancora dare molto
La mia formazione, quindi, ancorchè iniziata ad oltre vent’anni dalla fine della guerra, poteva dirsi “fascista”, e tale rimase (ed è tuttora) anche quando fu arricchita da contenuti nuovi, “moderni” ed originali grazie soprattutto alla tarchiana “Nuova destra”. Un’altra grande promessa mancata (io credo), che comunque mi fa – ammesso ce ne fosse bisogno- cosa “altra e diversa” rispetto ai nerovestiti omaggiatori di Predappio alle “feste comandate” ma anche rispetto a certo “fascismo del terzo millennio” che crede di essere nato sotto il cavolo ed eccede nella “storicizzazione”
Quindi, con quei soggetti sopra detti, non ho nulla a che spartire….è tutta colpa di Tassinari….comincino a leggersi Pellizzi e Gentile, per piacere.
Giacinto Reale

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