martedì 30 giugno 2015

Prima intercettano il colloquio col cliente poi arrestano l'avvocato: succede a Napoli

Dal Garantista di oggi

di Giuseppe Parente 
La Procura della Repubblica di Napoli ha chiesto ed ottenuto gli arresti dell’avvocato penalista napoletano Vittorio Trupiano. Dopo un primo rigetto, da parte del giudice per le indagini preliminari, sia il Tribunale del Riesame sia la Corte di Cassazione, hanno accolto le conclusioni investigative facendo scattare una misura cautelare.
L’avvocato è stato presidente della Lista Trupiano Movimento per la difesa dei Diritti Umani che propose un referendum per l’abrogazione del 41 bis sostenuto anche da Forza Nuova e candidato alle elezioni politiche del 2001, nel collegio Campania I dopo il capolista Raffaele Bruno nelle file del Movimento Sociale Fiamma Tricolore, ora viene indicato come ambasciatore di un potente clan del Vomero come “nuncius”(espressione del pm) di un pezzo del crimine organizzato che punta a gestire i servizi negli ospedali collinari.
Concorso esterno in associazione a delinquere di stampo camorristico è l’accusa ipotizzata nei confronti del penalista partenopeo da parte del pubblico ministero Ivana Fulco degli aggiunti Filippo Beatrice e Giuseppe Borrelli, in una vicenda investigativa caratterizzata da intercettazioni ambientali ricavate in una sala colloqui del carcere in cui era a colloquio con un suo assistito, il boss Antonio Caiazzo.
Vittorio Trupiano da qualche giorno è in carcere, a distanza di quindici anni, da un altro arresto, per presunte collusioni con il clan Nuvoletta,( che erano suoi buoni clienti secondo quanto rilasciato, nel corso di una intervista, alla collega, Antonella Ricciardi http://win.antonellaricciardi.it/interviste.asp?id=17) vicenda per la quale è stato assolto nel corso dei tre gradi di giudizio. 
Una domanda, da cronista di nera e uomo dotato di buon senso, non può non sfuggire : perché un avvocato che sostiene un colloquio con un suo assistito viene qualificato come “nuncius” della camorra? Secondo la Procura della Repubblica partenopea l’avvocato sarebbe entrato in gioco nel corso di una trattiva risalente al 2011 tra il clan Caiazzo ed il clan Lo Russo per la gestione del racket agli ospedali del Vomero.
Nel corso dell’interrogatorio, con il suo assistito, sottoposto al regime carcerario del 41 bis, sostengono gli inquirenti, Antonio Caiazzo avrebbe mostrato la mano a modo di pistola, con indice e pollice in bella evidenza. Poi viene indicata l’adizione di un linguaggio criptico, in cui l’avvocato si sarebbe assunto l’onore di mandare qualcuno al cospetto del clan Lo Russo per respingere le condizioni imposte dal gruppo criminale di Miano. Una trattativa criminale molto delicata, nella quale ognuno avrebbe avuto un ruolo. Trupiano avrebbe assunto la qualifica di “nuncius” del clan Caiazzo. Una vicenda, nel corso della quale, ad onore del vero, l’avvocato si sarebbe reso disponibile a sostenere un interrogatorio al cospetto del pubblico ministero per sostenere la correttezza del proprio mandato difensivo e la totale estraneità rispetto a logiche squisitamente criminali.
Secondo il giudice per le indagini preliminari Rovida, le intercettazioni raccolte dalla Procura non erano necessarie e sufficienti a giustificare l’arresto del legale, mentre Tribunale del Riesame e Cassazione hanno deciso di firmare l’arrestato di Vittorio Trupiano,

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