martedì 29 settembre 2015

L’ombra di Fini sul bottino di An: "Serve un nuovo partito di destra"


(Gp) Nella disputa, a suon di mozioni, appelli, ultimatum dei Fratelli (serpenti) d'Italia non poteva non mancare un intervento dal sapore esplosivo di Gianfranco Fini.
L'ex presidente della Camera, in un editoriale, pubblicato da Liberadestra è intervenuto sul tema della diaspora a destra dichiarando: i progetti per l'Italia del futuro saranno fortemente influenzati dall'azionista di maggioranza della futura lista unica o coalizione di centro destra che sia. E questi oggi ha il volto di Salvini e non di Berlusconi. Per cui, secondo l'ex leader di An avremmo un centro destra schiacciato su un asse Le Pen Putin Orban che costituirebbe il migliore alleato di Renzi.
Il collega Antonio Rapisarda, dalle colonne del quotidiano romano Il Tempo ci racconta il ritorno di Gianfranco Fini, la necessità ed urgenza di un nuovo partito di destra per non morire leghisti, la contesa sul bottino della Fondazione An, la disputa sulla destra del futuro tra i sovranisti ed identitari di Giorgia Meloni ed il restauratori della sciolta An guidati da Alemanno.


L’ombra di Fini sul bottino di An: "Serve un nuovo partito di destra"         

Caccia al tesoro - 5 L'assemblea della Fondazione

                                 
Nella disputa - a suon di mozioni, appelli e ultimatum - dei Fratelli (coltelli) d’Italia si è inserito a sorpresa un elemento potenzialmente esplosivo: Gianfranco Fini. Come se non bastassero le rispettive punture di spillo tra fazioni in vista dell’assemblea della Fondazione Alleanza nazionale di sabato e domenica prossimi, ci pensa il ritorno in campo dell’ex leader di An - il cui spettro è stato invocato dai rumor che lo vorrebbero a fianco dell’opzione di chi vuole un nuovo soggetto di destra a partire dalla Fondazione - ad alimentare tensioni e sospetti.
 
 

IL RITORNO DI GIANFRY
A pochi giorni dal redde rationem sul destino della Fondazione An, infatti, l’ex presidente della Camera è intervenuto sul tema della diaspora della destra con un editoriale sul suo think tank Liberadestra: «I progetti per l’Italia del futuro saranno fortemente influenzati dall’azionista di maggioranza della futura lista unica o coalizione che sia. E questi oggi ha il volto di Salvini, non di Berlusconi». Ciò, per l’ex leader di An e di Fli, significherebbe un centrodestra schiacciato sull’asse Le Pen-Putin-Orban, «il miglior alleato di Renzi». Davanti a questo scenario ha lanciato un appello a tutti gli ex An: «Se questo sarà lo scenario è credibile che i milioni di elettori che hanno abbandonato il centrodestra tornino sui loro passi? E soprattutto è pensabile che lo faccia chi ha sostenuto la destra di Fiuggi e ha dato fiducia ad An intravedendo, pur con luci e ombre, la fisionomia di una destra di governo?». Infine l’auspicio: «Forse, nonostante le apparenze, in cuor loro lo sanno anche molti tra gli ex dirigenti ed iscritti di An che si riuniranno in occasione della riunione degli iscritti alla Fondazione An... Vedremo cosa decideranno». Così Fini è intervenuto nel «dibattito» che si sta consumando attorno al destino della Fondazione: con una sconfessione della linea di Fratelli d’Italia (vicina a Marine Le Pen e alle ragioni della Russia) da un lato, e dall’altro con un sostegno implicito a chi sostiene la necessità di ripartire dal patrimonio politico di An: in questo momento la cosiddetta «mozione dei quarantenni».
 
 
 
  I MELONIANI: «RIPARTIAMO
DALLA PIAZZA»
La maggioranza «meloniana» di FdI - che ha presentato e approvato la mozione che apre la stagione costituente a partire da Fratelli d’Italia - dopo le parole di Fini riconferma ciò che è stato stabilito a maggioranza assoluta dal partito: «Si va avanti. Certo, Giorgia Meloni incontrerà i "quarantenni" - spiega Giovanni Donzelli, consigliere regionale della Toscana ed esponente vicino alla leader - ma da parte nostra resta la convinzione che la destra ripartirà dalla piazza convocata contro Renzi, non dalla fotografia non rappresentativa della destra di oggi che emerge nella Fondazione». Ragionamento complementare, questo, a quello lanciato da Fabio Rampelli: «La destra italiana non ha bisogno di un altro partito - ha spiegato il capogruppo FdI alla Camera - ma di rafforzare l’unico che abbia per riferimento in Parlamento e che da un anno è corredato anche dal simbolo di An». Per Rampelli, oltretutto, c’è anche «un problema di legittimazione dell’assemblea dei soci, avendo deciso la Fondazione di essere organismo chiuso per anni, con quote d’iscrizione molto alte e obbligo di segnalazione da parte di qualche colonnello». Ragion per cui «pensare che il 3 e 4 ottobre 400 persone e successivamente un Cda che si auto riproduce da 7 anni possano decidere se fare o no un nuovo partito e se utilizzare circa 200 milioni di euro di patrimonio disponibile mette i brividi alla schiena».
 
 

I «QUARANTENNI»
ASPETTANO LA CHIAMATA
Dopo le polemiche a caldo di domenica, ritornano sull’argomento anche i «quarantenni», la componente di FdI vicina alle posizioni di Gianni Alemanno. Lo fanno con diplomazia: «La decisione di Giorgia Meloni di indire un congresso per aggregare tutta la destra è una conferma delle nostre tesi con cui abbiamo lanciato la Mozione dei quarantenni per l’Assemblea della Fondazione An - spiega Fausto Orsomarso, consigliere regionale della Calabria - Purtroppo non basta un semplice allargamento di Fdi attraverso il congresso». Per i quarantenni è necessario «un atto di fiducia» di Meloni nei confronti di chi oggi non sta nel partito: «Ecco perché noi insistiamo sulla necessità che venga riconosciuta dalla Fondazione An l’esistenza di un’Associazione che raccolga tutte le persone di destra che, pur non essendo iscritte a Fdi, vogliono costruire una casa comune». Insomma, da parte loro tutto passa ancora dall’approvazione «della nostra mozione sabato e domenica prossima». E intanto oggi - a cinque giorni dalla dead line - di «telefonate» da parte della Meloni non ne hanno ricevute.

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