sabato 28 febbraio 2015

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28 febbraio/1 Ma perché la sinistra radicale si oppone frontalmente a Salvini che vuole mandare a casa Matteo Renzi?

Lo spettacolo si annuncia interessante, anche se molti elementi concorrono a rafforzare il senso di una minestra scaldata. Una polizia inetta e timorosa nei confronti della teppa hooligan ieri ha ritirato fuori i muscoli contro gli antifa mobilitati per il pericoloso Salvini. Giusto per riscaldare l'atmosfera, per portarla alla temperatura di un non tranquillo pomeriggio di paura. A questo scopo i diretti interessati concorrono avvitati in una coazione a ripetere degna di migliori obiettivi. E invece niente, finiscono per giocare una partita a scacchi mica male: CasaPound annuncia un presidio per stamattina alle 10 nella piazza da cui partirà qualche ora dopo il corteo #maiconsalvini e i compagni, pronti, giocano di anticipo, prima occupando ieri la chiesa di piazza del Popolo e poi tozzandosi con la polizia a piazzale Flaminio, luogo ideale per disturbare il raduno fascioleghista. Seguiremo in giornata le vicende di cronaca. Intanto proviamo a ragionare e a porci qualche domanda politica. Anzi, una, semplicissima. Perché la sinistra radicale italiana, che tanto si esalta per i successi di Tsipras e Syriza, ha scelto la strada della contrapposizione frontale all'astro nascente della nuova destra antieuro, invece di cavalcarne la tigre, in funzione dell'attacco al nemico principale che è, in questa fase, senza se e senza ma, Matteo Renzi?
Una risposta convincente ce la dà il professore Francesco Erspamer, che insegna Letteratura Italiana ad Harvard, e che, grazie alla lunghezza prospettica offerta dalla distanza, riesce a mettere a fuoco le questioni politiche essenziali con lucidità e disincanto. Ripubblico quindi la sua riflessione, ripresa dalla sua pagina facebook, come se fosse una "lettera da lontano":
Dunque Salvini si appresta a marciare su Roma con lo slogan "Renzi a casa". Che è quello che da tempo avrebbe dovuto fare e dire la sinistra: ma pazienza, già lo sapevamo che i suoi dirigenti mancano di lucidità e di coraggio e che alle piazze preferiscono i talk show, per non dire del loro attaccamento alla poltrona. Salvini, che non è particolarmente abile o intelligente però infinitamente più di loro, propone la creazione di un fronte antirenziano: e anche questa è una mossa che la sinistra avrebbe dovuto fare per prima, se invece che combattere i mulini a vento di un fascismo ormai scomparso e marginalizzato fosse stata in grado di accorgersi che oggi il suo vero e unico avversario è il neocapitalismo liberista, nemico della democrazia e dei lavoratori tanto quanto il fascismo storico o l’integralismo religioso ma in modi diversi, e molto più potente e invasivo anche se meno brutale. Così lontane sono ormai le anime belle della sinistra dalla prassi reale della lotta politica e così fedeli, più che a ideologie da tempo abbandonate, ai loro rassicuranti dogmi e pregiudizi, che neppure si accorgono che sarebbe loro interesse alimentare qualsiasi opposizione a Renzi e cercare di radicalizzarla per poi approfittarne. Strategicamente, Salvini può essere utile e comunque, visto che c’è, bisogna provare a servirsene. Capisco che non si voglia marciare insieme a lui sotto le bandiere della Lega ed è giusto che non si smetta di rimarcare le fondamentali differenze fra i suoi obiettivi e i nostri, fra la nostra ideologia e la sua; però sabato la sinistra dovrebbe o stare a guardare o, meglio, fare una manifestazione concorrente, anch’essa per mandare a casa Renzi; di certo non una manifestazione contro chi manifesterà contro Renzi. 

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