NordEst, si dichiara prigioniero di guerra l'imprenditore che ha sparato al direttore di banca - <b>FascinAzione</b>

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sabato 16 febbraio 2013

NordEst, si dichiara prigioniero di guerra l'imprenditore che ha sparato al direttore di banca


(umt) Sta dividendo l'indipendentismo veneto la vicenda di Luciano Franceschi, il commerciante 54enne di Borgoricco (a fianco la foto usata per il profilo facebook) arrestato lunedì scorso per aver sparato due colpi di pistola contro il direttore della sua banca (ancora ricoverato con prognosi riservata) dopo una discussione sulla gestione del fido dell'azienda familiare, un supermercato alimentare. 
L'imprenditore voleva un ulteriore prestito a condizioni vantaggiose oltre i 300mila euro già nella sua disponibilità e al rifiuto del direttore ha tentato di inscenare un sequestro dimostrativo per imporre un "negoziato politico". I due colpi sarebbero partiti nella colluttazione  
In occasione dell'interrogatorio di garanzia, Franceschi, disconoscendo la giustizia italiana, si è dichiarato "prigioniero di guerra",  ma ha deciso di raccontare, "da pari a pari", la sua versione dei fatti al giudice: non aveva intenzione di uccidere il funzionario del Credito cooperativo di Campodarsego ma era "pronto a morire come martire della causa di liberazione del popolo veneto. Ho minacciato di morte gli impiegati della banca". 
Sulla sua bacheca il Governo veneto, una delle sigle più radicali, lancia un appello alla solidarietà e alla mobilitazione sul tema delle "sofferenze bancarie" che sta devastando il mondo della piccola imprenditoria del Nord-Est. Leonardo Facco, l'editore libertarian di Treviglio, autore di una corrosiva biografia di Umberto Bossi, "imperatore della Padania" e apologeta dell'evasione fiscale, pur prendendo le distanze propone "una riflessione sulla vicenda": "Tra le mie amicizie su Facebook scopro ora di avere Luciano Franceschi, il veneto che ha sparato ad un direttore di banca ieri. La stampa, nell'informare sul fattaccio, ha insistito sulla sua appartenenza all'indipendentismo veneto. Ora, mi arrivano mail (al giornale) di gruppi vari di indipendentisti veneti che prendono le distanze da questo signore, che non credo - a memoria - di conoscere personalmente e che ho fra le mie molte amicizie Facebook (io non chiedo mai amicizie, ma la accetto sempre quando me la chiedono). Perché ne scrivo? PERCHE' VOGLIO RIFLETTERE SU QUESTA VICENDA, in merito alla quale mi mancano, sicuramente, molte informazioni". 
Intanto qualcuno si è premurato di rimuovere il suo ultimo messaggio dalla bacheca di facebook, domenica sera, una chiamata alle armi: Siate spietati. Forse moriremo e forse diventeremo uomini liberi”. Questo appello, insieme alla dotazione con cui s'è presentato in banca per discutere della situazione del conto aziendale (il suo borsello conteneva, oltre a un basco militare, 45 proiettili calibro 7.65, un altro caricatore con 8 proiettili mentre in macchina aveva tre taniche di benzina per un totale di 35 litri) gli hanno procurato la contestazione dell'aggravante della premeditazione. Un gesto voluto e cercato quindi e non d'impeto, secondo la pubblica accusa. 
Borgoricco è un santuario dell'indipendentismo veneto. E' infatti il luogo natale di Bepin Segato, l'ideologo (morto nel 2006) dei Serenissimi che quindici anni fa, occupando il Campanile di San Marco, portarono alla ribalta il radicato microcosmo del secessionismo ultraleghista. Scontate le condanne per l'assalto al monumento, i militanti venetisti sono stati assolti dall'accusa di associazione sovversiva nel 2011, al termine di una estenuante vicenda giudiziaria. 

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