martedì 26 maggio 2015

Il segreto della strage di Brescia e lo scoop di Repubblica. Vinciguerra lo raccontò già nell'85 ai giudici

Raffaella Fanelli è già nota ai nostri lettori per il falso scoop sull'intervista a Raffaele Fiore sui servizi segreti a via Fani la mattina del 16 marzo 1978. Un montaggio malizioso di un vecchio testo che fu sapientemente smontato dal duo Persichetti - Steccanella. Ora ci riprova, dalle pagine di Repubblica, tentando di "impingerci" Vincenzo Vinciguerra come l' "ultimo irriducibile". Cioè l'ergastolano che ha avuto un complesso rapporto dialettico con le Procure di mezza Italia ma può pur sempre vantarsi del fatto che nessuno è stato condannato per le sue "ricostruzioni storiche". E fin qui siamo ancora nella sfera semantica. La cosa diventa più ghiotta quando si arriva allo scoop vero e proprio:

"C'è una confessione scritta e firmata dagli autori della strage di piazza della Loggia. Di quanto avvenne a Brescia ho saputo durante la detenzione ma anche nel periodo della mia latitanza, iniziata ancor prima di quel 28 maggio 1974". Vincenzo Vinciguerra, ergastolano condannato per la strage di Peteano, non dice chi avrebbe questo documento ma rivela che "obiettivo della strage erano i manifestanti, non i carabinieri. Perché la strage di Brescia è la conseguenza di uno scontro durissimo all'interno dell'anticomunismo politico che governava l'Italia dal maggio 1947, da quando cioè, su richiesta degli Stati Uniti, Alcide De Gasperi allontanò  i comunisti dal governo. In Piazza della Loggia i carabinieri si spostarono perché non dovevano essere loro a morire ma i manifestanti. Eseguirono un ordine". Sono parole pesanti quelle del neofascista di Ordine nuovo e Avanguardia nazionale che arrivano mentre sta per aprirsi il processo d'appello bis a quarant'anni dalla strage. Imputati domani a Milano, dopo che la Cassazione ha annullato la loro assoluzione, l'ex ispettore per il Triveneto di Ordine Nuovo, il medico veneziano Carlo Maria Maggi, e l'ex collaboratore dei Servizi segreti italiani, Maurizio Tramonte.
Peccato che questa storia Vinciguerra l'avesse già raccontata ai giudici di Brescia nel maggio 1985  ("altri meglio di me possono dare un contributo di conoscenza sulla strage": lo cita Rao nella Trilogia della Celtica) e scritta più dettagliatamente nel 1989, nel suo "Ergastolo per la libertà", l'autobiografia pubblicata prima dello strappo definitivo con la "fascisteria", allo scopo di convincere i camerati di Avanguardia di affiancarlo nella sua battaglia contro i "neofascisti atlantici di servizio", la presunta rete ordinovista al soldo degli strateghi della tensione, degli apparati di Stato e dei network della Nato. Tra l'altro raccontando anche chi deteneva la confessione (Mario Tuti) e chi gliel'aveva detto (Zani). 
A sua volta Zani ha poi spiegato come era andata la cosa. I due si trovarono compagni di cella, decisamente mal accoppiati. V. impegnato in una personalissima guerra in difesa dell'onore di Stefano delle Chiaie e dei suoi camerati ingiustamente accusati di stragismo. Z. ossessionato dal ruolo di Avanguardia come "guardia bianca" nei giochi sporchi degli anni '70. Quindi aveva tentato di allettarlo e farselo amico buttandogli un'offa che il nostro "ergastolano per la libertà" aveva immediatamente inghiottito ...  
Di questa storia se ne era già parlato in occasione del precedente processo di Brescia, quando nel 2009 aveva deposto in aula Marco Affatigato:
"Per la strage di Brescia Affatigato è convinto che Mario Tuti conosca la verità, lo ha ribadito anche ieri in aula, confermando quanto rilasciato in un'intervista a Panorama nel '93. «Ermanno Buzzi aveva scritto un memoriale, una sorta di lettera in cui aveva messo nero su bianco il nome dei responsabili della strage di piazza della Loggia. Ho saputo che il foglio è finito nelle mani di Tuti. Chi accusasse Buzzi non lo so, ma doveva esserci qualche verità se è stato ucciso nel carcere di Novara proprio da Tuti e da Concutelli»". Così il quotidiano Brescia oggi, il giorno dopo la deposizione in aula del neofascista lucchese all'ultimo processo per la strage (settembre 2009).
Così Fascinazione, nel giugno 2010, appena nato... In una lunga serie di post in cui, appunto, si raccontava del segreto della strage di Brescia (sei post consultabili nella sezione archivio, mese di giugno 2010). Ma dubbi sulle rivelazioni di Vinciguerra erano già emerse in Fascisteria (1a edizione, 2001):
Gli obiettivi di Zani sono semplici ma ambiziosi: dif­fon­dere, an­che con l’e­sem­pio, lo spontaneismo armato, distrug­gere tutte le orga­nizza­zioni che qu­ando non sono diret­tamente fun­zionali all’inte­resse del nemico costitui­scono co­munque un lac­ciuolo allo svi­luppo delle po­tenzia­lità del mo­vimento rivo­luzionario. Non ha timori reveren­ziali: il giudizio acido di Freda - “Zani è pre­zioso ma va staffilato” - non li intimidisce. All’autore della Disintegra­zione del si­stema ri­cono­scono i meriti editoriali di Ar ma conte­stano le compromissioni con i servizi se­greti. Con Avanguardia, il gruppo che ha coltivato le tensioni milita­riste di tanti came­rati per poi abbandonarli a se stessi quando il gioco si era fatto duro e i duri avevano co­minciato a gio­care, i conti sono aperti.Ed è proprio questa circostanza a rendere sospetta la rivelazione di Vinciguerra: Zani ha una visione abbastanza paranoica della realtà (un tratto comune a molti estremisti di destra, prigionieri di teorie cospirative) ma è sveglio e lucido. Proprio lui, convinto assertore del ruolo "collaborazionista" di Avanguardia sarebbe andato a confidare a uno dei più fanatici e devoti "fedelissimi" di Delle Chiaie, reo confesso di una strage che è stata a lungo "coperta"dai carabinieri, di essere depositario di un segreto così rilevante su una strage per cui era sotto indagine?


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