martedì 10 febbraio 2015

Strage di Bologna: archiviata la pista palestinese, Bolognesi indica ai pm la pista dei mandanti

Archiviata, a 10 anni di distanza dall’apertura del fascicolo e a 4 dall’incriminazione per strage di due tedeschi, Thomas Kram e Margot Christa Frohlich, la “pista palestinese” per la bomba alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980. Lo ha disposto il gip Bruno Giangiacomo su richiesta del pubblico ministero Enrico Cieri il quale parte dalla presenza di Kram, ex militante delle Cellule rivoluzionarie, nella notte precedente l’esplosione che provocò 85 morti e oltre 200 feriti. Una presenza che, secondo il magistrato, “alimenta un grumo di sospetto”, ma “quel solo e sorprendente fatto non è tuttavia sufficiente per ipotizzare una partecipazione” al massacro di quasi 35 anni fa. In merito a Frohlich, invece, ci fu una testimonianza che la collocava nel capoluogo emiliano quel 2 agosto, ma a valle delle indagini non sono stati trovati riscontri.

L’inchiesta era partita dalla commissione Mitrokhin
 Si chiude così una delle cosiddette piste “alternative” a quella che ha portato alla condanna definitiva dei neofascisti appartenenti ai Nar (Nuclei armati rivoluzionari) Giuseppe Valerio Fioravanti, Francesca Mambro e Luigi Ciavardini, già condannati in via definitiva per quella strage. L’inchiesta era partita dopo alcuni accertamenti condotti dalla commissione Mitrokhin su presunte attività illegali dei servizi segreti sovietici in Italia. Inoltre, insieme alla caduta delle accuse ai due tedeschi, esce di scena definitivamente anche il sospetto sollevato contro una delle vittime della bomba alla stazione.

“Scagionato” anche il giovane romano vittima dello scoppio
 Era quello che aveva portato a ipotizzare un coinvolgimento di Mauro Di Vittorio, 24 anni, romano, che passava da Bologna di ritorno dalla Gran Bretagna, dov’era stato respinto. Secondo la ricostruzione contenuta in questa “pista”, sarebbe stato vicino all’Autonomia romana e avrebbe trasportato l’esplosivo poi deflagrato accidentalmente allo scalo ferroviario emiliano. Le verifiche della magistratura, che ha sentito anche la sorella di Mauro, Anna Di Vittorio, e il cognato Gian Carlo Calidori, presentatisi spontaneamente al pm Cieri nel marzo 2013, hanno portato a escludere non solo l’appartenenza del giovane a quella specifica formazione della sinistra extraparlamentare, ma anche qualsiasi ruolo diretto o indiretto nell’attentato. È una “vittima oggettiva” della strage, aveva infatti scritto il pubblico ministero.

Paolo Bolognesi: “Ora si cerchino i mandanti”
Paolo Bolognesi, presidente dell’associazione che riunisce i familiari delle vittime e parlamentare indipendente eletto nelle liste del Pd, a caldo ha detto che la pista “è stata una grande bufala messa tra i piedi della procura di Bologna. I pm sono stati, in parte, costretti a verificare, quindi molto bene il fatto che ora non si perda più tempo con cose del genere. Adesso la magistratura dovrebbe affrontare in maniera precisa la pista che porta ai mandanti, le carte in merito le ha, anche noi le abbiamo fornite e speriamo che il 35esimo anniversario della strage sia celebrato conoscendo i nomi di chi ha voluto quella strage”.

fonte: consumatrici.it

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