Mondo di mezzo: sul Garantista i miei dubbi sul grande blitz contro la Mafia Capitale - <b>FascinAzione</b>

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mercoledì 3 dicembre 2014

Mondo di mezzo: sul Garantista i miei dubbi sul grande blitz contro la Mafia Capitale

Sul Garantista oggi in edicola ho avuto modo di esprimere i miei dubbi sul blitz di ieri contro la Mafia Capitale

Ci starebbero tutti nella cupola mafiosa che controlla gli affari criminali (e non solo) della capitale: il sindaco 'nero' e il braccio destro di Veltroni, gli uomini d'oro di Alemanno e i manager di punta delle coop rosse, il fasciomafioso più noto d'Italia (il 'Nero' di Romanzo criminale) con i suoi camerati e l'assessore alla casa della giunta Marino, un quarantenne che comincia a fare politica nel Pds vent'anni fa nella rossissima Centocelle, consiglieri regionali di destra e di sinistra. Tutti avviluppati in un sistema affaristico-criminale che risponde a una delle diverse organizzazioni criminali presenti sulla piazza romana, la Mafia Capitale. Questa è la storia che ci racconta il blitz odierno (annunciatissimo: basti vedere il pezzo di Alessandro Ambrosini su Fanpage dell'11 settembre scorso che anticipava la “tempesta giudiziaria perfetta”) dei Ros. A me, francamente, non convince la somma che fa il totale. Non ho ancora letto l'ordinanza che so essere estremamente corposa (1300 pagine, mi dicono) ma sarà arduo il compito dell'accusa e cioè dimostrare l'esistenza di una così eterogenea associazione mafiosa.
Certo, coglie nel segno il procuratore Pignatone quando spiega il nome dato all’operazione, “Mondo di mezzo”, facendo riferimento a un’intercettazione tra Carminati e il suo braccio destro: 'E' la teoria del mondo di mezzo, ci sono i vivi sopra e i morti sotto e noi in mezzo. C'è un mondo in cui tutti si incontrano, il mondo di mezzo è quello dove è anche possibile che io mi trovi a cena con un politico...'. E certo ne ha fatta di strada il ‘Nero’ dalla ‘Terra di Mezzo’ dei Campi Hobbit della sua gioventù alla realtà odierna che lo vede snodo tra due diversi sistemi di potere. Il nodo giudiziario dell’inchiesta è proprio questo: l’intreccio tra i due sistemi.
Già alla lettura delle prime notizie di agenzia, quando a me - esperto di fascisteria ma abbastanza ignorante di cronaca bianca romana - sfuggiva la complessità dell'operazione in corso, mi sembrava problematico tenere assieme le due assi parallele nel filone 'di destra' dell'inchiesta e cioè i banditi alla Carminati e i colletti bianchi alla Mancini. Certo, i due si conoscevano da ragazzini all'Eur, uno vitalisticamente proiettato verso il banditismo nero, l'altro rigoroso militante clandestino di Avanguardia nazionale (e sarà infatti condannato nel processo per la ricostruzione del movimento neofascista messo al bando nel 1976) e avranno continuato a frequentarsi nel corso dei decenni, per uno stile proprio di una comunità dal forte senso tribale. Ma credo sia difficile ipotizzare che i singoli episodi di malaffare già oggetto di specifiche inchieste giudiziarie (come la maxitangente per i filobus della Laurentina per cui Mancini è indagato o gli impicci della Parentopoli che vedono sotto inchiesta un altro fedelissimo di Alemanno, Panzironi) siano riconducibili a una unica centrale strategica in cui ha un ruolo determinante quello che una campagna di stampa pervicace ha promosso al rango di "re di Roma".

Quando si ragiona di poteri occulti e criminali è lecito anche avanzare ipotesi e lavorare sugli scenari più complessi e raffinati, però un principio elementare di rispetto delle norme giuridiche e della deontologia professionale ci impone di ricordare che Massimo Carminati è stato assolto sistematicamente da tutte le accuse più gravi, a cominciare da quella che lo vuole killer di Mino Pecorelli. Lo so, leggere i faldoni delle maxinchieste costa fatica e quindi è più comodo attenersi al senso comune, che in questi casi è soprattutto il prodotto di una fortunata operazione di marketing editoriale. A scagionare Carminati da quel delitto è proprio il suo 'amico del cuore', Maurizio Abbatino, il "Freddo" di Romanzo criminale, che si pentì per sfuggire alla vendetta della banda della Magliana: il giovane fascista, racconta il fondatore del sodalizio criminale, entrò in rapporti con noi nella tarda primavera del 1979. E Pecorelli fu ucciso qualche mese prima ...

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