giovedì 12 febbraio 2015

Strage di Bologna: nell'ordinanza di archiviazione non c'è traccia di Mauro Di Vittorio

L'ordinanza di archiviazione della cosiddetta "pista palestinese" sulla strage di Bologna, emessa l'altro giorno dal gip Bruno Giangiacomo, è interessante sia per quello che contiene sia per quello che non c'è. Cominciamo dalle "omissioni".
Nelle 20 pagine scritte dal giudice bolognese manca qualsiasi riferimento a Mauro di Vittorio, la vittima della strage elevata al rango di responsabile, con un'ostinazione degna di miglior causa, da Enzo Raisi, "già onorevole nella scorsa e in precedenti legislature": un modo clamoroso di ribadire quanto andiamo sostenendo da anni. La cosa ci fa molto piacere, e non solo per Anna e Giancarlo Calidori, affezionati collaboratori di questo blog e di ugomariatassinari.it. C'è un giudice a Bologna e la loro fede ostinata nei valori della Costituzione, della legalità della giustizia viene premiata.
E vediamo invece le cose interessanti che Giangiacomo scrive:
1. l'opposizione espressa dai familiari di Paolo Signorelli manca di legittimazione, in quanto il professore non è vittima della strage ma, caso mai, del processo che ne è derivato: ad ogni modo, pur in presenza di un'evidente inammissibilità il gip ritiene di vagliare il lavoro svolto dal pm che ha messo capo alla richiesta di archiviazione
2. l'esame del gip è esteso anche al documento prodotto dal trio Priore-Raisi-Paradisi, prodotto nelle more dello svolgimento dell'udienza
3. le affermazioni del presidente emerito Cossiga sull'esistenza del lodo Moro (intervista al Corriere della Sera del luglio 2008) sono state ritrattate e ridotte a semplice congettura, non confermata né dal ministro degli Esteri dell'epoca né dai servizi segreti
4. ad attestarne invece la validità concorrono le testimonianze degli agenti segreti Sportelli (un accordo internazionale in linea con la politica estera italiana dell'epoca) e Di Napoli, il leader terrorista Carlos, l'ex giudice Priore
5. il gip concorda con il pm che manca la prova di un accordo formale né risultano sue effettive applicazioni ma non si sente di escludere la "presenza di un accordo sotterraneo tra parti non riconosciute dello Stato italiano e rappresentanti palestinesi"
6. la principale fonte invocata per la "pista palestinese", Carlos, fa affermazioni assertive e non fondate su dati di fatto
7. ad ogni modo nella rogatoria internazionale del 2009, Carlos "nega esplicitamente ogni responsabilità propria, della propria organizzazione e delle organizzazioni palestinesi per la strage alla stazione di Bologna"
8. le perizie tecniche escludono ogni compatibilità tra gli esplosivi a disposizione del gruppo Carlos e i materiali usati per la strage alla stazione
9. l'unico elemento a carico di Margot Christa Frolich sono le dichiarazioni di tale Bulgini, sofferente di una malattia psichiatrica cronica e la cui credibilità è inficiata dagli stessi colleghi di lavoro del testimone, che lo qualificano come persona nota per l'eccentricità e la volontà di stupire gli interlocutori con racconti mirabolanti
10. quanto alla posizione di Kram pur in presenza di contraddizioni, affermazioni non rispondenti al vero sugli spostamenti, silenzi opposti a precise domande, "mancano gli elementi  per sostenere l'accusa in giudizio".
11. la richiesta del trio Priore-Raisi-Paradisi di approfondire la pista dei giornalisti italiani spariti in Libano Toni e De Palo potrà essere tranquillamente affidata alla valutazione della Procura di Bologna, atteso che l'evento è successivo (2 settembre 1980) e non ha nesso causale con la strage.
12. Dis e Copasir escludono che esistano documenti coperti da segreto di Stato attinenti alla strage.
Molte di queste cose sono state già portate all'attenzione dei nostri lettori sin dal 2010 (vedi le polemiche sulle perizie esplosivistiche o la totale inconsistenza dei sospetti sulla Frolich) ma ci fa piacere che le nostre tesi trovino formale conferma.

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