sabato 11 aprile 2015

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La dura vita di Marine Le Pen tra liti in famiglia e inchieste giudiziarie

di Giuseppe Parente
Sono giorni davvero difficili per Marine Le Pen e per il suo Front National dopo il trionfo, con zero titoli, alle amministrative.  Infatti allo psicodramma politico familiare intorno al Front National si aggiungono anche guai di natura giudiziaria.
Marine Le Pen e due suoi stretti collaboratori sono finiti sotto inchiesta per una vicenda di finanziamenti illeciti per la campagna delle presidenziali  2012, dove in quell’occasione, il Front National conquistò il 17,9% dei consensi grazie al voto di oltre 6 milioni di francesi.  Secondo quanto riporta il quotidiano le Monde, David Rachline, consigliere in comunicazione del Fn e Nicolas Bay, sindaco di Frejus avrebbero beneficiato di contratti fittizi da parte della Riwal società di comunicazione alla quale era stata affidata la realizzazione dei documenti di campagna del  Fn.
Secondo  i giudici Renaud Van Ruymbeke e Aude Buresi  le somme percepite dai due sono elargizioni in denaro mascherate da salari, per cui Nicolas Bay ha percepito circa 7 mila euro, tra stipendio e straordinario, per un contratto di 2 mesi come redattore, mentre David Rachline  poco più di 4500 in qualità di responsabile di un progetto. 
Ad onore del vero, né Marine Le Pen né i due beneficiari hanno negato l’esistenza di questi contratti dichiarando che tutto è limpido ed è trasparente e che non esistono finanziamenti illegali al Front National, precisando che se la società di comunicazione si è arricchita lo ha fatto alle nostre spalle, per cui il èpartito è una vittima.
Marine Le Pen ed i 2 collaboratori potrebbero essere convocati dai magistrati nei prossimi giorni per ulteriori chiarimenti.  Ma i sospetti sui presunti contratti di facciata rientrano in una più ampia e variegata inchiesta per truffa ai danni dello Stato, aperta un anno fa per cui è il indagato il patron della Riwal  Frederic Chatillon, considerato politicamente molto vicino a Marine Le Pen. Questa brutta vicenda, di natura giudiziaria, sarebbe iniziata quando la commissione competente si è messa a verificare i conti di campagna del partito e le sue attenzioni si sono subito contrate su “Jeanne “ micro partito fondato da Marine Le Pen nel 2010 che, alle legislative del 2012, forniva ai candidati del Fn un kit di campagna obbligatorio, sul modello Forza Italia del 1994 per intenderci, emettendo fatture ritenute gonfiate.  Il tutto nell’ attesa dei rimborsi pubblici previsti dalla legge. 
Marine Le Pen, con un tweet, ha definito l’inchiesta come un atto politico, che ha come obiettivo il tentare di rimettere ordine al caos scatenato dalle ultime affermazioni filo collaborazioniste e filo antisemite sulle camere a gas pronunciate dal vecchio leone Jean Marie.
Prima Marine, in nome del politicamente corretto,  aveva ritirato il suo appoggio alla candidature del padre alle regionali, previste per il mese di dicembre, per la Provenza-Alpi- Costa Azzurra, poi nella giornata di giovedì al tg di France 1 ha annunciato l’apertura di una procedura disciplinare contro il vecchio padre, la cui sorte politica sarà decisa il 17 aprile. Un parricidio in diretta tivù, cose mai viste prima :” Jean Marie Le Pen dovrebbe dimostrare saggezze e trarre adeguate ed opportune conseguenze  del disagio che ha provocato mettendo fine alle sue responsabilità politiche”. Parole di fuoco pronunciate da Marine e sostenute anche dal suo vice Florian Philippot.
Il vecchio leone Jean Marie non si lascia mica impressionare dalle dure affermazioni della figlia e ribatte: andrò  a difendermi ovviamente ma anche ad attaccare. Non ho nessuna intenzione di ritirare la mia candidatura alle prossime elezioni regionali di dicembre, sono pronto anche ad organizzare una lista dissidente ed attacca la figlia, colpevole di essersi sottomessa al sistema. Una sottomissione che potrebbe portare, in tempi rapidi, alla distruzione del Front National, partito creato dal vecchio Jean Marie più di quaranta anni fa.

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